EconomiaEsteriRegno UnitoUSA
Chagos: Starmer si arrende al “Veto” di Trump. Salta il passaggio di sovranità alle Mauritius
Keir Starmer è costretto a ritirare il disegno di legge sulla cessione delle Isole Chagos dopo il veto di Donald Trump. Un accordo da 30 miliardi di sterline che rischiava di compromettere la sicurezza della base di Diego Garcia e i rapporti con gli USA.

In politica estera, come in economia, il tempismo è tutto. E Keir Starmer, l’attuale inquilino di Downing Street, sembra averne calcolato male più di uno. Il piano del governo laburista per cedere la sovranità delle Isole Chagos alle Mauritius è ufficialmente naufragato, o quantomeno finito in un cassetto polveroso da cui difficilmente uscirà a breve. La causa? Un misto di ostruzionismo parlamentare interno e, soprattutto, l’imprevedibile ma decisivo “niet” arrivato da Washington, sponda Donald Trump.
Il Primo Ministro britannico è stato costretto a ritirare la legislazione necessaria per attuare il passaggio di consegne. I tempi tecnici sono scaduti: con il discorso del Re previsto per il mese prossimo e la fine della sessione parlamentare, il Labour non ha più i margini di manovra per blindare un accordo che sta diventando politicamente tossico.
Un affare miliardario (per gli altri)
L’accordo, firmato lo scorso anno, prevedeva che il Regno Unito cedesse l’arcipelago delle Chagos — l’ultimo possedimento britannico in Africa — alle Mauritius. In cambio, Londra avrebbe ottenuto un contratto di locazione di 99 anni per la base militare di Diego Garcia, un avamposto strategico di importanza vitale gestito congiuntamente con gli Stati Uniti.
Tuttavia, l’aspetto economico della vicenda ha sollevato più di un sopracciglio tra gli analisti più attenti ai conti pubblici. Il Regno Unito si era infatti impegnato a pagare cifre astronomiche per poter continuare a usare una base che, di fatto, è già nelle sue mani.
I costi previsti dal “Deal” Chagos:
| Voce di Spesa | Dettagli del Pagamento | Totale Stimato |
| Canone di locazione | £165m/anno (primi 3 anni), poi £120m/anno + inflazione | ~ £29,2 miliardi |
| Fondo sviluppo Mauritius | £45m l’anno per 25 anni | £1,1 miliardi |
| Fondo per i Chagossiani | Pagamento una tantum al secondo anno | £40 milioni |
| TOTALE COMPLESSIVO | Oltre i 99 anni di contratto | ~ £30,3 miliardi |
L’ombra di Trump e la Realpolitik
Se l’opposizione interna dei Conservatori e di Reform UK (che hanno dato battaglia alla Camera dei Lord) è stata una spina nel fianco, è stata la posizione di Donald Trump a infliggere il colpo di grazia. Il Presidente americano ha cambiato idea più volte, oscillando tra il supporto iniziale e una fiera opposizione. L’ultimo affondo è arrivato tramite Truth Social, dove Trump ha bocciato l’accordo dopo che Starmer si era rifiutato di garantire l’uso delle basi britanniche per eventuali operazioni contro l’Iran.
Senza il consenso esplicito e formale degli Stati Uniti — che devono anche modificare i protocolli legali degli anni ’60 e ’70 sulla gestione della base — il Regno Unito non può procedere. La dipendenza di Londra dall’alleato d’oltreoceano si conferma totale, rendendo velleitario ogni tentativo di autonomia diplomatica che non sia perfettamente allineato ai desiderata della Casa Bianca.
Un sospiro di sollievo per il contribuente?
In questo caso, regalare la sovranità per poi riaffittare il territorio a peso d’oro (oltre 30 miliardi di sterline nel lungo periodo) appariva a molti come un’operazione finanziariamente discutibile, se non autolesionista.
Inoltre, la posizione delle Chagos al centro dell’Oceano Indiano le rende un baluardo fondamentale contro l’espansionismo cinese. Cedere il controllo formale a una nazione come le Mauritius, che ha solidi legami economici con Pechino, rappresentava un rischio geopolitico che Trump, nel suo pragmatismo muscolare, non ha voluto correre.
Il governo Starmer insiste nel dire che l’accordo è solo rimandato, ma la realtà è che il progetto è “clinicamente morto”. Per il Regno Unito, paradossalmente, questo fallimento potrebbe essere un successo: si risparmiano miliardi, si mantiene la sovranità su un punto nevralgico del globo e si evita di irritare ulteriormente l’alleato più potente del mondo. Forse, ogni tanto, la paralisi legislativa ha i suoi vantaggi.







You must be logged in to post a comment Login