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BREVE GUIDA AD UNA (semplice) MONETIZZAZIONE PARZIALE DEL DEBITO

 

 

La moneta è un debito, o meglio un titolo rappresentati di debito, da molto, moltissimo tempo. Le lettere di credito emesse dagli Ordini Militari nel XIII secolo, rappresentativi e convertibili in oro, erano già una primitiva cartamoneta. Allo stesso modo i più importanti “Banchi” di credito italiani emettevano carte rappresentative di metallo prezioso da epoche di poco successive.

La cartolarizzazione dell’oro non è stata un processo rapido né semplice, con una serie di fasi evolutive che hanno portato alla rottura della convertibilità all’inizio del ventesimo secolo e quindi all’abbandono dell’ultimo residuo di gold standard con l’abbandono degli accordi di Bretton Woods. Chi lo desiderasse potrebbe ascoltare il discorso di Keynes nel quale presenta la rottura del legame fra oro e sterlina nel 1930, visto come un momento di liberazione dell’economia. Infatti l’economia reale può avere un vantaggio molto forte dall’aumento della quantità di moneta nel momento in cui esista uun’ampia potenzialità produttiva inespressa. Purtroppo buona parte dell’emissione di denaro delle Banche Centrali non è andata a scaricarsi nel mondo reale (quindi nelle tasche delle classi più povere o medie), generando inflazione, ma è stata dirottata in una serie di bolle speculative, dall’immobiliare all’azionario ai derivati alla pura e semplice speculazione su strumenti più o meno complessi. I motivi di questo fenomeno sono diversi, dalla possibilità di sfuggire alla speculazione alla complessità eccessiva nell’avviare business nel mondo reale, ad una rincorsa all’arricchimento facile, all’avidità, nell’assurda illusione di essere migliori degli altri. Comunque, come mostrano  l’assenza di inflazione, la concentrazione della ricchezza e l’esplosione degli indici di borsa (ma non dei prezzi di beni reali…) la moneta delle banche centrali non ha generato crescita e non la genererà, se non in modo molto limitato e per via indiretta.

Ciò premesso come si potrebbe monetizzare un debito di stato senza causare terrore dei vari pseudoeconomisti, quelli che gridano alla Turchia, all’Argentina ed al venezuela senza sapere di cosa stiano parlando, ma in modo graduale? Semplicemente NON  facendolo fare allo stato e lasciandolo su base volontaria ed utilizzando la tokenizzazione degli attivi.

Sarò semplice perchè odio fare il Mambo Jambo di blockchain  criptovalute etc e parleròò per esempi pratici. Esiste una piattaforma privata, funzionante, con sede in Bielorussia, dovee la normativa ad hoc è già stata sviluppata, che si occupa di “Smaterializzare” titoli azionari ed obbligazionari. Per chi fosse incuriosito si chiama Currency.com.  Come opera questa piattaforma? se volete comperare un’azione Apple, Sigla APPL, la società la acquista , tramite una società collegata USA, la lascia in una custodia controllata e vi consegna un “Token” basato su blockchain Ethereum. Il vantaggio di utilizzare un token su blockchain è legato al fatto di:

  • poter effettuare trasferimenti a costi bassissimi;
  • poter conservare lo stesso, potenzialmente, anche fuori dall’exchange, su un wallet privato (una memoria dedicata) nel vostro PC o altrove;
  • non essere falsificabili o duplicabili;
  • essere FRAZIONABILI, per cui posso vendere un terzo di azioni Apple, un decimo etc.

Già questa piattaforma potrebbe comperare titoli di stato italiani e metterli, smaterializzati sulla propria piattaforma e già a questo stadio sarebbero potenzialmente frazionabili ed utilizzabili per il pagamento. Se comprate un BTP da 1000 euro potreste frazionarlo in 10 mila parti da 10 centesimi ed utilizzarli per i pagamenti, ma questa piattaforma non è nata per questo tipo di servizi, ma per facilitare investimenti e trading a chi possiede criptovalute e la Blockchain di ETH non è la più “”Scalabile”, cioè non ha una portata di transazioni elevata, per poter sorreggere questo servizi.

