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Da auto elettriche a componenti per l’Iron Dome: Volkswagen si converte all’industria bellica

L’auto elettrica arranca? Volkswagen si converte ai missili. Trattativa storica con l’israeliana Rafael: lo stabilimento di Osnabrück produrrà componenti per l’Iron Dome per salvare 2300 posti di lavoro. Ma se in Medio Oriente scoppia la pace, che succede? Analisi 👇

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L’industria automobilistica tedesca arranca, schiacciata dalla concorrenza cinese e da una transizione all’auto elettrica che stenta drammaticamente a decollare. I profitti crollano, i costi energetici strangolano la manifattura, e gli stabilimenti storici rischiano una chiusura senza precedenti. La soluzione trovata per salvare l’occupazione? I missili.

In quello che appare come uno dei più clamorosi, e forse amari, cambi di paradigma industriale degli ultimi anni, Secondo il Financial Times, Volkswagen è in trattativa avanzata con l’azienda statale israeliana Rafael Advanced Defence Systems. L’obiettivo è riconvertire la produzione del proprio stabilimento di Osnabrück per costruire sistemi di difesa antimissilistica. Niente più utilitarie a batteria, ma componenti essenziali per il celebre scudo Iron Dome.

I dettagli dell’accordo e la salvezza di Osnabrück

L’impianto della Bassa Sassonia è da tempo a rischio chiusura a causa del drastico piano di ridimensionamento avviato da VW nel 2024. Grazie a questo accordo, le due aziende sperano di tutelare tutti i 2.300 posti di lavoro, vendendo i sistemi completati ai governi europei nel quadro della corsa al riarmo innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.

Ecco i punti chiave di questa inaspettata alleanza industriale:

  • Cosa si produrrà: lo stabilimento costruirà i camion pesanti necessari per il trasporto, i lanciatori e i generatori di elettricità dell’Iron Dome.
  • Cosa non si produrrà: i proiettili veri e propri. Rafael prevede di allestire un sito separato in Germania, specializzato e isolato, per gestire gli esplosivi e i missili intercettori.
  • Tempistiche e costi: la transizione richiederà investimenti minimi, poiché le capacità manifatturiere tedesche sono facilmente adattabili. La produzione potrebbe partire entro 12-18 mesi.
  • L’appoggio politico: il governo tedesco sostiene attivamente il progetto per assorbire la capacità produttiva in eccesso dell’industria civile, forte di un piano di spesa militare di oltre 500 miliardi di euro entro fine decennio.

Volkswagen produce già mezzi militari pesanti tramite la controllata MAN in joint venture con Rheinmetall, ma questa nuova partnership segna un ritorno in grande stile agli armamenti per il colosso di Wolfsburg, ricordando i tempi in cui l’azienda produceva veicoli per la Wehrmacht e persino le bombe volanti V1.

L’impianto di Osnabruck avrebbe dovuto essere ritirato dala Rheinmetall, sempre per costruire mezzi militari, ma poi l’affare è sfumato.

Il paradosso della “war economy”: e se scoppiasse la pace?

Sembra proprio che la spesa pubblica per la difesa si stia confermandocome  uno dei pochi veri moltiplicatori economici rimasti a disposizione di Berlino per sostenere l’occupazione e arginare la deindustrializzazione in atto. L’industria delle armi “tira”, ma sorge spontanea una domanda cruciale che sembra sfuggire ai pianificatori industriali: cosa succederà se cesseranno le attività belliche in Medio Oriente?

L’Iron Dome è stato progettato e ottimizzato per intercettare minacce a corto raggio, tipicamente i razzi provenienti da Gaza. Molti analisti nutrono forti dubbi sull’efficacia di questa specifica tecnologia per difendere le nazioni europee da vettori a lungo raggio. Se la domanda internazionale dovesse improvvisamente contrarsi a causa di un rasserenamento geopolitico, o se si palesassero i limiti tecnici del sistema in contesti diversi da quello israeliano, che fine farà la produzione?

Affidare la salvezza di un polo industriale strategico alle fortune dell’industria bellica e all’instabilità cronica del Medio Oriente è un azzardo di non poco conto. Se la pace dovesse scoppiare improvvisamente, Volkswagen rischierebbe di ritrovarsi con una perfetta linea di assemblaggio per lanciamissili priva di acquirenti, ritrovandosi punto e a capo con il problema degli esuberi.

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