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Disastro Italia: l’Istat conferma quello che vi diciamo da mesi. Stagflazione in attesa della crisi perfetta

Non avrei neanche voglia si scrivere questo pezzo, perché ho parlato di quello che sarebbe successo talmente tante volte nei mesi scorsi che ne ho la nausea. Però questa volta l’ISTAT, bontà sua, con i suoi calmi tempi, ci fornisce i dati ufficiali.

Il PIL cala dello 0,2% nel primo trimestre 2022, sulla base delle prima stime:

Industria e servizi giù, agricoltura su, in una situazione che ricorda la deindustrializzazione. Del resto i consumi interni crescono di peso, ma cala quello dell’estero. Ci si de-globalizza a grande velocità.

I costi energetici si sono fatti sentire sull’inflazione al consumo. questa ha avuto un leggero calo rispetto a marzo, ma solo perché i prezzi alle stelle stanno distruggendo la domanda non essenziale, deprimendo i prezzi.

Il tasso di inflazione annuo in Italia è sceso al 6,2 per cento nell’aprile del 2022 dal massimo del 6,5 per cento del mese precedente, leggermente al di sotto delle aspettative del mercato del 6,3 per cento, secondo le stime preliminari. Pur rimanendo ben al di sopra dell’obiettivo della BCE, è stato il primo calo dell’inflazione da settembre del 2020. L’incremento dei costi energetici sono calati leggermente (42,4 per cento contro 50,9 per cento di marzo), sia per il mercato regolamentato ( 71,4 per cento contro 94,6 per cento) e non regolamentati (31,7 per cento contro 36,4 per cento). In decelerazione anche i prezzi dei servizi ricreativi e culturali (2,4 per cento contro 3,3 per cento) per la distruzione della domanda voluttuaria in corso. D’altra parte, i costi hanno continuato a crescere per cibo e bevande analcoliche (6,8 per cento contro 5,8 per cento). Il tasso annuo di inflazione in senso stretto, che esclude l’energia e gli alimenti non trasformati, è salito al 2,5% dall’1,9%. Del resto sarebbe incredibile che l’industria non trasmettesse al consumo l’incremento dei costi.

Proprio l’industria vede di fronte a se il dramma dei costi energetici esplosi. A marzo 2022, rispetto al mese precedente, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 4,0%. Sul mercato interno i prezzi alla produzione sono aumentati del 4,7%, sul mercato non domestico sono aumentati dell’1,7%. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 12,7%. A marzo 2022, rispetto allo stesso mese di un anno fa, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 36,9%.

A marzo 2022 i prezzi alla produzione da costruzione di edifici residenziali e non residenziali sono aumentati del 2,8% su base mensile e del 9,0% su base annua. Sarà interessante vedere quante società di costruzione salteranno perché non riescono a passare al dettagli l’aumento dei costi.

Prezzi alle stelle distruzione della domanda non essenziale, distruzione dei margini di produzione, decrescita infelice, anzi francamente incazzata. Siamo solo agli inizia: se la BCE ritoccherà i tassi di interesse in aumento per combattere l’inflazione e il gas fosse chiuso nel prossimo autunno avremmo la tempesta perfetta.

Si potrebbe are qualcosa? SI , SI POTREBBE. Bisognerebbe mandare la macero almeno per i prossimi 36 mesi, tutti vincoli alla produzione interna, a partire dalle devastanti politiche “Green” della Commissione. Una crisi stagflazionistica si combatte con una supply side economics, con una economia dal lato dell’offerta che cerchi di abbassare i costi impropri. Se non si distrugge ora industria ed economia ci saranno tempi per avere i famosi “Obiettivi ambiziosi” di cui parlano i governi, facendo pappagallo alla stupida retorica europea. Ora bisogna veramente tornare alle basi, alla produzione dura e pura: “Primum vivere, deinde Philosofari“,  se la struttura economica muore non c’è altro da fare che morire o andarsene. Un discorso semplice, essenziale, che quindi NON potrà essere capito da quei 10 mila burocrati che detengono il potere in Italia e che la distruggono dall’interno.

 

 

 


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