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In tempi di femminicidio, la Spagna si sta comportando come un marito brutale che non accetta che la moglie lo voglia lasciare

E la picchia. Ma senza ucciderla. Questa può essere una parodia del voto catalano sull’indipendenza. Mi chiedo: se una parte del paese decide per questioni culturali più che economiche (in realtà le ragioni vanno a braccetto) che è bene separarsi sebbene restando in parte sotto lo stesso tetto (…) davvero si pensa di poter tornare indietro dopo aver mandato la ex sposa in ospedale a suon di botte perchè non si accetta la separazione? Eppoi, non si rischia la denuncia per comportamenti simili? E tutto questo – NOTASI – avendo già trovato una quadra parlamentare in passato, poi negata non tanto dal governo dell’epoca quanto dall’opposizione. Che oggi è al governo e sta disperatamente cercando di sfuggire alle sue colpe, fatte di stipendi deflazionati per volere EUropeo ed insufficienti per vivere, imposti soprattutto ai giovani come contropartita per uscire dalla crisi post subprime. Con parallelo enorme arricchimento delle classi dirigenti  e delle elites spagnole, che supportano guarda caso il governo Rajoy, vedrete dopo.

Ed infatti il wealth gap, la differenza tra ricchi e poveri in Spagna, è la più grande d’Europa:

 

Notasi bene, tutto questo pasticcio non nasce per via parlamentare ma per via giudiziaria (e qui andrebbe indagato quale sia il titolo giudiziario dell’ingerenza in decisioni che inevitabilmente vorrebbero una maggiranza – e che stanno causando conseguenze imponderabili  a livello di convivenza civile –). Per andare alla genesi dello scontro istituzionale catalano attuale, per comprenderne i motivi (certamente i più deboli sono i catalani) ho cercato in rete un sunto rappresentativo della storia e sono arrivato a quanto segue, con fonte citata al seguito (vedasi LINK):

E’ il marzo del 2006 quando il Parlamento spagnolo adotta una nuova versione dello Statuto catalano che rafforza l’autonomia della Comunità Autonoma e nel suo preambolo definisce la Catalogna ‘una Nazione’ all’interno dello Stato spagnolo. Il nuovo statuto stabilisce inoltre ‘il diritto e il dovere’ dei cittadini catalani di conoscere e parlare le due lingue ufficiali, il catalano e il castigliano.
Ma nel luglio di quell’anno, il partito Popolare di Mariano Rajoy, all’epoca all’opposizione, presenta un ricorso contro il nuovo Statuto dinanzi alla Corte Costituzionale e definisce il testo una minaccia alla unità della Spagna. La decisione della Corte arriva ben quattro anni dopo, nel giugno del 2010, quando il supremo tribunale costituzionale spagnolo annulla una parte dello Statuto catalano, stabilisce che il riferimento alla Catalogna come ‘Nazione’ non ha ‘nessun valore giuridico’ e che la Costituzione ‘non riconosce altro che la Nazione spagnola’.
La Corte nega l’uso della lingua catalana come prima lingua nelle amministrazioni catalane e sui mezzi di comunicazione. La decisione della Corte scatena la reazione di parte di una fascia di catalani, e un mese dopo alcune migliaia di persone scendono in piazza al grido di ‘Siamo una Nazione, decidiamo noi’.

Dunque, capite che il problema nasce da lontano. Forse molto dipende molto da un personaggio come il corrente Primo Ministro spagnolo (…). Ed in fondo questo è un problema che in Italia si è già risolto, precisamente nella maniera voluta oggi dai catalani. O anche in modo più radicale: oltre a concedere la lingua tedesca in Alto Adige di fatto la stragrande maggioranza delle tasse locali restano nella regione a statuto speciale, che di fatto parla tedesco. Grande risultato di democrazia, parlo dell’Italia.

