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Cui prodest l’euro tra gli Italiani: i motivi dell’inerzia a trovare rimedi per la moneta unica (vantaggiosa solo per la Germania) e la possibile soluzione capestro dell’Europa tedesca

Iniziamo l’ anno sgombrando il campo su chi trae vantaggio dall’euro in Italia e chi no, questo e’ un fattore critico per comprendere i futuri accadimenti – incluso il perché di tanta inerzia ad accettare l’uscita dall’euro come una concreta possibilità – e magari anche per disegnare la strada che molto probabilmente verrà imboccata per uscire da questo immenso pasticcio euro tedesco, soluzione capestro direi.
Dunque, all’atto dell’introduzione della moneta unica successero due cose: la prima, i patrimoni degli italiani, molto superiori ai debiti consolidati dello Stato, patrimoni frutto di decenni di lira all’arrembaggio dei mercati internazionali, furono convertiti in solido euro. Parimenti, il debito statale consolidato fu anch’esso convertito in solido euro.
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Due considerazioni: la proporzione tra patrimonio (risparmio) privato e debito statale consolidato ai tempi era circa, conti della serva, 2,5 : 1, ossia il guadagno per il sistema Italia e’ innegabile ed in questo obtorto collo devo dare ragione a Schauble. Anzi, devo dare gran ragione al ministro tedesco in quanto il calcolo sopra indicato esclude il valore degli immobili privati, in tale caso il rapporto tra patrimonio privato e debito statale consolidato sarebbe qualcosa tra 4:1 e 5:1, circa (mi riferisco ai valori dell’anno dell’introduzione della moneta unica).
La seconda e’ più tecnica, ossia provato quanto sopra dobbiamo ben capire a livello italico quali strati sociali ne abbiano maggiormente beneficiato e qui la risposta e’ oltremodo semplice: chi possedeva patrimoni ovvero chi vive e viveva di rendita ha guadagnato dalla conversione, a scapito degli altri ‘compaesani’. Meglio detto, una parte importante – ma non la maggioranza – di detti capitali convertiti/risparmi privati sono da ascrivere ai grandi potentati italiani; il problema e’ che i grandi rentiers detengono molte leve del potere italico, inclusi molti media (…), rispetto alla massa informe dei risparmiatori per cui la saggezza convenzionale nel dibattito “si euro ” vs. “no euro” tende pubblicamente alla difesa soprattutto dei grandi interessi di pochi, interessi che solo apparentemente appaiono come interessi generali del Paese.
Secondo chi scrive questo e’ un aspetto cruciale che spiega molto bene la struttura se non il perché del governo Monti (a cui sono seguite le grandi intese, strumento di potere in parte identico), un governo certamente patrizio ossia esponente dei veri poteri forti a sostegno dell’euro (la manovre salva Italia in realtà doveva chiamarsi salva euro, se ai tempi saltava l’Italia come nell’intenzione del Cavaliere – nota iv – saltava anche e soprattutto la moneta unica), in parte composto da nobili diciamo anacronistici ma comunque padroni del capitale, proprio quel capitale convertito da vecchie ed instabili lire in solido pseudo-marco 13 anni or sono. Quindi con il Governo attuale delle grandi intese chi, a nome della Repubblica Italiana, deve e dovrà negoziare per il nuovo assetto euro-italico trae linfa dal vecchio sistema delle rendite; e quindi il gioco attuale non può essere che quello di fare pagare il conto a chi non ha tratto alcun vantaggio dallo scempio non solo degli ultimi 20 anni ma di 50 anni di capitalismo all’italiana. Per questa ragione non mi stupisco delle alchimie interpretative di Saccomanni, il più temerario, affidabile (ed odioso, stando alle ragioni dei professori della scuola, vedasi accadimenti recenti) tra i pro-euro ad applicare le ricette a base di austerità euro tedesca.
