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Dal Tav all’immigrazione: i terreni scivolosi per il M5S

 

 

 

Nelle settimane scorse, in casa M5S, c’è stato un po’ di fermento per quanto riguarda l’annosa questione della Tav (linea Torino-Lione) in Val Susa. La decisione di sospendere i lavori, principio baluardo del movimento, è stata subordinata, prevalentemente per accontentare la Lega, a una analisi costi-benefici, tutt’ora in corso. Questa attesa, e alcune dichiarazioni non proprio felici da parte di qualche esponente pentastellato, o gli eccessivi silenzi di altri (che sarebbero titolati a parlare), hanno esarcerbato gli animi in Val Susa creando non poche delusioni, e molte perplessità tra chi sostiene, da anni, il movimento.

Forse, vista da un osservatore esterno, la questione della Val Susa e della Tav, potrebbe risolversi con un bel “chi se ne frega!”, e probabilmente questo pensiero appartiene a qualcuno all’interno del movimento stesso che, approdato in quei di Roma, ha scordato le origini. La lotta valsusina alla Tav, sposata in toto dal movimento, coniugata in abbracci tra Beppe Grillo e Alberto Perino (storico rappresente del movimento No Tav), rappresenta un valore politico che va ben oltre la stretta Val di Susa.

Non posso qui ripercorre la storia della lotta No Tav che perdura da oltre 20 anni. Mi limito a citare il sito Costituzionalismo.it che, nel corso del tempo, ha trattato l’argomento, evidenziando quanto la lotta del movimento (No Tav) trovi giustificazione nella Costituzione Italiana, con una coerente azione di esercizio dei diritti democrati. Vale la pena citare uno stralcio (dello stesso sito, autrice Alessandra Algostino – 2014) in merito alla denuncia presentata presso il Tribunale dei Popoli, il quale ha confermato, successivamente, le ragioni del movimento No Tav:

Da ormai oltre ventanni in Val Susa è sorto un movimento plurale e trasversale che chiede che le sue ragioni, argomentate da esperti e studi scientifici, siano ascoltate. Centinaia e centinaia sono gli incontri sul territorio, decine le manifestazioni molto partecipate (dalle migliaia di persone alle decine di migliaia), sottoscritte da migliaia di cittadini le petizioni al Parlamento europeo, molteplici i ricorsi ai tribunali, ricorrenti le delibere dei consigli comunali. La risposta è stata un falso tentativo di dialogo in stile divide et impera, con la creazione di un Osservatorio nettamente sbilanciato nella composizione e nei compiti, una massiccia campagna mediatica denigratoria, una “attenzione particolare” della magistratura nei confronti dei partecipanti al movimento, la militarizzazione del territorio. La democrazia istituzionale contro la partecipazione delle comunità locali? La democrazia non è partecipazione effettiva di tutti i cittadini, come ricorda la Costituzione?

Sono centinaia la pubblicazioni che argomentano la falsità del progetto Tav Torino-Lione, la sua inconsistenza economica, e gli intrecci dei rapporti di favore tra imprese amiche e fazioni politiche. Come sopra evidenziato, lo stesso tentativo di creare, nell’immaginario collettivo, l’equivalenza No Tav = Terroristi (a seguito di azioni non violente che hanno comportato il danneggiamento di materiali del cantiere di Chiomonte), obiettivo perseguito per anni dalla Procura di Torino, è fallito miseramente, decretato da una sentenza della Corte di Cassazione.

Fu il compianto presidente Ferdinando Imposimato (emerito di Corte di Cassazione), che ben conosceva la questione Tav – italiana,- avendo egli indagato già ai tempi della prima linea Roma-Napoli, scoprendo le malversazioni, i danni ambientali, e gli aumenti sproporzionati dei costi, ad ammonire la Val Susa sui pericoli di cantieri che avrebbero trasformato la Valle in una nuova “Terra dei Fuochi”.

Così come l’ing. Ivan Cicconi (anch’egli scomparso) per decenni illustrò, con i suoi studi e i suoi libri, non solo l’inconsistenza del progetto Tav in Val di Susa, ma come le leggi (tipo Sblocca Italia) create nel tempo dal Cdx e dal Csx, avessero smaltellato quelle procedure che garantivano al committente (chi paga, quindi lo Stato), nell’ambito degli appalti pubblici, il pieno controllo della situazione economica e delle condizioni di avanzamento dei lavori, delegando tutti i poteri discrezionali (e di spesa) ai vincitori delle gare.

