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FORTEZZA EUROPA: come la Germania vorrebbe rifinanziare il recovery plan

 

il Recovery Plan, al contrario di quanto ci vuole spacciare Conte, non è gratis, non lo è proprio per nulla. In qualche modo dovrà essere ripagato e, dato che nessuno vuole aumentare più di tanto i contributi a livello statale, è necessario fornire la Commissione di “Risorse proprie”, cioè, letteralmente, non sono altro che tasse dell’unione a carico dei suoi cittadini.

Quali sono  le forme di tassazione che sarebbero gradite ai tedeschi ed al loro ministro delle finanze Scholz? Vediamo cosa ci presenta il giornale Die Welt.

A giugno l’unica tassa approvata è stata quella per 80 centesimi al KG per la plastica non riciclata, ma , in linea di massima si sono trovati degli accordi su una tassa più elevata sul CO2 con l'”Adattamento alla frontiera”, sulla sua estensione sui trasporti marittimi ed aerei, su una tassa, molto vaga, sulle transazioni finanziarie e su una tassa sui contenuti digitali. tutto però è rimasto estremamente nel vago e  nell’incerto. Solo la plastica ha una data di scadenza precisa, il primo gennaio 2021. tutto il resto è rinviato al 2022.

Le norme di “Adeguamento alle frontiere al CO2 ” non sono altro che dazi calcolati dalla commissione sulle produzioni estere , importate nella UE, che vengono effettuate con un’alta emissione della CO2. Perchè m ricordiamo che l’Unione e la Germania in particolare, sono percorse da una vero e proprio estremismo religioso ambientalista, non giustificato nè dagli studi scientifici più recente nè dalla logica, visto che su questa posizione l’unione è letteralmente isolata nel mondo. L’adeguamento alle frontiere non sono che dazi che isolerebbero il mercato dll’Unione da quello mondiale e che, alla fine, sarebbero pagate dai consumatori finali sotto forma di maggiori prezzi sui prodotti. 

Alcuni paesi come Svezia, Paesi bassi e Finlandia, che si affidano profondamente al commercio mondiale, sono contrari a questa imposta appunto perchè isolerebbe il blocco europeo rendendolo più fragile, soprattutto unito ad un forte aumento dei costi di trasporto marittimo dovuto alla applicazione del CO2. Al contrario la Germania, che ha già delocalizzato in Cina molta della propria produzione di auto per l’estero, con questo strumento vuole creare la propria riserva industriale interna, la propria “Fortezza Europa”, come si diceva in altri momenti, che sia il mercato interno inattaccabile per la propria produzione industriale. Questo spiega molto bene il fanatismo ecologista,  a favore della propria industria.

Intanto Lussemburgo ed Irlanda si oppongono alla Digital Tax, che danneggerebbe i big tecnologici che hanno preso sede in questi paradisi fiscali. Comunque il disegno tedesco è chiaro e la Germania, che già ha imposto il Green Deal, proseguirà indefessa  su questa strada, con la scusa di finanziare il Recovery Fund. Chi pagherà tutto questo? I cittadini europei, soprattutto quelli dei paesi più poveri, che vedranno duramente tagliato il proprio potere d’acquisto. 

 


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