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Il Breakup dell’Euro come fatto Politico: le variabili Francia e Germania

 

Abbiamo discusso in modo diffuso delle problematiche e degli squilibri macroeconomici legati all’introduzione dell’euro.

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Non c’e’ dubbio pero’ che alla fine, se una fine ci sara’, sara’ una decisione politica presa da qualcuno degli stati dell’eurozona a decretare la fine di quest’esperimento non riuscito della moneta unica.

Ricordiamoci pero’ di una doverosa premessa: le nazioni che realmente contano nell’eurozona, sono Germania e Francia, ed un accordo tra queste ha posto le basi per la creazione dell’Unione Europea e succesivamente dell’Euro.

Non c’e’ pero’ il minimo dubbio, che l’Euro, e’ stata una formidabile opportunita’ di crescita per la Germania, che grazie alla capacita’ e struttura della propria economia, nonche’ grazie alla lungimiranza delle proprie classi dirigenti, s’e’ trasformata in 15 anni da grande malato d’Europa, a leader indiscusso continentale.

Per la Francia, invece, l’euro ha posto le basi per un chiaro declino economico e politico, ed il fenomeno e’ stato favorito non solo dalla struttura industriale francese che non ha saputo adeguarsi in termini competitivi al perimetro dell’euro, ma anche da una miopia delle classi dirigenti di quella nazione.

Ma in entrambe queste nazioni qualcosa sta accadendo in termini politici, ed e’ bene capirne i potenziali sviluppi.

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GERMANIA: L’ASCESA DI AFD, INDURRA’ LA MERKEL AD INDURIRE LE POLITICHE ATTE A MANTENERE IN VITA L’EURO.

La Merkel, s’e’ dimostrata una formidabile e navigata Leader. Le sue politiche volte a “concedere qualcosa agli altri” solo dopo estenuanti trattative, di fatto hanno permesso alla Germania di massimizzare i vantaggi del mantenimento dell’euro, ed hanno contenuto al minimo i costi.

Ora pero’ il panorama politico tedesco e’ cambiato. Morto il partito Liberale alleato della CDU-CSU, e’ in costante ed inesorabile ascesa AFD, un partito conservatore alla destra della CDU-CSU, con un programma pragmatico e tutt’altro che populista, che mette al centro della propria azione l’interesse della Germania (specie quello a lungo termine) e vede nell’euro una costruzione sostanzialmente destinata al fallimento, per cui il breakup dell’euro e’ cosa inevitabile ed e’ un processo da gestire minimizzando i danni per la Germania, nella sua veste di “creditore” e “produttore”.

In pratica si sta avverando cio’ che per 70 anni ha terrorizzato la CDU-CSU: la nascita alla propria destra di un serio e consistente partito conservatore. Oggi i sondaggi danno AFD in crescita ad un 10% secco, ed in caso di elezioni cio’ significherebbe un’altro governissimo CDU-SPD (che c’e’ gia’ tra l’altro), premessa ad un ulteriore balzo in avanti di AFD.

L’ascesa di AFD inevitabilmente portera’ la CDU-CSU di Angela Merkel a porsi verso i partners sempre piu’ in modo critico ad azioni volte ad aiutare e salvare paesi in difficolta’, nonche’ a contenere l’instabilita’ dei fragili equilibri della zona euro. Le conseguenze, saranno ovvie: il processo di divaricazione degli squilibri macroeconomici nell’eurozona continuera’ inesorabile, e quindi anche la crisi economica, e proseguira’ l’avanzata di formazioni critiche verso l’euro in tutta una serie di nazioni, accelerando il prevedibile epilogo.

 

FRANCIA: L’INARRESTABILE ASCESA DI MARINE LE PEN, E LA PROFONDA CRISI DI HOLLANDE E SARKOZY, CAUSERANNO PRIMA O POI UN IRRIGIDIMENTO DELLA FRANCIA

La Francia nel periodo di vita dell’Eurozona e’ diventata un paese debitore, la Germania il grande creditore: l’asse scrioccola.

Ogni tornata elettorale, vede passi in avanti dell’ultradestra che sembra aver scardinato il vecchio bipolarismo alla francese. Marine Le Pen, a differenza di suo padre, è riuscita a mostrare il suo partito non solo come il movimento della protesta, con un programma ben chiaro che va dalla difesa degli Stati nazione, alla sovranità dei popoli e delle identità nazionali, la fine dello spazio di Schengen, l’addio all’euro, il patriottismo economico e la superiorità del diritto nazionale sulle direttive europee.  Questi temi, a quanto pare, sono una calamita per i cittadini francesi alle prese con una lunga e logorante crisi economica.

Ma le fortune del Fronte Nazionale, sono anche legate alla profonda crisi dei suoi avversari: i socialisti francesi restano una delle formazioni progressiste meno evolute, ed hanno una leadership, quella di Hollande totalmente screditata. I Gollisti vedono ora risorgere dalle proprie ceneri Sarkozy: il partito e’ diviso, colpito da scandali e in uno stato di salute precario.

Oggi i sondaggi assegnano a Marine Le Pen un roboante 28% in caso di elezioni presidenziali, che implicherebbe un ballottaggio con Sarkozy (dato al 25%) ed un esclusione di Hollande (dato ad un misero 16%).

I sondaggi, inoltre, dicono per la prima volta che Marine Le Pen vincerebbe un ballottaggio con Hollande (ma non ancora con Sarkozy, dove pero’ la distanza si riduce via via ad ogni sondaggio).

Le presidenziali del 2017 sono ancora molto lontane, ma le tendenze sono terrifinanti per l’establishment.  Alla destra dell’UMP un’altro partito conservatore e per l’uscita immediata della Francia dall’euro, DLR di Dupont-Aignan, viaggia al 4-5%.

In sintesi, alle europee le formazioni di Destra euroscettica (FN e DLR) hanno preso un incredibile 29%, ed oggi stanno al 33%, con tendenza all’aumento.

Prima o poi, PS ed UMP saranno obbligati in un modo o nell’altro, a correre ai ripari, e visto che ne’ le politiche di deficit allegro ne’ quelle di austerita’ potranno risollevare la Francia dalla profonda crisi, e’ assai verosimile che dovranno cercare lo scontro frontale e la resa dei conti con la Germania, e per vedere cio’ non credo che dovremo attendere il 2017.

 

Ne vedremo delle belle. I tempi sono lunghetti, perche’ la capacita’ di sopportazione delle popolazioni e’ elevata (le popolazioni europee sono vecchie e con ancora fieno in cascina), ma anche dal punto di vista politico l’orologio fa TIC-TAC

GPG

 

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