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Dostoevskij già descriveva bene i tedeschi nell’ottocento… Attuale ancora oggi. DA LEGGERE

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Un caro amico , dalla profonda cultura, mi ha inviato questa descrizione di come i tedeschi intendono e generano la ricchezza secondo
 Fedor Michajlov Dostoevskij , così come l’autore li descrisse ne “il Giocatore”. Un pezzo di letteratura attualissimo.
“Il metodo tedesco di accumulare ricchezze [ …]ovunque, in ogni casa, hanno il loro Vater [Padre, n.d.t.], terribilmente virtuoso e insolitamente onesto. Onesto a tal punto che il solo avvicinarlo mette paura [….] Ognuno di questi Vater ha la sua famiglia, e la sera tutti loro leggono ad alta voce libri istruttivi. Sulla casetta stormiscono olmi e castagni. Il tramonto del sole, la cicogna sul tetto, tutto è così straordinariamente poetico e commovente.
[….] Bene, ogni famiglia di questo tipo qui è tenuta dal Vater in stato di schiavitù e di sottomissione. Tutti lavorano come buoi e tutti accumulano quattrini come giudei. Supponiamo che il Vater abbia già messo insieme un bel gruzzolo di gulden e faccia conto sul figlio maggiore per lasciargli l’attività o il pezzetto di terra; per questo motivo non daranno la dote alla figlia e questa resterà zitella. Per lo stesso motivo venderanno il figlio minore come servo o come soldato e aggiungeranno il ricavato al capitale domestico. E’ tutto vero, qui si fa così; mi sono informato. E tutto questo lo si fa soltanto in nome dell’onestà, di un’onestà esasperata, al punto che lo stesso figlio minore crederà di essere stato venduto solo ed esclusivamente in nome dell’onestà: e la situazione è veramente ideale, quando è la stessa vittima a rallegrarsi del fatto che la stiano trascinando all’olocausto.
Volete saperne un’altra? C’è che anche per il figlio maggiore le cose non vanno meglio: ha una certa Amalchen, con la quale si è sentimentalmente unito, ma i due non possono sposarsi, perché non sono stati ancora accumulati gulden a sufficienza. E così anche loro aspettano con sincera morigeratezza e vanno all’olocausto con il sorriso sulle labbra. Intanto le gote di Amalchen si sono avvizzite; la ragazza sfiorisce. Finalmente,vent’anni più tardi, il patrimonio si è moltiplicato; i gulden sono stati accumulati onestamente e virtuosamente. Il Vater concede la sua benedizione al quarantenne primogenito e alla trentacinquenne Amalchen, dal petto avvizzito e dal naso rosso…Intanto piange, legge i suoi libri di morale e muore.
Il primogenito si trasforma a sua volta in un virtuoso Vater , e ricomincia la medesima storia. E così in capo a cinquanta o sessant’anni, il nipote del primo Vater avrà sicuramente messo insieme un capitale considerevole e lo lascerà a suo figlio, e questi ancora al suo, infine, dopo cinque o sei generazioni, spunterà il barone Rotschild in persona oppure la ditta Hoppe e soci o il diavolo sa chi.
Allora, non è forse un magnifico spettacolo? Un lavoro ereditario di cento o duecento anni, pazienza, intelligenza, onestà, carattere, fermezza, una cicogna sul tetto!
Che volete di più? Non c’è nulla di più elevato e così essi cominciano a giudicare il mondo dal loro punto di vista e a giustiziare immediatamente i colpevoli, vale a dire coloro che non sono simili a loro sia pure per un dettaglio. [….]

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