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CROLLA LA PRODUZIONE DI ACCIAIO USA, SEGNO DEL RALLENTAMENTO MONDIALE

 

L’imposizione dei dazi di Trump, ben  il 25% avrebbe dovuto garantire un cospicuo volume di produzione alle acciaierie USA e , per un certo periodo, questo è anche accaduto, ma ad aprile questa crescita si è interrotta, seguita da altri segnali non positivi

Nel frattempo sono arrivate delle notizie di chiusure di impianti:

  • la US Steel ha annunciato la chiusura di due impianti, uno a Gary, nell’Indiana ed uno a Ecorse, nel Michigan. Si tratta non di chiusure definitive ed è previsto che riaprano all’incremento della domanda…. ok si, ma quando?
  • Anche la Nucor e la Steel Dynamics hanno annunciato minori utili dovuti al calo di domanda.

I dazi possono funzionare quando si tratta trasferire l’import sulle produzioni interne, ma se crolla la domanda interna non è che possano fare molto. I settori in crisi che utilizzano acciaio sono in questo momento molteplici:

  • settore auto;
  • settore mezzi pesanti,
  • settore macchine agricole
  • settore retail
  • settore carpenteria per l’edilizia

Il segnale è di un rallentamento economico di portata non secondaria, che rischia di essere il maggiore dalla grande crisi del 2008. In questa fase la Federal Reserve ha deciso di non tagliare ancora i tassi, come ha confermato Powell, anche se non si parla più di “Pazienza” nei discorsi del governatore, cosa che farebbe pensare ad un taglio imminente. Probabilmente la banca Centrale USA non vuole bruciare subito tutte le sue limitate munizioni: se il caricatore di Draghi è quasi scarico, quello di Powell ha un margine d’azione del 2,5%, che lo mette in una situazione migliore rispetto al collega europeo, ma non esaltante. Inoltre il ribasso dei tassi sarebbe il segnale ufficiale di una imminente recessione. Nello stesso tempo Trump incrementerà le sue pressioni sul governatore per avere un’economia in crescita per l’autunno 2020. Vedremo come

 

 


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