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Biden ordina un attacco sulle milizie filo iraniane in Siria. Torna la strategia militare muscolare

 

Il Pentagono ha confermato che gli Stati Uniti hanno bombardato strutture delle milizie filo-iraniane nella Siria orientale, la stessa zona dove operano anche militari americani in aumento di numero dall’insediamento del Presidente Biden. Gli attacchi sono stati un risposta ad una serie di attentaati recentemente messi in atto contro l’Ambasciata, strutture e uomini americani in Iraq.

Il portavoce del Pentagono ha affermato che gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle infrastrutture di “un certo numero di gruppi militanti sostenuti dall’Iran, tra cui Kait’ib Hezbollah e Kait’ib Sayyid al Shuhad”, sottolineando che “più strutture” sono state distrutte. Si presume che gli attacchi siano stati condotti con l’utilizzo di droni.

Rapporti non confermati dalla Siria parlavano di esplosioni nei pressi di Al-Bukamal, una città nella provincia di Deir-ez-Zor vicino al confine con l’Iraq.

Nell’ottica della presidenza Biden questi attacchi costituiscono un elemento di “De-escaltion” del conflitto nella regione. Appare comunque indubbio che si tratta di un intervento attivo contro l’Iran che si affianca al ritorno in forze di nuove truppe nella Siria orientale. Si tratta di un ritorno della politica estera “Muscolare” in medio oriente che abbiamo già visto in atto con la precedente presidenza democratica e l’interventismo diretto in diversi scacchieri, soprattutto in Siria.


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