Europa
Case green, Bruxelles mette sotto accusa tutti i 27: quando l’eccezione diventa la regola

La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri per il mancato recepimento integrale della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici entro la scadenza del 29 maggio 2026. I governi hanno adesso due mesi per rispondere alla lettera di costituzione in mora; successivamente Bruxelles potrà procedere con un parere motivato. La normativa punta alla completa decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050 e introduce standard minimi per gli immobili non residenziali, percorsi nazionali di riduzione dei consumi per quelli residenziali e nuovi obblighi legati all’energia solare e alla mobilità sostenibile.
Ma il dato politico viene prima persino di quello giuridico. Se nessuno dei 27 Paesi, senza eccezioni, è riuscito a recepire integralmente e nei tempi previsti la direttiva, appare difficile sostenere che il problema siano contemporaneamente tutti i governi europei. È molto più ragionevole domandarsi se non sia la normativa stessa a essere nata troppo distante dalle condizioni economiche, sociali e immobiliari dell’Unione.
La procedura collettiva assume così contorni quasi surreali. Bruxelles ha stabilito regole valide indistintamente per patrimoni edilizi profondamente diversi, senza considerare fino in fondo le specificità delle abitazioni italiane, dei grandi condomini urbani, dei borghi storici, delle aree interne e degli edifici costruiti in epoche nelle quali l’efficienza energetica non rappresentava una priorità.
Nicola Procaccini, copresidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei ed eurodeputato di Fratelli d’Italia, ha colto il paradosso: «Una procedura d’infrazione Ue contro tutti gli Stati dell’Unione è probabilmente un unicum nella storia continentale». Secondo Procaccini, la decisione certifica il fallimento del Green Deal e rivela l’atteggiamento dirigista di una Commissione poco rispettosa del principio di sussidiarietà e della libertà dei cittadini. “Dall’altro lato” è la “conferma” di “quanto abbiamo sempre sostenuto: la direttiva Case Green è un attacco insensato al buon senso, impregnato di radicalismo ambientalista e di odio nei confronti della proprietà privata”, ha aggiunto Procaccini.
L’efficienza energetica degli edifici resta naturalmente un obiettivo condivisibile. Ridurre i consumi significa abbassare le bollette, migliorare la qualità delle abitazioni e limitare la dipendenza europea dalle importazioni energetiche. Ma un obiettivo giusto può essere compromesso da strumenti sbagliati.
Non si può pretendere una trasformazione così profonda del patrimonio immobiliare senza prevedere risorse adeguate, incentivi stabili, tempi realistici e una forte flessibilità nazionale. Il rischio è quello di trasformare la transizione ecologica in un’imposizione regressiva: le famiglie con redditi elevati potranno sostenere gli interventi, mentre chi vive in un condominio datato, in una casa di provincia o in un piccolo comune rischierà di non riuscire ad affrontare i costi e di vedere svalutato il proprio immobile.
La vicenda delle Case green manifesta ancora una volta la miopia di un’Europa capace di fissare obiettivi molto ambiziosi, ma meno attenta alle conseguenze economiche, industriali e sociali delle proprie decisioni. Lo stesso errore è stato compiuto con l’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sostiene da tempo che l’ETS, così come è stato concepito, si sia trasformato in una tassa aggiuntiva sulle aziende europee, incidendo sui costi energetici e riducendo la competitività rispetto ai concorrenti extraeuropei. Urso ha chiesto una revisione profonda dei parametri sulle emissioni, dei meccanismi di assegnazione e della progressiva eliminazione delle quote gratuite, oltre a maggiori tutele per le imprese esportatrici.
Il ministro si augura quindi che venerdì 17 luglio la Commissione presenti finalmente una revisione radicale e organica dell’ETS, correggendo un sistema che rischia di favorire la delocalizzazione delle produzioni senza determinare una reale riduzione delle emissioni globali. La revisione europea, attesa proprio il 17 luglio, dovrebbe intervenire anche sui parametri utilizzati per l’assegnazione delle quote gratuite alle industrie.
Case green ed ETS rappresentano due facce dello stesso problema. La sostenibilità non può essere costruita contro le famiglie, i proprietari di casa e le imprese. La procedura aperta contro tutti i Ventisette dovrebbe indurre Bruxelles non a moltiplicare le minacce, ma a interrogarsi sull’effettiva applicabilità delle proprie regole. Quando tutti risultano inadempienti, forse non sono tutti gli Stati a essere fuori strada: è la legge europea a essere fuori dalla realtà.









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