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” FMI E STIMOLI FISCALI”, KEYNES IRROMPE NEL MODUS OPERANDI DEL FONDO

L’università di Boston, lo scorso marzo 2014, ha pubblicato uno studio:

BOSTON UNIVERSITY

in cui si segnala una conversione nella dottrina economica dalla difesa ad oltranza dell’Austerity, appunto, all’apertura verso gli stimoli fiscali del Fondo Monetario Internazionale.

Ovviamente siamo ben lontani dal cambiamento del paradigma di base, ovvero il consolidamento fiscale, ma almeno si fa presente che il TIMING dell’applicazione delle politiche fiscali ortodosse deve essere legato all’andamento delle economie, ovvero al massimo avvenire nei periodi in cui le vacche sono grasse.

Un cambio di passo che DOMINIQUE STRAUSS KAHN aveva pensato già ai primi del 2011, ben prima che l’Italia, e con essa gli Italiani, fosse travolta dal CICLONE MONTI:

“….il FMI non può rimanere indifferente sulle questioni di redistribuzione….”

(The Global Jobs Crisis – Sustaining the recovery through Employment and Equitable Growth – DSK 13/04/2013)

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Ma tornando allo studio della Boston University, l’autore si concentra su un passaggio del grandissimo BLANCHARD

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che riportiamo in originale, in aggiunta ad una sua breve e circoscritta traduzione:

BLANCHARD

Una rapida traduzione/interpretazione è la seguente:

“In tempi normali il fondo raccomanderebbe una dose di FISCAL CONSOLIDATION ma oggi non siamo in tempi normali e non ci possiamo permettere una riduzione del deficit perché in tempi di riduzione della domanda aggregata questa la riduce ancora di più gettando l’economia in una spirare di recessione sempre più profonda. Se invece i governi si dimostrassero disponibili a seguire politiche economiche che evitino uno scenario di grande depressione, allora la domanda riprenderebbe”

Questi documenti dimostrano che non fu esattamente il FMI a desiderare per l’Eurozona l’Austerity quanto gli stessi organi della UE: Commissione e BCE.

D’altronde se andiamo ad osservare l’operato degli USA (e di Obama) all’alba della crisi troviamo i seguenti dati:

– SPESA PUBBLICA = piano da 800 miliardi di euro;

– Q.E.1= 1.750 miliardi di dollari (18 marzo 2009)

– Q.E.2= 600 miliardi di dollari (agosto 2010)

 

Ovviamente non stiamo parlando di un agire alla Keynes, il cui pensiero è quin di seguito concentrato, ma poco ci manca:

KEYNES BAGNAI

 

Ora confrontiamolo con l’attuale azione dell’Eurozona:

– Piano Juncker = 21 miliardi di euro;

– Q.E. = 200 miliardi di euro a settembre 2014 (TLTRO utilizzato solo per 83 miliardi);

– ACQUISTO COVERED BOND = 1,7 miliardi a ottobre 2014;

– ACQUISTO ABS (PRESTITI CARTOLARIZZATI)…=…BOH!;

– ACQUISTO TDS (EUROBOND)….= ….MAH!.

 

Direi che le differenze si notano anche ad occhio nudo vero?

Allora la domanda che vi pongo è:

E’ CORRETTO PARLARE DI TROIKA SE DA ANNI IL FMI PROFESSA OPERAZIONI DI SPESA PUBBLICA ANTICICLICHE E SE, TANTO DSK, QUANTO BLANCHARD, NE AUSPICAVANO L’IMPIEGO ANCHE IN UE?

NON E’ CHE IN REALTA’ SIANO SOLAMENTE QUELLI DELLA COMMISSIONE EUROPEA, ALLA FINE, CHE HANNO TRASCINATO L’EUROZONA NEL SUO PIU’ GRANDE INCUBO DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE?

A VOI LA RISPOSTA.

 

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

GUSTI E IL PROF 2

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