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BMW e la forza del capitale: i robot umanoidi sbarcano a Lipsia e sostituiscono gli operai
BMW porta i robot umanoidi “Aeon” nello stabilimento di Lipsia: un progetto pilota che punta a rilanciare la competitività dell’industria europea attraverso massicci investimenti di capitale. Nessun taglio al personale (per ora).

Monaco di Baviera. L’industria europea si trova di fronte all’ennesimo, inevitabile, cambio di paradigma tecnologico. BMW è il primo gruppo automobilistico a impiegare stabilmente robot umanoidi in Germania, avviando un progetto pilota d’avanguardia nello stabilimento di Lipsia. L’obiettivo è testare come questa tecnologia possa integrarsi nella produzione di automobili, nell’assemblaggio delle batterie e nella costruzione della componentistica. Ovviamente se la sperimentazione avrà successo l’uso di questi robot al fianco, e al posto, degli operai verrà ampliato.
Il colosso bavarese non parte da zero, ma capitalizza l’esperienza pregressa. Già dallo scorso anno, infatti, nel gigantesco impianto statunitense di Spartanburg è in corso una fase pilota con i robot della californiana Figure. Ora l’attenzione si sposta in Europa: a Lipsia, BMW schiera i modelli “Aeon” di Hexagon Robotics, società svizzera controllata dall’omonimo gruppo svedese.
La mappa dei progetti pilota BMW:
| Stabilimento | Paese | Modello Robot | Azienda Fornitrice |
| Spartanburg | USA | Figure 01 / 02 | Figure AI |
| Lipsia | Germania | Aeon | Hexagon Robotics |
La roadmap per l’implementazione in Germania è già tracciata in modo chiaro:
- I primi test sul campo sono stati effettuati con successo lo scorso inverno.
- Ad aprile sono previste ulteriori sessioni di collaudo.
- Il progetto pilota vero e proprio entrerà a regime a partire dall’estate.
Per ora si parte con due soli umanoidi, ma i piani sono ben più ambiziosi. Michael Ströbel, responsabile della digitalizzazione della produzione, prevede che nel giro di cinque anni le fabbriche saranno popolate da migliaia di queste macchine. Il direttore della produzione Milan Nedeljkovic, che a maggio raccoglierà il testimone di Oliver Zipse alla guida dell’intero gruppo, inquadra la mossa: “La digitalizzazione migliora la competitività della nostra produzione, qui in Europa e nel mondo”.
In un’ottica prettamente economica, ci troviamo di fronte a un caso da manuale: una massiccia iniezione di capitale per incrementare la produttività marginale del lavoro. Ufficialmente le rassicurazioni di rito non mancano e i vertici aziendali sottolineano come i robot si faranno carico solo delle mansioni più “sgradevoli e pericolose”, senza alcun taglio del personale. Resta da chiedersi quanto velocemente il concetto di “mansione sgradevole” si allargherà giustificando altri investimenti miliardari, a fronte di tagli del personale che, alla fine, porteranno alle famose “Fabbriche oscure” cioè impianti dove non si accendono le luci perché vi lavorano solo robot, senza intervento umano.







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