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Draghi: siamo lontani dalla normalizzazione delle politiche monetarie. Lo saremo mai? I intanto Trump è FURIOSO

 

 

Questa settimana erano state lasciate filtrare  le previsioni sul l’inflazione che abbiamo già pubblicato e che sono drammatiche. Le previsioni sono per un 1,1% in Eurozona contro il 2% obiettivo della BCE, che comunque si sarebbe accontentata anche di un 1,8%

In questa situazione il Discorso di Mario Draghi non poteva che rivolgersi verso una politica attiva di carattere espansivo. Le parole del Presidente sono state chiare:

  • Sono peggiorate le prospettive economiche;
  • Sono peggiorate le prospettive inflazionistiche;
  • Quindi è necessario un cambiamento delle politiche monetarie della Banca Centrale.

“No si può andare ad una normalizzazione della politica monetaria senza una normalizzazione dell’economia”, parole semplici e di buon senso. Ci chiediamo se un suo successore, più rigido e meno culturalmente spregiudicato avrebbe il coraggio di fare le stesse affermazioni, soprattutto se fosse un proconsole tedesco.

Le modalità di intervento possono essere su vari fronti, come abbiamo detto ieri: QE, cioè acquisto dei titoli di stato e privati europei, le cui modalità devono però cambiare rispetto al passato, abbassamento dei tassi già negativi, però da rimodulare affinché non abbia risultati opposti al desiderato, e operazioni di finanziamento diretto come il TLTRO. In settimana il board si riunirà per decidere la strategia.

Le reazioni più forti si sono avute dai mercati e da Trump. Sul primo fronte basti dire che le borse europee sono cresciute dell’ordine del 2%, mente I tassi sul BTP sono calati di oltre 8%, sfiorando il 2% reale. I bund tedeschi sono calati del 32% in senso relativo, 10 pb in senso assoluto, toccando un rendimento NEGATIVO del 0,32%. Chiaro che un QE quasi azzererebbe I titoli tedeschi circolanti sul mercato, situazione paradossale. Comunque la giornata odierna dovrebbe essere messa in evidenza per l’utilità di chi afferma che è il mercato, e non la banca centrale, a decidere il rendimento dei titoli di stato: è bastato un annuncio, neanche un’azione diretta, ed è avvenuta una carneficina.

Trump invece ha preso la mossa della BCE, accusata di fare concorrenza sleale sul prezzo.

A questo tweet ne sono seguiti almeno altri tre sullo stesso tono, segno che la polemica non è di pronto esaurimento. Da un lato Trump manda un segnale preciso a Powell (FED) di seguire LA POLITICA DELLA BCE, ma dall’altro lato non mi stupirei se questa polemica, in parte giusta, sulla debolezza forzata dell’euro non fosse preparatoria all’impostazione di dazi commerciali verso la UE, dopo i recenti annunciato all’India.


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