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Crisi russo-ucraina e mercati energetici: l’export di petrolio del Kazakistan resiste a Novorossiysk, nonostante i danni
Nonostante le tensioni legate alla crisi russo-ucraina coinvolgano le infrastrutture di Novorossiysk, il greggio del Kazakistan – vitale per i mercati globali – continua a scorrere senza interruzioni.

Le dinamiche delle operazioni ucraine si fanno sentire sulle infrastrutture logistiche, ma il petrolio kazako continua a scorrere inesorabile. Il Ministero dell’Energia del Kazakistan ha confermato che le esportazioni di greggio non hanno subito ripercussioni a seguito delle recenti tensioni attorno al porto russo di Novorossiysk sul Mar Nero, il principale sbocco per l’oro nero di Astana.
Nonostante l’intensificarsi della crisi russo-ucraina abbia lambito un terminal nevralgico, le spedizioni attraverso il Caspian Pipeline Consortium (CPC) rimangono stabili. La ricezione e il trasporto procedono regolarmente nel sistema di oleodotti, e i piani di esportazione vengono rispettati in pieno. Un sospiro di sollievo per i mercati internazionali, considerando che la sicurezza energetica globale sembra essere sempre più appesa a un filo.
Le recenti operazioni nell’area a sud-ovest di Novorossiysk hanno comportato alcune criticità per il sistema di ormeggio a punto singolo (SPM), le infrastrutture di carico e alcuni serbatoi di stoccaggio. Tuttavia, un blocco prolungato del terminal sarebbe stato un colpo durissimo per l’economia globale, in un momento storico in cui l’offerta dal Medio Oriente è già gravemente compromessa dalla quasi chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’infrastruttura del CPC è il cuore pulsante dell’economia di Astana e uno snodo cruciale per l’Occidente. Di seguito i dati chiave del consorzio:
- Quota export: Gestisce circa l’80% delle esportazioni totali di greggio del Kazakistan.
- Impatto globale: Rappresenta circa l’1,5% delle spedizioni petrolifere mondiali giornaliere.
- Giacimenti serviti: Trasporta il greggio dai tre maxi-campi di Tengiz, Kashagan e Karachaganak.
Curiosamente, il greggio che viaggia in questi tubi, e che si trova ad attraversare le turbolenze dell’attuale crisi, è estratto da consorzi in cui figurano in prima linea i grandi colossi occidentali. Tra i principali investitori troviamo infatti Chevron, ExxonMobil, Shell ed Eni. Anche la posizione del governo kazako non è esattamente allineata
Ancora una volta, la complessa scacchiera della geopolitica si scontra con le necessità ineludibili dell’economia reale. Le ripercussioni della crisi russo-ucraina mettono duramente alla prova la logistica del settore, ma, a quanto pare, i mercati occidentali non possono proprio fare a meno del flusso di idrocarburi che transita da quegli snodi fondamentali.
L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link








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