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Finto Made in Italy: la Ducati (VW) fa costruire i telai in Vietnam. Chiude la Verlicchi (BO). Rivediamo una storia

 

Riprendiamo la storia della Verlicchi è della Ducati, di proprietà VW, e di come la Ducati abbandonò il produttore italiano nel 2015.

Per un pugno, anzi un pugnetto, di dollari, la Ducati fa chiudere un’antica realtà della motociclistica bolognese. La Verlicchi, gloriosa azienda bolognese produttrice di telai chiude. Dopo aver perso l’appalto per la fornitura dei telai della Scrambler, realizzato in Vietnam con maschere italiane, l’azienda bolognese ha perso l’appalto pr la realizzazione della Multistrada. L’offerta della Verlicchi per un telaio non verniciato era di 70 dollari a pezzo, mentre quello dell’azienda vietnamita è stato di ben 7 (sette) dollari più basso . In totale, per circa 10 mila pezzi, la Ducati risparmierà circa 70 mila dollari annui, circa il valore di tre moto. Naturalmente tutto questo al lordo  dei viaggi dei dirigenti in Vietnam per verificare le qualità del produttore e le sue tecniche costruttive, che sicuramente all’azienda di Borgo Panigale saranno costati nulla (???), mentre per andare a discutere il contratto ed a fare le relative verifiche alla Verlicchi sarebbe bastato prendere un motorino, neanche una moto. Invece, con una scelta veramente poco lungimirante, si distrugge un fattore critico di successo storico per esternalizzarlo e distruggerlo, salvo che domani questa società Vietnamita potrebbe costruire telai per i concorrenti Ducati, magari utilizzando il know how ottenuto dalla società del gruppo VolksWagen.

Come fa notare Motociclismo siamo tutti più poveri, perchè si disperderanno capacità e conoscenze, ed il Governo dovrebbe intervenire anche a tutela di questo made in Italy, magari modificando le norme del Made in Italy, ma anche delle immatricolazioni, per favorire il più possibile i piccoli produttori artigianali ed il mantenimento e lo sviluppo delle conoscenze tecniche . Inoltre nei contributi MISE bisogna considerare maggiormente la ricaduta locale di eventuali nuove aziende: la Honda quando si installò in Val di Sangro fece anche grossi investimenti umani per creare un indotto di qualità, indicatore di una volontà di effettuare una localizzazione permanente, non occasionale. Honda ha creduto nell’Italia, l’esatto contrario di quanto fatto la Ducati. Dovremmo ricordarcelo tutti.

 


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