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Elogio dell’evasore fiscale

di Giovanni Lazzaretti
29.02.2016

Facciamo alcune premesse:

1) La contraffazione di Euro è reato, e va punita.

2) Il monopolio dell’emissione monetaria consegnata dagli Stati alle banche private è un metodo anacronistico, da superare: la finanza, che dovrebbe essere a servizio del lavoro, con questo metodo diventa padrona e destabilizza l’economia.

3) Non è possibile cambiare il sistema in tempi brevi; è quindi necessario il “falsario legale”: metodi alternativi di emissione, fuori dal circuito bancario.

Personaggi come Tanlongo o Alves Reis non hanno atteso il 1971 (1) per capire che la moneta è pura convenzione: non servono riserve auree a supporto, basta farla circolare.

Sintetizzo da Wikipedia: «Alves Reis si arricchì rapidamente investendo le banconote (2) in attività finanziarie in Angola e, paradossalmente, stimolò in senso positivo l’economia». Non c’è niente di “paradossale”: l’economia era asfittica perché le banconote non giungevano al mondo del lavoro; l’arrivo di nuova moneta, pur nata con metodi truffaldini, mise in moto risorse lavorative intorpidite dalla mancanza di denaro.

Wikipedia ripete poi il mantra «l’immissione dell’ingente quantitativo di denaro operata attraverso la truffa alimentò nel paese il processo di inflazione». In Portogallo la sterlina valeva 7,50 réis nel 1919 e 127,40 réis nel 1924 (3), con inflazione superiore al 40%.
Devastante, ma anteriore alla truffa di Alves Reis. Dal 1925 iniziò invece il periodo di stabilità.

Luoghi comuni. Che abbondano anche quando si parla di evasione fiscale.

***

“Tot miliardi di euro saranno recuperati dalla lotta all’evasione fiscale”. Uffa. Nell’anno del record (2014) le attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate hanno incassato 8 miliardi di Euro. Considerato che gli interessi passivi annui sono 80 miliardi, l’intervento di recupero fiscale, importante, non sarà mai risolutivo. Il problema per l’Erario non è tanto l’evasione fiscale, ma piuttosto “quanto riesco a incassare rispetto alle previsioni”.

Prendete la F.C.A. N.V. azienda italo-statunitense di diritto olandese con domicilio fiscale nel Regno Unito. E’ la nostra vecchia Fiat, per intenderci. “La sede olandese e il domicilio fiscale a Londra permettono risparmi fiscali ai soci” (il Sole24ore), quindi i “risparmi fiscali ai soci” equivalgono a soldi persi dall’Erario italiano. Tutto legale. Ma il bottegaio Filippo, che non può avere domicilio fiscale a Londra, si trova con la pressione fiscale aumentata.

Poi c’è il “gira gira”: banche speciali studiano la fiscalità degli Stati e trovano metodi per creare liquidità extra per le grandi aziende. Ad esempio: «Create una ditta in Slovenia; fatele acquistare un’azienda fallita in Italia; date macchinari e capannoni in leasing a un’altra ditta in Spagna; fate fondere l’azienda slovena con quella spagnola; avrete alla fine un grosso vantaggio fiscale». Affastello queste parole a casaccio, solo per far capire il metodo. Tutto è regolare: non puoi vietare di aprire società, acquistare ditte fallite, dare beni in leasing. Ma l’idraulico Fiorenzo, che non sa nemmeno distinguere tra Slovenia e Slovacchia, si troverà la pressione fiscale aumentata.

Ci sono anche i paradisi fiscali, per non pagare tasse, e non solo. Ad esempio la società Valle Emersa vuol far figurare 30.000 dollari di partecipazioni attive alla Dunstone (scatola vuota con sede alle Cayman) che raccoglie in realtà 750.000 dollari di suoi debiti. Paga un revisore che certifica il falso bilancio Dunstone. Per scoprire il marchingegno bisogna andare fisicamente alle Cayman; ma i budget dei controllori sono ridotti e nessuno andrà a verificare. Comunque, tranquilli, non sono fatti reali: ho preso l’episodio da un romanzo. Certe cose vere si possono raccontare solo nei romanzi.

