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FINANZA: IL PROBLEMA E’ CHE RENZI SE NE SIA ANDATO? ASSOLUTAMENTE NO, E’ LA TURCHIA.

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Come sappiamo tutti, il No ha vinto e Renzi ha promesso di dare le dimissioni, alle quali seguirà un periodo di quarantena per recuperare un po’ di prestigio. Ci occuperemo di tutto questo in un diverso articolo.

Una dei vari mezzi di pressione del governo sugli italiani era stato che “Aprés moi le deluge”, alla bocciatura del governo sarebbe seguito uno tsunami finanziario, con il Financial Times che prevedeva crack bancari e fine dell’euro.

In questo caso la borsa dovrebbe essere crollata . Invece…

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FTSE Mib ha avuto un calo sensibile in apertura, poi riassorbito, ed ha chiuso con un -0,21%. Più colpiti i bancari, però ordinaria amministrazione.

E lo spread ? è esploso ?

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Lo spread è rimasto nella normalità dell’ultimo mese. Anche in questo caso c’è stata una leggera punta mattutina poi riassorbita in un 165 bp, molto al di sotto dei 190 degli scorsi giorni.

E l’Euro ?

Vediamo euro / dollaro  ad una settimana.

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L’euro si è leggermente indebolito, ma nulla di straordinario ed una punto inferiore a quella vista per l’elezione di Trump

Alla fine Renzi, nonostante quello che lui pensasse di se stesso, è ininfluente. I problemi dell’economia italiana sono troppo grandi e troppo profondi per poter essere risolti da una politica di mancette come la sua, ottima per governare le province, pessima per governare uno stato. Per risollevare la nostra economia ci vorrebbero decisioni radicali e profonde, che nessuno dei personaggi di governo è in grado di prendere. La sua presenza, o assenza, è ininfluente.

Invece problemi vengono da un’area del mediterraneo più delicata: la Turchia.

Dal fallito colpo di stato, trasformatosi in un funzionante golpe di governo , la lira turca si è sempre indebolita, come possiamo vedere in questo grafico che la mette in confronto con un gruppo di valute mondiali, preso da Zerohedge.

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Ora il Sultano per frenare questo indebolimento ha avuto un’idea geniale: obbligare le istituzioni, ed “Invitare” i privati a convertire i propri depositi in dollari in depositi in lire turche… Insomma una sorta di conversione forzosa, che comunque non è servita ad invertire la svalutazione.

Normalmente le banche centrali combattono l’eccessiva svalutazione con l’aumento dei tassi di interessi, e questo metodo è stato seguito anche dalla Banca Centrale Turca.

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Questa ha provveduto ad aumentare i tassi di interesse di mezzo punto nell’ultima settimana, nel tentativo di sostenere la Lira. Però questa campagna va contro i desiderata del Sultano. Infatti Erdogan vuole tassi di interessi bassi, anzi è scandalizzato dalla differenza fra i tassi del paese del Bosforo e quelli dei principali paesi europei, che ne sono una frazione. Per ora la Banca Centrale di Ankara si è mantenuta indipendente, ma non contiamo troppo le rimanga in futuro. A quel punto i soldi dei nostri amici turchi saranno nelle mani del loro sultano.

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