Il punto politico, che può rappresentare una crisi per il M5S, è questo aspetto: non la difesa di una parte del proprio elettorato, bensì quella di sani principi di salvaguardia economica, giuridica, ambientale, e sociale, nella gestione degli appalti pubblici. Quindi la lotta a modelli di connivenza politica, e sovente criminale, che gravano sul paese, e possono anche condurre a eventi tragici, di cui il ponte Morandi è l’ultimo doloroso esempio.

Un altro terreno scivoloso per i Cinque Stelle è la questione “immmigrazione” o “migranti” che dir si voglia. In una precedente riflessione (sulla sinistra), evidenziavo come il problema non si risolve nella sola questione della distribuzione numerica dei disperati. Se ha avuto una valenza la presa di posizione del governo nei confronti dell’Europa, che ha scaricato il peso dei migranti sull’Italia (grazie a Renzi), l’appiattimento del M5S sulle posizioni della Lega, limitandosi a parlare dello sfruttamento criminale, risulta insufficiente sul piano politico di medio periodo.

Il rimando ad accordi con i paesi del sud del mediterraneo affinché impediscano le partenze, risulta poco convincente: sia per l’alto rischio di creazione di “lager” in quesi paesi, sia perché non intacca i motivi della “migrazione” disperata. E le ultime notizie sull’aumento dei morti in mare non sono certo confortanti.

Prendiamo un esempio reale, apparso in questi giorni sul sito AfricaExPress, e riportato anche dal Fatto Quotidiano: in Congo si calcola che quarantamila bambini vengano utilizzati come minatori per estrarre il cobalto, a mani nude, per 12 ore di lavoro al giorno, e uno stipendio da fame.

A chi serve il cobalto? Alle industrie elettroniche. Praticamente nei nostri pc, nei nostri smartphone, e nei nostri televisori full hd 50 pollici dei nostri salotti, ci portiamo appresso un po’ di lavoro minorile che ricalca quello della prima rivoluzione industriale dell’800.

Domanda facile facile: ci rendiamo conto, oppure no, che quei quarantamila bambini, insieme ai loro genitori, e alle altre migliaia di adulti che lavorano nella stessa miniera (prevalentemente tutti giovani), sono potenziali migranti?

Quanti esempi analoghi possiamo fare (ancor prima di parlare di guerre e carestie)? Se ce ne rendiamo conto, si potrà ben comprendere come lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, sia poco più che una patetica propaganda elettorale da breve, brevissimo, periodo, senza un obbiettivo geopolitico all’altezza della situazione.

Se il M5S non si smarca, strategicamente, dalle posizioni della Lega, potrebbe pagarne un costo alto, in termini di consensi; costo fino ad oggi rinviato, grazie alla presenza di una agonizzante sinistra. Ma in futuro potrebbe non essere più così.

Il movimento ci ha già fatto soffrire con errori di strategia, in passato, verso i quali molti di noi (simpatizzanti, attivisti, elettori), hanno avuto indulgenza, e pazienza, attribuendoli all’inesperienza. Ma la pazienza conosce anche dei confini.

Si pensi alla questione Euro. All’inizio il M5S era dichiaratamente favorevole all’abbandono della moneta unica. Successivamente calò un impietoso silenzio sull’argomento, glissato e rinviato a tempo indeterminato. Oggi siamo contenti che il movimento abbia ritrovato lo spirito giusto per affrontare la questione Euro-Unione Europea.

Certo le situazioni sono cambiate, si sono evolute, e sono gli stessi “sovranisti” ad aver modificato alcune posizioni. A costoro va il merito di non aver mai mollato, e di essere stati gli unici a porre la questione europea in un dibattito pubblico che è sempre stato rigorosamente vietato sull’argomento.

Merito loro; demerito dei Cinque Stelle, l’aver lasciato che economisti e giuristi trovassero “casa” tra le fila della Lega, dopo aver atteso invano delle posizioni chiare del Movimento sull’argomento, non pervenute per troppo tempo.

Siamo quindi in trepidante attesa dell’esito dello studio costi/benefici sulla Tav, non senza qualche perplessità: non vorremmo che l’esito si risolvesse in un compromesso al ribasso, sulla pelle dei valsusini, per non rischiare i rapporti con la Lega, i cui parlamentari sembrano non aver compreso la posta in gioco (e forse non potrebbero proprio, avendo sottoscritto nell’era berlusconiana quelle leggi porcate).

Ugualmente ci aspettiamo dal M5S una impostazione di ampie vedute, e strategie, sulla questione migranti; evitando di appiattirsi sulle posizioni di Matteo Salvini, che oggi sbraita con l’Europa, ma, come documentato, non è mai stato presente nel Parlamento Europeo (nelle commissioni) per difendere l’Italia dagli accordi europei formulati in quelle sedi.

Davide Amerio per Tgvallesusa


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