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Brusco calo dei consumi a settembre. Il punto della situazione.

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A settembre, dopo i tre mesi dall’inizio del governo giallo-verde, è stata registrata una frenata delle vendite al dettaglio, -0,8 su base mensile e -2,5% annuale, quindi una battuta d’arresto dei consumi, fattore principale della domanda interna, motore del pil e dell’occupazione. Questi dati ingloriosi per la nostra economia NON sono da imputare all’attuale governo (la manovra  ancora non e’ in vigore e viene anzi criticata quando invece è sufficientemente espansiva). Occorre invece riflettere invece su quanto il famoso  QE della BCE non abbia funzionato come anello di congiunzione tra una banca centrale che emette liquidità e l’economia reale. Quest’ultima dinamica è la peculiarità di tutte le banche centrali del resto del mondo, ossia finanziare l’economia reale con l’obbiettivo della piena occupazione, la quale quest’ultima rappresenta l’effetto di un incremento dei consumi, ossia della domanda interna. Il QE della BCE si limita solamente a contenere lo spread con acquisti nel mercato secondario dei titoli di Stato e non finanzia direttamente gli Stati, quindi la liquidità rimane solo circolo economico finanziario. Inoltre il compito ufficiale dell’istituto di Francoforte è di mantenere la stabilità dei prezzi, cosa peraltro neanche riuscita in Italia, visto che l’inflazione a settembre di quest’anno, ancora non ha raggiunto il 2%.
Meno tasse e più spesa pubblica sono il volano dei consumi, tramite il finanziamento a deficit.


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