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Disney, la “cura” del nuovo CEO D’Amaro inizia dai tagli: in arrivo 1.000 licenziamenti
Il colosso dell’intrattenimento prepara 1.000 esuberi nel marketing. Le sfide del nuovo CEO D’Amaro per contrastare i bassi margini dello streaming e risollevare un titolo in borsa fermo a dieci anni fa.

Il nuovo amministratore delegato di Disney, Josh D’Amaro, ha preso le redini dell’azienda da appena un mese, ma la sua prima mossa di rilievo ha un sapore antico e classico per Wall Street: una robusta tornata di licenziamenti, come riporta il Wall Street Journal. Secondo fonti vicine al dossier, il colosso dell’intrattenimento si prepara a tagliare fino a 1.000 posizioni nelle prossime settimane, colpendo in particolare il dipartimento marketing, recentemente oggetto di un profondo consolidamento interno.
Dietro questa manovra non c’è solo la classica “razionalizzazione” del nuovo management, ma si cela una crisi strutturale che sta investendo l’intera Hollywood. Le major stanno cercando faticosamente di adattarsi a una realtà economica mutata, in cui i margini di profitto dello streaming sono nettamente inferiori rispetto a quelli un tempo garantiti dalla cara, vecchia televisione via cavo o tradizionale. A questo quadro si aggiungono un botteghino in affanno e la concorrenza spietata di giganti tecnologici con disponibilità liquide pressoché illimitate, come Amazon e YouTube. L’obiettivo formale, secondo il management, è liberare risorse da reinvestire nei settori digitali con maggiore potenziale di crescita, ma intanto si taglia.
Queste scelte non sono una novità a Burbank. Dalla fine del 2022, con il ritorno dell’ex CEO Bob Iger per gestire la precedente crisi, Disney ha già lasciato a casa oltre 8.000 dipendenti. I nuovi licenziamenti erano in cantiere prima ancora dell’insediamento di D’Amaro, ma toccherà a lui gestirne l’impatto sul morale aziendale.
I numeri e la direzione della ristrutturazione
Alla fine dell’anno fiscale 2025, Disney contava 231.000 dipendenti. È interessante notare come l’azienda sia ormai, di fatto, un colosso immobiliare e turistico prestato all’intrattenimento. La scure si sta infatti abbattendo quasi esclusivamente sulle divisioni Entertainment, ESPN e sulle operazioni corporate. Quello che un tempo era il settore trainante, i media e le produzioni TV, si è trasformato in un peso morto. Al contrario i costosi, ma unici, parchi non sono toccati.
| Parametro Aziendale | Dati (Fine 2025) / Dettagli |
| Forza lavoro totale | 231.000 dipendenti |
| Settore “Experiences” (Parchi/Prodotti) | ~80% della forza lavoro |
| Settori colpiti dai tagli | Entertainment, ESPN, Marketing, Corporate |
| Licenziamenti pregressi (dal 2022) | Oltre 8.000 unità |
| Nuovi esuberi previsti | Fino a 1.000 unità |
La riorganizzazione in corso, supportata dalle immancabili e costose consulenze di Bain & Co., si muove su direttrici ben precise:
- Progetto Imagine: Una massiccia riorganizzazione del marketing, ora unificato sotto la guida del Chief Marketing Officer Asad Ayaz. Lo scopo è ridurre le spese e coordinare le campagne tra intrattenimento, parchi e sport.
- Razionalizzazione dello streaming: L’integrazione degli staff tecnici e creativi di Disney+ e Hulu, in parallelo alla complessa fusione dei due marchi in un’unica applicazione.
- Sinergie interne: L’obiettivo dichiarato da D’Amaro è far dialogare le varie divisioni in modo più rapido ed efficiente. Un mantra aziendale standard che spesso, purtroppo, si traduce semplicemente in minori posti di lavoro.
Il problema di fondo dell’azienda, tuttavia, non si risolve esclusivamente contraendo l’offerta lavorativa e tagliando i costi, ma stimolando una domanda di intrattenimento che appare fiaccata, trovando un modello di business realmente sostenibile. I Franchinse acquistati a peso d’oro ma Lucasfilm e Marvel non producono quasi mai nulla di redditizio, al di fuori dei parchi, ma la parte creativa, che dovebbe rilanciarli, è ancora troppo debole per creare dei sostituti, e l’uso esteso della AI non sembra aver migliorato le cose.
La contrazione della spesa interna non genera profitti sul lungo periodo. La borsa, per ora, osserva con freddezza: le azioni Disney valgono circa la metà rispetto ai massimi toccati nel 2021, e attualmente vengono scambiate a livelli simili a quelli di un decennio fa. D’Amaro dovrà dimostrare che la sua gestione sa creare valore reale, non solo efficientare i bilanci a uso e consumo degli azionisti nel breve termine.








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