Cuba
Cuba al buio e alla fame: i numeri del collasso economico e il fallimento di un sistema
L’economia cubana è al collasso: PIL in picchiata, crisi energetica e importazioni bloccate. L’89% della popolazione vive in povertà estrema e 1,4 milioni di persone non raggiungono le 2.100 calorie giornaliere. L’analisi tecnica di un sistema al capolinea.

L’isola caraibica sta affrontando una tempesta perfetta, un mix letale di inefficienze strutturali e shock esterni che sta portando l’economia, e con essa l’intera popolazione, verso un drammatico punto di rottura. Gli effetti dell’embargo energetico, inasprito durante l’amministrazione Trump, hanno dato il colpo di grazia a un sistema produttivo già claudicante. Secondo i dati ufficiali, L’Avana non riceve forniture significative di petrolio da mesi, una paralisi che ha innescato blackout continui, decimato i trasporti e affossato il turismo, linfa vitale per l’afflusso di valuta estera, dato che gli aerei faticano persino a rifornirsi sull’isola.
Tuttavia, attribuire l’attuale disastro esclusivamente alle sanzioni esterne sarebbe un’analisi miope. La crisi che morde Cuba non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di un declino inarrestabile accelerato a partire dal 2020. Da allora, la povertà estrema ha rotto gli argini, trasformando l’accesso al cibo da un diritto a un miraggio quotidiano.
L’implosione macroeconomica: un decennio perduto
Se l’economia è la scienza che studia l’allocazione di risorse scarse, il caso cubano rappresenta un manuale su come massimizzare tale scarsità. Le stime del Centro Studi sull’Economia Cubana (CEEC) – un ente governativo i cui dati, per natura, tendono all’ottimismo – certificano una contrazione del PIL del 5% nel 2025. Cumulato dal 2020, il tonfo sfiora il 15%.
Dietro le fredde percentuali macroeconomiche, si nasconde una macelleria sociale. L’Osservatorio cubano per i diritti umani delinea una traiettoria che lascia poco spazio all’immaginazione. Partendo da una base già critica, l’indigenza ha letteralmente inghiottito la classe media, o quel poco che ne restava.
| Anno | Popolazione in povertà estrema | Reddito giornaliero stimato |
| 2020 | 64% | < 1,11 $ |
| 2022 | 72% | < 0,92 $ |
| 2025 | 89% | Sotto la soglia di deprivazione |
Oggi, su 10 milioni di abitanti, circa 9 milioni vivono in condizioni di povertà cronica. Per dare un contesto, se le rilevazioni fossero pienamente integrate nei database internazionali, Cuba supererebbe nazioni come la Repubblica Democratica del Congo (85%) e il Mozambico (82%) per incidenza della povertà estrema. Anche il PIL pro capite, secondo la Banca Mondiale, ha registrato una flessione del 9,14% tra il 2019 e il 2024, un drenaggio continuo di ricchezza che annulla qualsiasi spinta ai consumi interni.
I difetti strutturali: un sistema al capolinea
Il blocco improvviso delle forniture esacerba la crisi, ma la fame diffusa è figlia di un modello dirigista che ha disimparato a produrre. Da una prospettiva puramente keynesiana, manca del tutto l’impulso agli investimenti produttivi, sostituito da una burocrazia che soffoca l’offerta. I fattori critici sono evidenti:
- Bassa produttività agricola: L’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) evidenzia come il controllo statale delle terre e l’assenza di innovazione abbiano azzerato la produzione nazionale. Mancano gli incentivi di base per spingere gli agricoltori a produrre di più. Una delle produzioni più iconiche, lo zucchero, è crollata a un settimo rispetto agli anni ’80 del secolo scorso con meno di 200 mila tonnellate.
- Distorsioni di mercato: Controlli esasperati sui prezzi e restrizioni al settore privato generano un’allocazione inefficiente delle risorse. Il risultato è l’esplosione dei mercati neri e un’inflazione galoppante.
- Crisi valutaria e dipendenza dall’estero: Cuba importa l’80% del proprio fabbisogno alimentare, ma, senza un’economia diversificata e con il crollo degli introiti turistici post-pandemia, mancano letteralmente i dollari per pagare le navi cargo. La recente e parziale dollarizzazione interna ha solo creato cittadini di serie A (chi riceve rimesse dall’estero) e cittadini di serie B.
L’emergenza alimentare e il razionamento calorico
Quando l’offerta crolla e la valuta si deprezza, l’impatto sui beni primari è devastante. Non si tratta solo di scaffali vuoti, ma di una vera e propria crisi di accesso economico. Nel 2024, il 97% dei cubani ha dichiarato di non potersi permettere razioni adeguate a causa dell’esplosione dei prezzi.
I numeri forniti dal Programma Alimentare Mondiale (WFP) e dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti fotografano un razionamento imposto dai fatti:
- Nel 2024, gli individui bisognosi di assistenza alimentare urgente sono balzati a oltre 1,3 milioni.
- Il 29% della popolazione riesce a consumare solo due pasti al giorno, e un drammatico 4% si ferma a uno solo.
- Ben 1,4 milioni di cubani non riescono a raggiungere la soglia minima di sussistenza fissata a 2.100 calorie giornaliere.
Se un tempo il modello cubano si vantava di garantire i bisogni essenziali, oggi i dati ci restituiscono un quadro in cui le uniche variabili in crescita costante sono l’inflazione e la deprivazione. Con la crisi energetica mondiale dietro l’angolo Cuba rischia di essere socialmente spazzata via. Non sarà necessario nessun diretto intervento statunitense.







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