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Decrescita «felice», reddito a sbafo e immigrazione di sostituzione. Ecco le proposte di De Masi per gli Stati Generali

Il sette ed otto novembre si terranno gli Stati Generali “A distanza” per questioni di sicurezza, del Movimento 5 stelle. Il fatto che la manifestazione sia a distanza è l’unico elemento di modernità di un’occasione che, più che altro, sembra un amarcord delle proposte più estreme del movimento. Il Facente Funzioni Vito Crimi ha chiesto al sociologo De Masi di condurre una sorta di “Sondaggio” dei partecipanti con un la conclusione di una list di temi che saranno l’oggetto di discussione negli Stati generali.

I risultati non sono sbilanciati da un lato. Di più. Se una volta esisteva una anima “Sovranista” del movimento, che ammiccava ad una fascia politica conservatrice ed innovativa del paese, ora questa è stata soppressa, come un bambino non voluto, anzi odiato. Fra i cavalli di battaglia:

  • decrescita felice, quando il problema è la decrescita incavolata di quelli che falliranno, fra servizi e turismo, per l’arrivo del Covid;
  • rilancio del reddito di cittadinanza, da ampliarsi e che perde la sua caratteristica di essere legato alla povertà ma senza avviare al lavoro;
  • “Al di sopra delle ideologie”, ma “Con una visione progressista”, cioè piddinismo, ma vergognandosene; uno spalancamento all’immigrazione  che presenta  “un enorme potenziale per fornire al paese le risorse umane e i talenti necessari ad assicurare prosperità economica ed evitare tensioni sociali”. Nell’Italia post Covid alle prese con la crisi demografica, inoltre, stando agli esiti della ricerca di De Masi, “sarà necessario svecchiare la popolazione italiana accogliendo stranieri giovani e giovanissimi e avviando una seria politica di formazione e integrazione”. Quindi la teorizzazione perfetta della sostituzione etnica, tra l’altro senza tener conto che, finora l’immigrazione non ha CANCELLATO, ma CREATO tensioni.

Praticamente un M5s a trazione Iper-Piddina, anzi che punta a rubare uno 0,2% dell’elettorato a LeU o  Potere al Popolo. Perdendo però quel 5-6% di elettorato che ancora guardava a destra. Scelte loro, o meglio di De Masi, quello che toerizzava “Lavorare Meno, Lavorare tutti” dimenticandosi però che questo significava anche più miseria per tutti.


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