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Brexit: 72 ore per chiudere il problema delle aree di pesca

Ormai siamo alla fine delle varie trattative e, anche se mercoledì scorso sono ricominciati i colloqui fra Lord Frost e Michel Barnier per l’ultimo giro di walzer politico prima della fine.

Il problema più acceso rimane quello dei diritti di pesca.

Il ministro dell’Irlanda del Nord, Andrew Marr, ha detto alla BBC : “Il fatto che Michel Barnier abbia delineato nell’ultima settimana o giù di lì che torneranno e faranno questi intensi negoziati, riconosce che l’UE ha bisogno di muoversi, e che sta alla prossima settimana, è assolutamente un ottimo segno.

“Penso che ci siano buone possibilità che possiamo ottenere un accordo, ma penso che spetti all’UE capire che spetta anche a loro muoversi.

“Dobbiamo assicurarci che sia un accordo che funzioni non solo per i nostri partner in Europa – vogliamo avere un ottimo rapporto con loro ovviamente – ma che funzioni per il Regno Unito.

“Penso che ci siano buone possibilità che possiamo ottenere un accordo, ma penso che spetti all’UE capire che spetta anche a loro muoversi”.

Il tema centrale su cui Londra si aspetta una resa quasi completa da parte della UE è quello delle aree di pesca. Il Regno Unito si aspetta che l’Unione riconosca, una volta per tutte  , che le acque nazionali della Gran Bretagna sono acque di spettanza esclusiva di Londra. in cambio possono anche fare concessioni per periodi di transizione legati a quote, ma non è accettabile nessuna altra scelta.

A questo punto lo scontro passa dai rapporti fra UK ed UE a problemi interni alla UE, con Francia, Belgio e Paesi bassi da un lato e Germania, Spagna e Polonia dall’alto. Solo i primi tre paesi hanno un interesse nelle acque territoriali britanniche, mentre gli altri paesi vogliono in equilibrato accordo di carattere generale. La Merkel ha già ripreso Macron per la sua rigidità, ma ora si tratta di chiudere e di decidere. Vedremo se la disponibilità di Barnier è solo di facciata o reale.


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