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COMPAGNI DI MERENDE

 

Uno studio del 2014 commissionato dalla fondazione Sunlight a due luminari della Princeton e della Northwestern

University, Martin Gilens e Benjamin Page, ha rivelato che la parola ‘democrazia’ si è ridotta a un contenitore vuoto.

I due ricercatori hanno passato al setaccio 1779 temi di rilevanza politica per gli U.S.A. e dimostrato, statistiche alla

mano, una realtà che l’elettore medio subodorava già da tempo: una proposta di legge sponsorizzata dalle lobbies di

settore ha buonissime speranze di essere approvata, mentre una avversata dalle medesime ha altrettante probabilità

di finire nel cestino. Del resto, la stessa road map da cui scaturì il libro bianco europeo del 1985 era stata concepita

dall’amministratore delegato di una multinazionale dell’elettronica. È di ier l’altro una notizia che dimostra come il

passaggio dalla democrazia alla ‘elitocrazia’ (dittatura delle elites) sia un dato di fatto acquisito:  pertiene non solo ai

massimi sistemi della macroeconomia o della politica industriale, ma anche alle quisquilie  e pinzillacchere tipo la

merenda della colazione. La Commissione Agricoltura del Senato ha ratificato un emendamento al disegno di legge

sulla ristorazione collettiva valido per le mense di scuole, ospedali, aziende e affini con il quale si vieta espressamente

all’utenza di portarsi le vivande da casa. Parliamo del mitico panino al salame, quello che, per intenderci, – ai bei

tempi in cui si poteva dire pane al pane senza rischiare censure – la mamma ci infagottava nella carta argentata per

l’ora della ricreazione. D’ora in poi si mangia (e si paga) solo la sbobba che mette sul piatto l’impresa vincitrice

dell’appalto. L’aspetto interessante è che il disegno di legge (e l’emendamento anti-panozzo) porta le firme di

parlamentari italiani, ma è farina del sacco – mai metafora più appropriata – di un discorso tenuto nel 2015 dal

presidente della Angem (Aziende della ristorazione collettiva e servizi vari) nonché amministratore unico di un

osservatorio che riunisce le sette sorelle del ramo. Sono loro ad aver impastato la polpetta che ora i nostri politici ci

sfornano bella calda sotto forma di legge. La parte più seccante della notizia non riguarda tanto l’evidente conflitto di

interessi e la supina condiscendenza della politica. In fondo, il suicidio assistito dei sistemi democratici occidentali è

un fenomeno noto e irreversibile. Quello che risulta più intollerabile di un sandwich al glutine per un celiaco è la

giustificazione pedagogica con cui hanno infarcito il testo in questione laddove il pasto viene definito un “importante

veicolo educativo relazionale attraverso l’educazione al gusto”. Non solo ci impongono leggi scritte da coloro che poi

ci lucreranno succulenti ritorni economici, ma pretendono persino che ci beviamo la morale di contorno. E così sarà

finché eleggeremo come rappresentanti i compagni di merende di chi le merende le fabbrica.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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