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Blackout: la Svizzera trema dopo la chiusura delle centrali francesi

 

La situazione dell’approvvigionamento elettrico in Francia è attualmente estremamente tesa e crea dei problemi anche ai paesi confinanti.  Perché l’elettricità delle loro centrali nucleari francesi soddisfa anche la fame di energia delle famiglie e delle aziende svizzere, e la chiusura di alcune di esse per manutenzione rischia di mettere al buio parte della svizzera.

Prima di tutto alcuni numeri: il media la Svizzera importa dai paesi vicini, soprattutto la Francia, quattro TeraWatt/h di energia al giorno. Berna non ha raggiunto un accordo quadro con la UE sull’energia, per questo sta puntando a raggiungere l’autarchia con un aumento di due TW/h di accumulo e di generazione, ma intanto la dipendenza c’è.

“Data la situazione tesa, RTE, il gestore della rete di trasmissione di energia, non fornisce alcuna informazione sull’approvvigionamento energetico per più di un mese”, avverte Nicolas Charton, direttore dell’ufficio E-CUBE Strategy Consultants a Losanna.

La ragione di questa incertezza nelle forniture è nota e viene dalla vicina   Francia. Negli ultimi giorni, non meno di 15 dei 56 reattori nucleari sono stati chiusi per lavori di manutenzione o guasti. Normalmente, in questi casi, dovrebbero partire le centrali a carbone e a olio pesante anche in un paese che punta sul nucleare, come la Francia, ma ora queste fonti sono pesantemente segnate dai costi per le emissioni di carbonio. Quindi i prezzi sono andati alle stelle. L’uso del gas naturale è stato penalizzato dai costi alle stelle, oltre 10 volte il 2015, legati all’incertezza sulla fornitura del gas russo.

A tutto questo si aggiungono ora le preoccupazioni per il parco delle centrali nucleari francesi. “Con la mancanza di altre quattro centrali elettriche con una potenza totale di circa 6.000 megawatt, i prezzi in Francia sono aumentati notevolmente rispetto a quelli dei paesi vicini”, afferma Simon Witschi, capo della sezione Segreteria della Commissione federale per l’elettricità (ElCom).

Perfino nella ricca Svizzera l’elettricità è salita alle stelle, tanto che diverse aziende energy intesive , a alto uso di elettricità, stanno pensano di sospendere le proprie produzioni, almeno in via temporanea. Il prezzo del MW/h è passato dai 30-60 euro ai 100 – 200 euro, e a questi livelli si chiude.

Il problema per la Svizzera è di tempistica: con poche centrali nucleari gran parte dell’elettricità svizzera proviene dall’idroelettrico, che è insufficiente in inverno. Normalmente non c’è problema: la Federazione importa in inverno ed esporta in estate, ma il boom dei prezzi energetici di quest’inverno rischia di far saltare un equilibrio esistente, ma precario.

La rete elettrica è sensibile agli incidenti
La Federal Electricity Commission sta cercando di calmarsi. “La sicurezza dell’approvvigionamento energetico del Paese non è al momento a rischio”, afferma Simon Witschi. “Le centrali elettriche in Svizzera, ma anche in Germania e in Italia, stanno attualmente producendo elettricità sufficiente e le reti per le importazioni di elettricità sono ancora disponibili”.

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Tuttavia, non tutto è roseo. “Anche se attualmente non vi è alcun rischio di mancanza di energia, la rete elettrica è ancora sensibile a un incidente, ad esempio un difetto in una linea di grandi dimensioni”, avverte l’analista energetico Charton.

Secondo un rapporto del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), diversi fattori dovrebbero concorrere per far sì che l’elettricità scarseggia per alcuni giorni. “Se l’indisponibilità del parco atomico francese raggiunge la soglia del 30 percento, potrebbe diventare scarsa”, afferma Se questo si combinasse con un guasto alle centrali nucleari svizzere di Beznau 1 e 2 si creerebbero le condizioni per un blackout svizzero.

Anche i produttori di energia elettrica svizzeri (BKW FMB Energie, EBM, Alpiq, ecc.) hanno una delle chiavi per prevenire il peggio, sia ora sia in futuro: “La Svizzera ha molte riserve idriche e capacità di produzione”, e la soluzione più semplice per il futuro potrebbe essere quella di alzare le dighe per aumentarne la capacità, mentre nel breve le società elettriche potrebbero essere tentate di sfruttare di più le riserve idriche, rischiando però di trovarsi senza per il futuro in caso di una siccità.


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