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Cina e la trappola dell’inflazione: costi alla produzione alle stelle

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La Cina rischia di sentire molto presto gli effetti della trappola inflazionistica che sta spingendo i prezzi alla produzione alle stelle, molto più dei prezzi al consumo.

Questa notte sono stati rivelati i dati inflazionistici che lasciano un po’ a bocca aperta. Prima di tutto l’inflazione al consumo:

Il valore dei prezzi al consumo è cresciuto del 1,5%, una bella botta dal mese precedente dove l’incremento era stato solo dello 0,7% su base annua, (invariato su base mensile ) e leggermente al di sopra delle aspettative degli analisti. Il problema però deriva dai prezzi alla produzioni, cioè dall’incremento dei prezzi industriali, che è schizzato alle stelle:

I prezzi alla produzione cinesi sono aumentati del 13,5% su base annua nell’ottobre 2021, superando le aspettative di mercato di un aumento del 12,4% e dopo la cifra di settembre di un aumento del 10,7%.

La differenza salta agli occhi, come potete vedere dal seguente grafico:

Una vera e propria trappola, dove il differenziale fra prezzi alla produzione e quelli al consumo viene, evidentemente, compensato in gran parte dai margini di utile delle aziende di produzione che si assottigliano sempre di più Del resto se valutiamo l’inflazione “Core” cinese, senza cioè alimentari freschi e energia, abbiamo un valore del 1,2% ancora più basso. Quindi la produzione sta comprimendo sempre di più i margini a fronte di un aumento molto forte dei prezzi. Fino a quando potrà andare avanti senza fallire è una domanda che ci facciamo noi, ma che sicuramente non fa dormire qualcuno a Pechino. 

Bisogna dire che una parte dell’aumento dei costi di produzione è legata all’energia, che sta seguendo i prezzi del carbone cinese. Questo è un male ora, ma, dato che i costi del fossile stanno calando, fa sperare che anche quelli di produzione si riducano, con grande dispiacere di Greta Thunberg.

Altro lato positivo è che il prezzo della carne più mangiata dai cinesi, il maiale, è calato del 2,4% dopo la fine della crisi della febbre suina. Questo ha permesso di compensare un +15% nel prezzo dei vegetali freschi, se no la situazione sarebbe stata anche peggiore.

Quindi i governanti cinesi si trovano contemporaneamente ad affrontare il problema Evergrande, cioè il mercato immobiliare, e quello della crescita dei divario fra prezzi di produzione e al consumo. Buona fortuna!

 

 


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