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Doppio terremoto da Record devasta il Venezuela: Carfacas in ginocchio, anche gli USA pronti a inviare aiuti

Un doppio sisma storico di magnitudo 7.5 sbriciola Caracas. Danni incalcolabili e rischio di decine di migliaia di vittime secondo l’USGS. Gli USA pronti a intervenire in un Paese già sull’orlo del baratro economico: inizia una nuova era?

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Un evento sismico di proporzioni storiche ha letteralmente scosso dalle fondamenta il Venezuela. Nella serata di mercoledì 24 giugno, un doppio terremoto di magnitudo eccezionale ha colpito il Paese, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che la capitale, Caracas, non vedeva da oltre un secolo.

La dinamica è da manuale di sismologia per la sua rarità e violenza. Un primo sisma di magnitudo 7.1 ha colpito a circa 160 chilometri a ovest di Caracas. Soltanto un minuto dopo, una seconda, mostruosa scossa di magnitudo 7.5 si è abbattuta a pochissima distanza.

L’USGS, l’istituto geologico degli Stati Uniti, ha emesso un allarme rosso. Non si tratta solo di freddi numeri: un “allarme rosso” implica la quasi certezza di perdite umane massicce e danni strutturali su vasta scala. Le prime stime del modello geologico, agghiaccianti, parlano di potenziali vittime tra le 10.000 e le 100.000 unità.

La situazione sul campo: un Paese in frantumi

Le immagini che filtrano in queste ore, nonostante le reti cellulari siano collassate in gran parte del Paese, mostrano interi condomini ridotti in macerie nel quartiere residenziale di Palos Grandes a Caracas. Il tetto dell’aeroporto internazionale di Maiquetia ha ceduto in più punti, seminando il panico. Le squadre di soccorso scavano a mani nude, mentre il bilancio ufficiale iniziale del governo, per voce della Presidente Delcy Rodriguez, parla di 32 morti e 700 feriti; un numero che purtroppo appare destinato a salire drasticamente.

Per trovare un precedente simile bisogna risalire al 26 marzo 1812, quando un altro “doppio colpo” sismico rase al suolo la capitale causando decine di migliaia di vittime. Ironia della sorte, l’attuale tragedia si è consumata proprio durante il Giorno della Battaglia di Carabobo, la festa nazionale per l’indipendenza dalla Spagna.

  • Scossa 1: Magnitudo 7.1
  • Scossa 2: Magnitudo 7.5
  • Intervallo: 1 minuto

Il Venezuela affronta da tempo un’inflazione galoppante e continui blackout. L’USGS stima i danni economici diretti tra il 2% e il 20% del PIL nazionale. Un’enormità per uno Stato senza riserve liquide e con margini di manovra fiscale del tutto azzerati.

Il settore energetico, vera spina dorsale dell’economia venezuelana, sembra aver retto il primo urto. Le grandi raffinerie di Paraguaná e Puerto La Cruz operano regolarmente e il terminale di Jose è intatto. Tuttavia, i filmati mostrano danni significativi a un impianto petrolchimico chiave. Il Paese dovrà ora affrontare un piano di ricostruzione strutturale immensamente costoso. Le reti elettriche dovranno essere quasi interamente ripensate e l’emergenza abitativa esploderà, richiedendo cantieri su scala nazionale. In questo scenario, l’industria petrolifera da sola non basterà a generare i capitali necessari.

La geopolitica del disastro: l’asse Washington-Caracas

Il Presidente Trump ha immediatamente offerto supporto logistico ed emergenziale, dichiarando gli USA “pronti, disposti e capaci di aiutare”. Un’offerta di solidarietà formale che Delcy Rodriguez ha accolto pubblicamente con profonda gratitudine. Ovviamente anche i paesi europei invieranno i propri aiuti quanto prima. Anche i paesi sud americani, dal Cile a Panama, hanno promesso aiuti.

Questo scambio istituzionale assume contorni particolari se si osserva il quadro politico di fondo. Lo scorso gennaio, una massiccia operazione statunitense ha portato all’arresto dell’ex leader Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, i quali, attualmente detenuti in un carcere federale a Brooklyn, hanno diffuso un messaggio in cui chiedono “massima unità”.

Questa è l’occasione per gli USA, e non solo, di dimostrare che il riallineamento del Paese dopo la cattura di Madura ha adei lati positivi, a partire dalla solidarietà diretta e immediata. Il Venezuela è in ginocchio, vedremo se lo aiuteranno a rialzarsi.

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