Immaginiamo che un privato pero voglia sviluppare un sistema di pagamento basato sul BTP. Semplicemente sceglierebbe una blockchain più scalabile, con costi molto bassi (Stellar ad esempio, ma ora ormai ne esistono numerose) e predisporrebbe un sistema di tokenizzazione simile: acquisterebbe i BTP sul mercato, quindi li convertirebbe in token lasciandoli depositati presso un ente sicuro e certificato. A questo punto, dopo la tokenizzazione, questi BTP sono frazionabili ed utilizzabili nel pagamento. Sarebbero “Divisibili” in migliaia di fettine per pagare Tizio, Caio e Sempronio, oppure per riceve pagamenti da Tazio. Si tratterebbe di una moneta parallela? NO, aassolutamente NO, l’unità di misura base sarebbe comunque l’euro. Si incrementerebbe il debito? NO, i vantaggi li diremo alla fine. Necessiterebbe di modifiche legislative particolari? Allo stato attuale NO, se mai in seguito, in modo facoltativo.

Perchè questo sistema di pagamento dovrebbe affermarsi? Attualmente i sistemi di pagamento interbancari (le carte di debito) percepiscono una commissione per transazione dello 0,2% o 5 centesimi massimo per transazione. Però attenzione che poi vi sono dei canoni mensili per l’utilizzo del POS e dei costi fissi a transazione che possono essere molto rilevanti per l’esercente e che si possono poi, indirettamente, scaricare sui prezzi. Si tratta poi di costi perfino crescenti , dato che le major delle carte di credito ne hanno annunciato la revisione al rialzo. Per darvi un esempio dei costi potete leggere qui, dove sono elencati i costi per l’esercente di POS Unicredit, Intesa e Poste Italiane. Se poi lo volete NON collegato al sistema bancario (ad esempio come questo POS)I costi sono di 100 euro circa per il POS più 0,9% a transazione (1,4% per lee carte di credito).

Il sistema a tokenizzazione sarebbe … Quasi gratuito ANZI, sarebbe potenzialmente remunerato. Ricordiamo che alla base ci sono i BTP, che attualmente rendono il 2,6%. Riduciamolo al 2% per fare cifra netta. Saremmo nella seguente condizione:

  • i trasferimenti tramite blockchain sono meno costosi di struttura, e lee commissioni si aggirano già di base su frazioni minime di percentuale. peer fare un esempio una transazione su blockchain stellar ha costo base di 0,00001 stellar, che ora vale 0,01 dollaro circa. Raddoppiamo o moltiplichiamo per 10 la commissione, non cambia nulla, ed una transazione, da 50 centesimi o 5 mila euro, costerebbe, esageriamo, 0,0002 euro (ed ho moltiplicato quella base per 20), 10 volte meno rispetto a quella fissata dalla direttiva PSD2;
  • Un titolo da 1000 euro ne renderebbe 20 all’anno che rimarrebbero alla società di gestione, senza fare nulla, letteralmente….

La società di gestione avrebbe un ritorno sicuro , indipendentemente dal numero di transazioni effettuate, ed avrebbe un ritorno per transazione. Lasciamole moltiplicare per 20 i costi per transazione, il suo conto economico avrebbe due categorie di entrate:

  • dai titoli in deposito;
  • dalle transazioni.

Le premesse ci sono tutte per  una buona redditività , soprattutto se si opera con strutture leggera ed un elevato numero di transazioni. Del resto il consumatore perchè non dovrebbe utilizzare un sistema di pagamento a costo zero? Perchè il negoziante non dovrebbe utilizzare un sistema 10 o 20 volte meno costoso degli attuali? Naturalmente è tutto da valutare, ma le premesse positive ci sono.

Che cosa guadagnerebbe lo  Stato?

  • se rimane al di fuori del sistema semplicemente avrebbe meno titoli fluttuanti sul mercato, quindi il problema del piazzamento del debito si alleggerirebbe. Ci sarebbe un cliente in più;
  • Se entrasse nel sistema, magari con classi di titoli dedicati (legati ad un servizio di deposito certificato e centralizzato) potrebbe piazzare titoli a costi inferiori a quelli del mercato, leegati non alle fluttuazioni dello stesso, ma al costo del sistema di pagamento parallelo.

Chiaramente questa è un’ipotesi di massima, tutta da studiare ed eventualmente da sviluppare passo passo, ma avrebbe anche il vantaggio di non essere spazialmente limitata e di poter permettere pagamenti internazionali. Il tutto con modifiche legislative minime.


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