Non della Spagna, in cui evidentemente l’essenza franchista non è mai morta (o forse perchè mezza Spagna vive sotto il sole con le tasse pagate dai catalani?). Anche perchè il codice penale spagnolo NON prevede pene per istituire referendum come quello catalano, mentre invece le forze di polizia spagnole sembrano pensarla diversamente (…). Oggi, in un periodo in cui a parole il rispetto dei diritti altrui dovrebbe essere sopra tutto e sopra tutti  (ipocrisia) vediamo un esempio che va decisamente contro corrente. E, nel male del comportamento brutale spagnolo – proprio come un marito che picchia la moglie perchè lo vuole lasciare, pensate davvero che domani la consorte le resterà ancora fedele? – il vero problema sta nel contesto: l’EUropa, la nobile EU, quella che a parole difende l’etica, le donne, i migranti, usa invece oggi nell’affaire catalano due pesi e due misure, a conferma che non esiste etica EUropea, sono solo interessi (di alcuni in particolare). Lo conferma sia l’esperienza greca, affamati perchè non ripagano un debito ormai insostenibile (frutto di crediti concessi con leggerezza che in passato hanno fatto ricche le banche europee) che la spudoratezza di non voler combattere l’illegale surplus commerciale tedesco, mentre parimenti si bacchettano sempre i soliti (ma non la Francia) per gli sforamenti di deficit oltre i livelli di Maastricht.

Lo dico da tempo, l’EU incentrata sull’euro è uno strumento neocoloniale che deve fare gli interessi dell’asse dominante, oggi quello franco-tedesco. Ed il fatto di non dire oggi nulla su quanto sta accadendo in Catalogna, di fare finta di niente come se non si fosse parte in causa (questi sono i fatti) spiega più di mille parole quanto sia necessario interrompere l’esperienza EUropea, o meglio questa esperienza europea a vantaggio asimmetrico. Che favorisce i paesi – e le classi – più ricche. Tutto torna.

Tornando alla Spagna, prevedo sangue per le strade, fui facile profeta un mese e mezzo fa (vedasi LINK). Facile prevederlo in fondo, con un politico come Rajoy che ha plasmato un paese riducendo ai minimi le remunerazioni dei lavoratori nel post subprime una crisi di questo tipo fa gioco per spostare l’attenzione dai veri problemi economici nazionali ossia che la gente guadagna non abbastanza per vivere dignitosamente.

E guarda caso le proteste, le richieste per aumentare “il sueldo” sono partite proprio da Barcellona con il rischio diallargarsi a macchia d’olio (una minaccia anche per la stabilità EU, ndr), semplicemente perchè – visto l’enorme afflusso di turisti in una città oggettivamente bella – i costi sono europei ma gli stipendi restano spagnoli. Ciò ha causato, come spiegato in passato (vedasi LINK) richieste di aumenti di stipendio del 35% (!!!), ossia rivendicazioni in grado – se accettate – di far saltare in aria economicamente il paese (pensate che a fronte delle richieste degli operatori della sicurezza dell’aeroporto del Prat di aumenti del 35% di stipendio, ben il 20% è stato immediatamente riconosciuto dai datori di lavoro!!!). Infatti, secondo chi scrive, il motivo del silenzio spagnolo è ben altro, come ben spiegato in nostri precedenti interventi (appunto, vedasi il LINK sopra).

Alla fine è solo una domanda che bisogna porsi: pensate davvero che dopo la prova di forza di Madrid le cose saranno uguali in Catalogna? Se per caso si imprigioneranno i politici catalani, se si picchieranno e/o arresteranno i giovani catalani che vogliono votare per la loro cultura, per il loro futuro, anche per migliorare i loro stipendi, voi pensate davvero che domani costoro non trasformeranno il loro rancore in odio per gli spagnoli?

L’esempio della moglie e del marito è calzante: le istituzioni EUropee a parole difendono i diritti del più debole, delle donne ad esempio. Perchè oggi non difendono la Catalogna?

Noi italiani, con il nobile – sebbene altamente imperfetto – esempio dell’Alto Adige, abbiamo titolo per parlare.

MD

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