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Ossia chi perde oggi sono principalmente gli impiegati, la classe media in estinzione, gli stessi operai in cassa integrazione. Se vogliamo possiamo aggiungere il simbolo di tanto scempio, il Carlo Debenedetti che, residente in Svizzera e quindi non soggetto alla tassa, da anni suggerisce senza mezzi termini una patrimoniale per restare nell’Euro (nota i), un genio ma non per la trovata, direi più per la residenza, che sia che sfuggirà alle ire del popolo quando le masse comprenderanno le dimensioni della cambiale che verrà lasciata da pagare, a vantaggio delle possidenze. O come non dimenticare che la parità lira euro fu annunciata da Gianni Agnelli, anch’egli benedetto se non de-Benedetto dall’euro con le sue immense ricchezze estere, per altro autodenunciate da Margherita Agnelli durante la lotta per la successione (nota ii). Personalmente, in riferimento al presidente di C.I.R , mi permetto di dire che ci vuole del coraggio per fare certe affermazioni, tacere e’ un’arte diceva l’abate Dinouart, soprattutto potendoselo permettere [meglio sarebbe una patrimoniale per uscire dall’euro].
Poi possiamo discutere su molti aspetti, ad esempio che il debito dello Stato dovrebbe essere nettato quanto meno con gli asset improduttivi, ad es. immobili potenzialmente alienabili e ad oggi mal gestiti, molto spesso oggetto di regalie varie tra gli appartenenti alla casta. O che la tanto sbandierata inefficienza dell’apparato statale sta più nella normativa e nell’organizzazione che nelle risorse impiegate, come ben evidenziato da Bagnai nel suo discorso a Bruxelles di inizio dicembre scorso, la Francia resta saldamente al top dei costi della macchina dello Stato ma nessuno sembra stigmatizzarlo in Europa. In ogni caso la sostanza cambia poco e secondo me ben si spiega la relativa difficoltà ad andare alla radice del problema ossia pensare ad un’uscita dall’euro, fatto che comporterebbe la svalutazione dei patrimoni mobiliari ed immobiliari di pregio secondo un concetto che estremizzando potrebbe essere più di cittadinanza che di mera residenza, con tutte le conseguenze in termini di riduzione della rendita garantita (e che fa molta paura a chi magari non ha mai lavorato in vita sua ma detiene grandi capitali ed alcune leve del potere). Il mantra e’ semplice, ognuno pensa ai propri interessi ed a sbarcare il lunario per se’ e per la propria famiglia, qualche migliaio di soggetti – di cui un migliaio scarso cooptati in varie forme dall’Europa con prospettive carrieristiche – comandano col supporto dei benedetti dall’euro – e dalla Germania – che guarda caso sono gli stessi che detengono i media ed il potere nelle grandi intese, Cavaliere escluso. Il Cav necessita un discorso a parte, avendo costruito il suo consenso ed impero economico scommettendo esclusivamente sui periferici, Italia e Spagna, oltre che attraverso la leva del potere condiviso con i parvenu di estrazione medio borghese di fino anni ’90, sotto gli occhi esterrefatti e furenti dei vecchi potentati, cani di razza a cui è stato sottratto l’osso. Ed infatti è l’unico che sembra schierato contro l’euro, guarda caso in contrapposizione con le grandi famiglie italo europee che puntualmente lo hanno distrutto una volta caduta la copertura repubblicana d’oltreoceano (sto parlando dello stesso Cav che, leggendo il libro di Bisignani, si era alleato con Gardini pur di uscire dal dominio quasi feudale dei torinesi, alla fine al Cav e’ fin andata bene pensando a come è finito il ferrarese…). Vedremo.
Per intanto restano le conseguenze, la Germania chiaramente approfitta di un’Italia nella moneta unica senza possibilità di svalutare: per l’interesse di pochissimi compaesani il Belpaese rischia di andare verso la deindustrializzazione e la miseria di massa, in effetti è l’Italia a dover difendere i propri interessi, non i nord europei che dallo status quo traggono profitto. E quindi si evita l’argomento cardine, ossia che con l’uscita dall’euro ci sarebbe una forte ripartenza dell’economia reale e dell’impiego nazionale, del lavoro, a costo di una svalutazione della nuova lira e quindi a spese dei rentiers. Gli italiani che vogliono ancora scommettere sull’Italia e non sull’estero devono o meglio dovrebbero reagire, tra i litiganti italici il terzo gode, la Germania!
