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DAZI USA: FORSE SIAMO SOLO AGLI INIZI.

 

 

Cari amici,

sono scattate da 24 ore i dazi su acciaio ed alluminio made in EU, Canada e Messico. Trump è stato di parola: aveva detto che la sospensione era solo temporanea, e così è stato. +25% sull’acciaio, ++10% sull’alluminio. Trump ha affermato che i dazi non sono la fine, ma l’inizio delle trattative, per cui vedremo cosa succederà. Comunque si è dimostrato che  a tirare troppo la corda non si va da nessuna parte: Trump ha la strana abitudine, per un politico, di fare quello che dice.

Ora l’Europa minaccia una risposta risibile, tassando Bourbon, Levis e Harley Davidson, ma in realtà è indifesa per l’enorme surplus commerciale che ha  verso gli USA, nel suo complesso. In una situazione del genere controsanzioni che non siano solo simboliche rischiano di essere molto controproducenti, soprattutto visti i problemi con la Russia. qui si mostrano tutti gli enormi limiti della politica estera comunitaria a guida Franco Tedesca (la Mogherini è una bionda parvenù, nulla di più): da un lato c’è un desiderio di espansione ad est, ma questo si scontra con la necessità di mantenere buoni apporti economici con la Russia. Insomma la Germania vorrebbe far entrare nella propria orbita di influenza l’Ucraina, ma continuare a fare buoni affari con la Russia (Nord Stream , forniture energetiche etc) , come cercare di avere la moglie ubriaca a la botte piena.

Ora per la Germania si può però trovare in una situazione anche peggiore: come riportato dal giornale tedesco WiWo  Trump avrebbe chiaramente espresso la sua volontà di bloccare o limitare l’import di auto di lusso tedesche , per favorire la produzione di quelle Made in USA. Nelle stesse parole del presidente il bando colpirebbe soprattutto la Mercedes, perchè la BMW ha da tempo impianti funzionanti negli USA. Non è per nulla casuale che il Dipartimento del commercio abbia lanciato un’indagine per appurare se l’importazione di auto venga a costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, primo passo verso la chiusura dell’import.

Ancora di più si mostrano i limiti dell’impostazione del costrutto europeo a guida germanica, con modesta correzione francese: puntare completamente sul surplus commerciale, e non sulla crescita della domanda e degli investimenti interni oltre a costituire un impoverimento della popolazione viene rendere l’economia fragile, facilmente ricattabile da fattori esterni. Purtroppo questo semplice, banale , concetto sembra non entrare nelle zucche d’oltralpe, oltre che in quelle di alcuni italici pseudo economisti. I prossimi dazi a stelle e strisce probabilmente faranno capire meglio la cosa.

 


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