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Il Messico valuta la possibilità di ridurre le forniture di petrolio a Cuba per le pressioni USA

Crisi a L’Avana: il Messico rifornisce Cuba di petrolio dopo lo stop del Venezuela, ma la minaccia di ritorsioni da parte di Trump mette alle strette il governo Sheinbaum. I rischi per l’accordo USMCA e l’economia.

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Il Messico sta valutando se interrompere o ridurre le forniture di petrolio a Cuba, poiché il governo della presidente Claudia Sheinbaum teme che proseguire con una politica di forniture intensive, come l’attuale, possa scatenare ritorsioni da parte degli Stati Uniti, secondo fonti vicine al governo riportate da Reuters.

La revisione arriva in un momento delicato. Le forniture di petrolio venezuelano a Cuba sono state interrotte in seguito all’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e alla destituzione di Nicolás Maduro, lasciando il Messico come il più importante fornitore di petrolio rimasto a Cuba. Questo cambiamento ha portato il Messico direttamente nel mirino di Washington, mentre l’amministrazione Trump aumenta la pressione su L’Avana.  Il Messico ufficialmente ha affermato che non varierà le proprie forniture.

Pubblicamente, Sheinbaum ha affermato che il Messico continuerà a fornire petrolio a Cuba in base a contratti di lunga data con il pretesto dell’aiuto umanitario. Dietro le quinte, tuttavia, i funzionari sono sempre più a disagio. Il presidente Donald Trump ha avvertito che non ci saranno “più petrolio o denaro” per Cuba, e i funzionari statunitensi hanno chiarito che i paesi che facilitano l’approvvigionamento di carburante all’Avana sono sotto stretta sorveglianza.

Il dilemma del Messico è tanto geopolitico quanto economico. Il Paese sta cercando di ottenere una revisione favorevole dell’accordo commerciale USMCA, cercando al contempo di convincere Washington che sta facendo abbastanza per combattere i cartelli della droga. I funzionari messicani temono che le spedizioni di petrolio a Cuba possano complicare entrambi gli sforzi in un momento in cui Trump ha apertamente prospettato un’azione unilaterale degli Stati Uniti nella regione.

La posta in gioco è alta per Cuba. L’isola è in preda a una profonda crisi energetica che si manifesta sotto forma di blackout cronici, carenza di carburante e guasti alla rete elettrica causati da anni di sottoinvestimenti e dipendenza dal petrolio importato. Un tempo le forniture venezuelane coprivano gran parte del fabbisogno di carburante di Cuba. In loro assenza, il greggio e i prodotti raffinati del Messico hanno cercato di colmare il vuoto.

Tra gennaio e settembre dello scorso anno, secondo i dati forniti da Pemex, il Messico ha spedito a Cuba circa 17.200 barili al giorno (bpd) di greggio e 2.000 bpd di prodotti raffinati. Si tratta di una quantità modesta rispetto agli standard globali, ma è ciò che permette alle centrali elettriche e ai trasporti cubani di funzionare.

All’interno del governo Sheinbaum, alcuni funzionari sostengono che tagliare completamente i ponti con Cuba potrebbe innescare una crisi umanitaria e un’ondata migratoria verso il Messico. Altri invece temono che sfidare Washington potrebbe comportare costi molto più elevati. Senza petrolio, comunque, il governo cubano sarà costretto a scendere a patti.

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