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Cosa sono MiniBot e Ccf. Come funzionano e perché sono molto utili alla nostra economia. Da non confondere con le monete parallele o alternative (di Becchi e Palma)

(Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 4 giugno)

Mentre ormai non si parla più di uscire dall’euro, per fortuna il dibattito è ancora vivo sul ripristino parziale della sovranità monetaria. Un tema, tra l’altro, inserito nel contratto di governo con l’obiettivo di introdurre «titoli di stato di piccolo taglio» per pagare i debiti della pubblica amministrazione. I famosi minibot, che proprio pochi giorni fa – il 28 maggio – la Camera dei deputati ha votato all’unanimità in una mozione di indirizzo politico al governo. Fatto strano è il voto favorevole anche da parte dei deputati del Pd. Dopo un paio di giorni se ne sono accorti e hanno fatto abiura, promettendo di presentare una nuova mozione di segno opposto. Fatti loro. Intanto la mozione c’è e il governo non può non tenerne conto. Per il momento il ministero dell’Economia ha fatto sapere che non c’è bisogno di emettere “titoli di stato di piccolo taglio” perché il pagamento dei debiti della Pa sta avvenendo con regolare continuità, ma la mozione c’è. Staremo a vedere.

Intanto poche settimane fa Warren Mosler ha rilasciato un’intervista proprio a questo giornale con la quale ha lanciato una proposta per l’Italia: tornare a moneta sovrana ma non convertendo in lire i depositi bancari, bensì mantenendoli in euro per evitare che i depositi subiscano gli effetti della svalutazione della nuova valuta nazionale. Insomma una moneta parallela all’euro.

MINIBOT e CCF: il loro rapporto coi TRATTATI EUROPEI

Vediamo cosa dicono i Trattati europei in materia monetaria. Possiamo munirci di una moneta parallela? L’art. 128 del Trattato sul funzionamento dell’Ue – Tfue – stabilisce che “le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”, e poco prima chiarisce che è solo la Bce ad avere “il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione”.

A questo punto occorre vedere cosa sia possibile fare di fronte ad una disposizione del genere.

Cominciamo dai MINIBOT. È uno strumento compatibile con i Trattati. Non si tratta infatti di nuova moneta bensì, formalmente, di “titoli di stato di piccolo taglio” espressi in euro, senza interessi e privi di scadenza, tra l’altro senza alcuna incidenza sull’ammontare del debitopubblico.

La moneta fiscale (o CCF). Il suo funzionamento, sempre su base volontaria, è similare a quello dei minibot, ma non è legato al pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione bensì ai redditi da lavoro dipendente ed autonomo, e viene emessa ogni anno a seconda dell’andamento dell’economia.

Entrambi, minibot e Ccf, sono stati concepiti come titoli cartacei proprio per creare – nella sostanza ma non nella forma – una moneta nazionale parallela all’euro e compatibile con i Trattati, senza dover necessariamente uscire dalla moneta unica. Con la particolarità che la moneta fiscale non esaurisce il suo ruolo come potrebbe essere coi minibot, si tratta infatti di una “agevolazione fiscale” (chiamiamola così) che integra concretamente il reddito dei lavoratori.

MINIBOT e CCF, inoltre, avrebbero “valoreintrinseco“, cioè accettati dallo Stato per il pagamento di tasse e imposte. Aspetto fondamentale per la buona riuscita di entrambi gli strumenti di pagamento, che è bene ricordare funzionerebbero solo su base volontaria, cioè privi di corso forzoso (altro aspetto di piena compatibilità con gli artt. 127 e 128 Tfue).

LA PROPOSTA di MOSLER

Arriviamo adesso alla proposta di Mosler di tornare alla lira restando nell’euro, cioè senza convertire in nuova moneta nazionale i depositi bancari, che resterebbero in euro. È possibile tornare ad una vera e propria moneta nazionale restando nell’euro?

Tecnicamente, per poter realizzare questa via, l’ostacolo più grande è rappresentato dall’ art. 128 Tfue sopra richiamato. Ma, stando alla lettera, l’articolo parla di banconote, quindi una valuta tipicamente, detta anche “cartamoneta”. Nel dibattito in corso è stata avanzata anche l’idea di una nuova lira, parallela all’euro, da emettersi elettronicamente da parte del Tesoro. Ciò sarebbe sufficiente ad aggirare l’ostacolo della dicitura “banconote” prevista dall’art. 128 Tfue, ma c’è un problema. Se per ritorsione la Bce ci chiudesse i rubinetti dell’euro (esattamente come fece in Grecia nell’estate 2015), noi rimarremmo senza carta moneta, cioè senza banconote, ma solo con una moneta nazionale espressa elettronicamente, forse senza alcun riconoscimento su scala internazionale, e per di più con tutte le difficoltà che un sistema di moneta elettronica comporterebbe. Una moneta elettronica su base nazionale resta comunque una ipotesi su cui lavorare. Intanto conviene insistere sulla moneta fiscale o sui minibot. Anche se cartacei i MiniBot NON sarebbero incompatibili coi TrattatiEuropei. E su questo a nostro avviso che il governo o il parlamento dovrebbero subito puntare.

***

Sinora si è alimentata la paura dell’uscita dall’euro, per vincere quella paura irrazionale si potrebbe dire che si può stare contemporaneamente dentro l’eurozona perché non si mette in discussione l’euro, ma altresì fuori perché abbiamo gli strumenti per neutralizzare i suoi effetti negativi.

(di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 4 giugno 2019, con un paio di integrazioni).

 

 

 


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