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E dunque cosa ci si deve aspettare? Chiaramente l’euro nella forma attuale è insostenibile e quindi a termine cadrà. In assenza di una presa di posizione lato italiano la Germania vorrà negoziare una via d’uscita e chi condurrà le trattative per il Belpaese saranno gli stessi che difendono le rendite italiche del dopoguerra, quelli citati sopra. Ossia la logica via d’uscita potrà essere solo una, mantenere le rendite. Ciò porta diritti e filati verso a soluzioni simili alla doppia valuta stile Sudafrica in regime di apartheid (i pataccones argentini ne furono un surrogato mal riuscito): la traccia andrebbe verso una valuta interna non convertibile per transazioni nazionali e di sopravvivenza ed una esterna per transazioni internazionali e soprattutto per la ridenominazione del debito, principalmente quello estero (nota vi, importante). Leggasi schiavi del debito sine die, o meglio fino alla prossima guerra. In questo modo si concilierebbero gli interessi tedeschi, che manterrebbero da un lato l’Italia incapace di svalutare e quindi di competere industrialmente e dall’altro il debito italiano in pseudo marchi impossibile da ripagare, con quelli dei potentati locali che ancora si definiscono italiani – ci vuole coraggio, anzi disonore -, i quali continueranno a mantenere le proprie rendite in valuta forte. È questo avverrà necessariamente facendo morire il resto d’Italia ed annientando la classe media, oltre a trasformare gli ex operai nel nuovo proletariato. Nell’incertezza del diritto che seguirà, in presenza di un aumento esponenziale della criminalità fioriranno strane forme di fascismo incerto tra la difesa di non ben identificati interessi nazionali – i media terranno in piedi tutta la confusione necessaria allo scopo di non far capire cosa sta succedendo – ed il pagamento del debito statale, con il soddisfatto compiacimento tedesco che con l’innata protervia (e solida invidia per la ricchezza altrui che contraddistingue da sempre il popolo di Goethe) cinicamente manterrà il dominio continentale. Ed aggiungo, sotterrando una volta per tutte l’ormai ex competitor manifatturiero europeo a forma di stivale.
Amen, anche perché una volta che verrà applicato il fiscal compact nel 2015 solo un miracolo potrà salvare il benessere italico come e’ stato conosciuto negli ultimi 50 anni. Ripeto, fino alla prossima guerra…
mf
Se andrà veramente a finire così (male), i responsabili della resa, possibilmente assimilabili ai Monti ed ai Letta di turno [solo a livello esemplicativo], non mi stupirei verranno giudicati per le proprie azioni presto o tardi (da una ufficiale commissione parlamentare di inchiesta, magari anche per verificare un eventuale tradimento nel caso abbian perseguito interessi particolari e non generali della Nazione, ndr). Anche questo mi pare logico e consequenziale. Ricordando che chi scrive si ritiene, sebbene anticomunista, anche e soprattutto rispettoso dei diritti della cittadinanza e sempre avverso ai soprusi di Stato, che Stato spesso non è ma semplice interesse privato a danno della collettività e soprattutto del Paese – leggasi, che mi importa della futura carriera europea dei Letta o Saccomanni di turno, magari premiati per aver applicato con dovizia le politiche di austerità euro tedesche, politiche che tra l’altro e’ dimostrato siano dannose per il fine di innescare la crescita? (nota v) – E questo ci tengo a sottolinearlo.
Mitt Dolcino
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Riferimenti e Note:

i

– http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/10/24/TASSE-De-Benedetti-e-la-patrimoniale-che-piace-tanto-a-Marx/438051/

ii
iii L’ uomo che sussurra ai potenti. Trent’anni di potere in Italia tra miserie, splendori e trame mai confessate, L. Bisignani, Chiarelettere, 2013
vi Guardatevi dalle mille parole e teorie che verranno discusse sull’argomento, la domanda che dovrete porvi sarà solo una: in che valuta verrà ri-denominato il debito esistente?

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