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DESTRA SINISTRA E SVILUPPO ECONOMICO (di Nino Galloni)

destra e sinistra

Alle elezioni regionali francesi di domani la Marine Le Pen avra’ un grande successo. Ma questo non significhera’ che i Francesi abbraccino la proposta di un’uscita dall’euro; sono troppo spaventati per i loro risparmi in mobili e immobili mentre gli sforzi per dimostrare che nulla cambierebbe con l’abbandono dell’euto, risultano vani di fronte alla irrazionalita’. Inoltre il ritorno ad una valuta nazionale – a differenza dell’Italia – preoccupa gli ambienti produttivi di Oltralpe consapevoli della propria debolezza produttivistica. La scelta di deindustrializzare l’Italia ancora pesa ed e’ ancora l’asse portante dell’euro. Per contro la Le Pen potrebbe ottenere risultati a livello europeo, utili anche a noi, in prospettiva, ma poco significativi – sul piano delle necessita’ di sviluppo – se il risultato delle future elezioni politiche non sara’ eccessivamente lontano da quelle di domani. Lo sviluppo economico, infatti, non dipende solo dal grave ostacolo dell’euro, ma ancha dalla difficolta’ della sinistra di elaborare un modello economico alternativo sia al capitalismo sia alla decrescita. Sotto il primo aspetto va subito detto che le possibilita’, oggi, di produrre energia a costi negativi ci deve far riflettere sulla tipologia di impresa che ci serve (senza profitto, senza valorizzazione del capitale, trainata solo dal fattore umano…molto simile alle nostre meravigliose ma inconsapevoli piccolissime dimensioni!); inoltre, nella manifattura, si potra’ produrre sempre di piu’ con sempre meno addetti mentre, nei comparti che assorbirebbero milioni e milioni di nuovi occupati, se non si arriva ad una moneta o sovrana, o fiduciaria, o non convertibile o a cambio libero, comunque parallela, non ci sara’ futuro. La decrescita andrebbe benissimo se la popolazione si riducesse piu’ della produzione; ma non e’ cosi’, anzi: solo il benessere in aumento (anche quello materiale con buona pace degli ambientalisti confusionari) determina un abbassamento della propensione a fare parecchi figli. Quindi, se le misure monetarie di facilitazione monetaria di Draghi non comprenderanno politiche di espansione fiscale, ripresa dei salari e rivisitazione della globalizzazione (tre cose che non sono e non possono essere nell’agenda di Draghi e dell’Europa, come il ripristino del welfare universale cioe’ della civilta’) allora non resta che il piano B, vale a dire la uscita unilaterale e traumatica dall’euro e da questa Europa (ovviamente con un’adeguata preparazione e, soprattutto, con l’appoggio di una grande potenza mondiale alternativa). Ma abbiamo osservato all’inizio che la gente ha paura e non votera’ mai a maggioranza una forza che proponga la uscita traumatica dall’euro; quindi ci rimane il piano “C” per finanziare welfare, redditi, lavori di cura dell’ambiente e delle persone, di recupero e manutenzione del patrimonio esistente: moneta fiduciaria anche pubblica, meccanismi di compensazione dei crediti anche delle amministrazioni, sistemi di risoluzione ovvero di gestione non traumatica delle controversie economiche e debitorie.

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