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DRAGHI: LE PREVISIONI SONO SEMPRE PEGGIORI, CI SARA’ LO STIMOLO, ma intanto ancora non c’è

 

Draghi presenta la situazione economica e rafforza le probabilità di un ribasso dei tassi a settembre e presenta anche le principali difficoltà dell’economia europea, ma per ora, sul tema operativo , nessuna novità.

Il Presidente ha ammesso che le previsioni economiche “Stanno facendosi peggiori e peggiori”. “Sta diventando sempre peggio per il settore manifatturiero, e soprattutto sta diventando negativo nei paesi in cui l’industria è importante”.

Naturalmente l’occupazione è ancora positiva, e questo rende difficile capire, a breve, questo pessimismo, ma è ragionevole perchè una politica economica dovrebbe essere pronta a governare le difficoltà anticipandole, non aspettare di rimediare ai disastri come dovette fare la BCE con il “Whatever it takes”. Le misure che saranno, o potrebbero essere,  applicate a settembre  le avevamo già previste:

  • riduzione dei tassi dello 0,10%;
  • tiering dei tassi negativi, in modo da non pesare eccessivamente sui costi del sistema bancario;
  • una nuova campagna di QE , di cui si stanno definendo gli obiettivi.

Questi annunci hanno avuto come risultato il far cadere ancora più in terreno negativo i rendimenti del BUND, salvo poi vederli rimbalzare:

Anche i BTP hanno avuto un andamento simile, toccando un 1,38%per poi rimbalzare. sopra lo 1,5% . Perchè questo andamento? IMHO i motivi sono due:

  • il mercato era a conoscenza di queste mosse già dai giorni scorsi per cui l’effetto era stato già ampiamente scontato;
  • sia la FED che la BCE fanno annunci, ma non fanno dei fatti. Ormai è oltre un mese che si parla ampiamente del ribasso, ma per ora sono solo parole, e pochi atti. Il mercato vuole vedere dei fatti, che qualcuno inizi ad abbassare i tassi.

Ricordiamo che poi Draghi ha parlato anche degli obiettivi inflazionistici, affermando che la bassa inflazione è il vero nemico e parlando del famoso obiettivo inflazionistico simmetrico, che permetterebbe di avere l’inflazione ad  di sopra del 2% per compensare quella inferiore precedente, ha fatto capire che può essere uno strumento, anche se Wiedmann si è deto contrario.

Però promettere e non mantenere rischia di isolare la BCE: la FED si attende abbassi i tassi, la Turchia lo ha hatto e perfino l’Austrlia ha annunciato una politica monetaria rilassata. Adeguarsi ai tedeschi rischia di rivalutare l’euro sul dollaro, cosa che farebbe giorie Trump, ma molto meno la manifattura europea. Lo capirà Weidmann

 

 


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