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DUBBI SUI SUCCESSI DEL M5S

 

Tra successi ed insuccessi, tra europee e politiche, le ipotesi sono quattro

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A ragione o a torto, gli italiani reputano che le europee siano elezioni senza importanza reale. Quasi un’indagine demoscopica. E pensano dunque d’avere la possibilità di manifestare la propria opinione politica senza la preoccupazione di “sprecare il proprio voto”. Fra l’altro questo pericolo effettivamente non esiste: infatti in queste elezioni vige il sistema proporzionale. I sondaggi comunque prevedono che il M5S potrebbe sorpassare Forza Italia e affermarsi come secondo partito.

La cosa non avrebbe effetto sulla politica nazionale, ma psicologicamente il botto sarebbe enorme. Si sprecherebbero ettolitri di saliva per commentarlo. E fra gli altri interrogativi bisognerebbe rispondere a questo: il successo sarebbe profittevole, per il M5S? Infatti quel risultato potrebbe cambiare il modo in cui il partito è percepito dall’elettorato, e ciò potrebbe avere peso quando si tratterà di determinare chi deve governare il Paese. Alle politiche il voto di mera protesta sarà meno probabile. In quel caso non si voterà soltanto per manifestare il proprio malumore e per conseguenza il voto per Beppe Grillo potrebbe non essere confermato.

Nei lunghi anni del “pericolo comunista”, la Democrazia Cristiana, partito che a tanti risultava insopportabile a partire dal nome ipocrita, era vista come un sicuro argine contro il Pci. Personalmente, pur avendo sempre votato per il Partito Liberale, quando nel 1976 si temette che veramente l’Italia fosse consegnata ai rappresentanti di Mosca, raccolsi l’invito di Montanelli, mi turai il naso e votai Dc, per l’unica volta. Il voto per il Pli rappresentava l’espressione delle mie idee politiche, quello per la Dc l’istinto di sopravvivenza.

Ora, col M5S, si ha il fenomeno inverso a quello della Dc. Votando per gli amici di Grillo si esprime la propria protesta, la propria esasperazione, la voglia di buttar giù tutto. Poi, nel momento in cui si voterà per le politiche, ragionevolmente ci si chiederà: dopo aver distrutto tutto staremo meglio?  In questo senso può dirsi che forse il successo del comico nel 2013 è dipeso dal fatto che nessuno immaginava il risultato che poi si è avuto. Cioè che il voto avesse un peso determinante nella composizione del Parlamento.

E qui si aprono le scommesse. Il M5S avrà o no un notevole successo, a fine maggio? Il risultato gli sarà utile o nocivo? Come si vede, per le future elezioni politiche le ipotesi sono quattro e andranno esaminate separatamente.

Di solito, “nothing succeeds like success”, il successo crea ulteriore successo. Se qualcuno ha votato per Grillo per ottenere ciò che egli promette, potrebbe essere incoraggiato dal successo a votarlo ancor più convintamente alle politiche per dargli la possibilità concreta di passare all’azione. In questo caso il Movimento potrebbe persino sorpassare il Pd.

Se viceversa il voto per Grillo è stato soltanto un voto di protesta, il successo alle europee potrebbe suonare come un campanello d’allarme. “Veramente vogliamo che questi dilettanti governino il Paese? Vogliamo togliere il volante dalle mani degli esperti guidatori per passarlo a gente che ha ancora il ”foglio rosa?” Grillo potrebbe avere una notevole delusione.

Se al contrario i sondaggi non fossero confermati, e le previsioni di successo del M5S alle europee non si avverassero, un brutto risultato potrebbe in futuro incoraggiare a votare per il M5S: si potrebbe esprimere la propria irritazione senza correre rischi. Ma si potrebbe anche avere la reazione opposta: l’insuccesso potrebbe far pensare che quel partito non rischia né di andare al potere né di costituire una valida protesta.

E tuttavia, al di là di queste ipotesi, c’è una considerazione interessante riguardante la possibile azione di un governo a guida M5S. Considerando quanto gli italiani siano insoddisfatti, ed anche esasperati dall’interminabile crisi in cui siamo immersi, l’idea di un grande, radicale cambiamento potrebbe suscitare molte speranze. Ma proprio in questi mesi è come se questa esperienza fosse stata già fatta. È come se Grillo fosse già andato al governo. Matteo Renzi infatti emotivamente è un suo clone. Gli somiglia nella superficialità, nell’audacia, nella demagogia e soprattutto nella volontà di innovare travolgendo gli ostacoli.

E l’inconcludenza dei risultati è indicativa delle reali possibilità. O i cambiamenti ipotizzati sarebbero eccellenti ma gli esperti, i consiglieri, i collaboratori e i “poteri forti” hanno avuto la forza di bloccarli; oppure essi sono talmente nocivi che per fortuna quelle stesse figure li hanno scoraggiati e azzerati. Ed è questo il punto: anche un governo dei pentastellati andrebbe a sbattere contro uno di questi muri.

Il cambiamento ci sarebbe tirando giù tutto, uscendo dall’UE, dichiarando il fallimento dell’Italia e ripartendo da zero. Se qualcuno reputa che questa sia la soluzione, s’accomodi.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

6 maggio 2014

 

 

 

 

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