Ci sono infine sofisticate tecniche di elusione fiscale.

Nessuno di noi ha accesso a queste possibilità. L’Italia è fatta di dipendenti, di piccole partite Iva, di piccole ditte. Scegliere la residenza fiscale, giocare al gira gira, servirsi delle Cayman, fare elusione spinta, comporta investimenti, grosse parcelle a professionisti. Devi avere quindi un patrimonio abbondante. Ossia devi essere un rentier, che lucra anche sugli interessi passivi.

Fissiamo il primo punto: l’area della grande perdita per l’Erario è gestita da una casta molto ridotta, ed è la medesima casta che lucra dallo Stato gli interessi passivi. La stragrande maggioranza degli italiani può solo subire: altissima pressione fiscale, stress delle indagini dell’Agenzia delle Entrate, interessi passivi (tassa occulta del 15%), calo dei servizi per rendere il debito “sostenibile”.

“Evasione fiscale”: la mente va allo scontrino non battuto o alla fattura non emessa. Ma sono briciole. Reati, certamente. Punibili, certamente. Ma non facciamone il vertice dei nostri pensieri e della salvezza dell’Italia.

Conoscete Sempronio, mendicante a Piazza San Pietro? Si avvicina e chiede se potete dargli un centesimino. Se non rispondete, dice con aria sconsolata «Un tempo la gente era garbata, rispondeva alle domande». Gli date qualcosa, e non sarà un centesimino. Questo omino può prendere 50 euro al giorno, 18.250 euro in un anno, ed è un evasore totale.

Pensate che porti danno all’Erario? Certamente no, porta un beneficio. Raccoglie infatti Euro superflui dai passanti e con quelli mangia, paga bollette, compra medicine, lava i vestiti (l’omino del centesimino è ordinato). Forse mantiene sua mamma a casa. Ognuno dei 18.250 euro va a un’attività economica, che a sua volta alimenta l’Erario.

E se i 18.250 euro fossero il reddito di una piccola bottega? Se il padrone non batte lo scontrino, fa un danno? Commette un reato, ma non fa un danno: salva l’azienda, evitando così che in Italia ci sia una famiglia povera in più, e riversa il suo “risparmio fiscale” nell’economia, spendendo. Non è come il risparmio fiscale della F.C.A., perfettamente legale, che va però ai soci e quindi entra nel calderone della finanza.

Fissiamo il secondo punto: l’evasione fiscale di una persona che usa i soldi per vivere è certamente reato, potete anche giudicarla immorale, ma non produce danno allo Stato.

Ultimo punto. Se lo Stato avesse una pressione fiscale del 100%, come lo giudichereste? Stato totalitario schiavista. Col 99% 98% 97%… sarebbe la stessa cosa. Scendendo si arriva a percentuali di pressione fiscale da “zona grigia”: percentuali sostenibili da alcuni (se hai un netto in busta da 5.000 euro, chi se ne frega della pressione fiscale), insostenibili per altri (rimane il reato, ma cessa l’immoralità dell’atto: far campare la famiglia prevale sull’interesse dello Stato).

Quindi stiamo attenti: combattere l’evasione va bene, ma farne un mito è un male. Ci fa dimenticare che i danni più grossi all’Erario avvengono nella piena legalità, e ci fa dimenticare che la casta dei “grandi” beve dall’Erario e beve anche dal debito.

 

Giovanni Lazzaretti
giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

(1) Dichiarazione di Nixon sulla non convertibilità dei dollari in oro.

(2) Soldi falsi (nel senso di “non emessi dalla Banca del Portogallo”) ma veri (perché stampati dalla stessa ditta utilizzata dalla Banca del Portogallo).

(3) José H. Saraiva “Storia del Portogallo”, pag.312, books.google.it


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