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Crisi del GPL in India: lo Stretto di Hormuz chiuso riporta le cucine a legna
La chiusura dello Stretto di Hormuz blocca le importazioni di GPL in India. Piastre a induzione esaurite e ristoranti che tornano a cucinare a legna: i numeri di uno shock energetico senza precedenti

L’attuale escalation militare in Medio Oriente, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz in seguito allo scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran, sta innescando uno shock d’offerta da manuale in una delle economie più popolose del pianeta: l’India. Il blocco non colpisce solo i mercati finanziari, ma si abbatte sulla vita quotidiana, privando il subcontinente del GPL (Gas di Petrolio Liquefatto), combustibile vitale per le cucine indiane come lo è stato per tante cucine italiane in passato.
Il governo federale indiano è corso ai ripari, istituendo una task force attiva 24 ore su 24 per monitorare le scorte, reprimere l’accaparramento e mantenere l’ordine pubblico. Il Primo Ministro Narendra Modi è intervenuto pubblicamente per placare il panico, avvertendo i profittatori del mercato nero che le speculazioni non saranno tollerate. Tuttavia, i numeri della dipendenza energetica indiana parlano chiaro e spiegano la rapidità con cui si è diffuso l’allarme.
I numeri della dipendenza indiana
Per comprendere la gravità della situazione, è sufficiente osservare la struttura della domanda e dell’offerta di GPL in India:
| Indicatore | Dettaglio |
| Consumo annuo totale | 31,3 milioni di tonnellate |
| Quota destinata al settore domestico | 87% (cucine residenziali) |
| Quota destinata al settore commerciale | 13% (ristorazione, hotel) |
| Quota di domanda soddisfatta tramite import | 62% del totale |
| Importazioni in transito per Hormuz | 85-90% (principalmente da Arabia Saudita e Qatar) |
Normalmente una grande parte di questo GPL a costi contenuti è fornito dalle grandi raffinerie del Golf Persico, per cuil’interruzione di un collo di bottiglia strategico come Hormuz ha significato tagliare quasi la metà del gas disponibile per il Paese. Le reazioni del mercato non si sono fatte attendere. Sulle piattaforme di e-commerce le piastre a induzione elettrica sono andate rapidamente esaurite. Nel frattempo, le autorità hanno iniziato a razionare le forniture per il settore commerciale, scatenando il timore che i prossimi a subire i tagli possano essere i consumatori domestici. A Bombay, l’Alta Corte è già stata investita da petizioni di distributori che accusano le compagnie private di non rispettare le direttive governative sulla priorità delle forniture domestiche. Quindi le tensioni sociali stanno correndo, mentre l’aumento dei prezzi si sta già facendo sentire.
Il paradosso di Bengaluru: ritorno alla legna da ardere
C’è una certa ironia, tipica delle distorsioni causate dagli shock macroeconomici, in ciò che sta accadendo a Bengaluru. Nella capitale tecnologica indiana, polo dell’innovazione globale, i ristoratori rimasti a secco di bombole stanno tornando ai metodi di cottura tradizionali a legna:
Aumento della domanda: I fornitori delle aree periferiche (come Doddaballapur e Tumakuru) segnalano ordini continui da parte di hotel ed esercizi commerciali.
Prezzi calmierati: Sorprendentemente, il prezzo della legna ha subito solo un modesto rincaro di 100 rupie a tonnellata, ma questo è dovuto più a uno sforzo di solidarietà dei commercianti locali per sostenere il settore dell’ospitalità che a dinamiche di libero mercato.
Comunque l’aria delle città indiane, fra la più inquinata al mondo, è destinata a peggiorare ulteriormente con l’incremento dell’uso della legna per cucinare.
Lo scenario geopolitico: il doppio binario iraniano
Un dettaglio non trascurabile in questa crisi riguarda la gestione dei transiti marittimi da parte di Teheran. Mentre i bastimenti legati a Stati Uniti, Europa e Israele subiscono blocchi o limitazioni, l’Iran ha garantito un passaggio sicuro alle navi battenti bandiera indiana. È una mossa diplomatica mirata a preservare i rapporti con i BRICS, ma che si scontra con i colli di bottiglia logistici e le limitazioni assicurative che colpiscono l’intera area del Golfo. Inoltre non sembra che queste indicazioni siano sempre rispettate daglio ufficiali sul campo.
L’India si trova ad affrontare una crisi energetica asimmetrica. L’intervento statale e la repressione del mercato nero possono mitigare gli effetti a breve termine, ma la vera soluzione risiede nello sblocco delle catene di approvvigionamento internazionali. Fino ad allora, il gigante asiatico dovrà bilanciare la diplomazia internazionale con la necessità di mantenere accesi i fuochi nelle proprie cucine.
L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , Fabio Lugano è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia.








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