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Esce il nuovo libro di Jorge Bergoglio, distribuito da Il Manifesto e con la prefazione della ministra Fedeli. Mi sono perso qualcosa?

Eh si, mi sono davvero perso qualcosa: con tutto il rispetto possibile per Il Manifesto, che per la trasparenza del suo pensiero è encomiabile rispetto ai media mainstream tradizionali, seppur – appunto – con una tanto innegabile quanto ostentata veemenza post comunista. Il problema è un altro: che la Chiesa non la capisco più. E ve lo dice uno che rappresenta non il lato ostentato e bigotto del cattolicesimo, mi piace pensare di rappresentare la comune radice cristiana Europea ritornando con la mente al celebre assunto di Papa Benedetto XVI a Ratisbona.

Dunque, memoria per memoria, non riesco a comprendere come si possa e voglia – in periodi di aperto confronto che contraddistinguono i nostri tempi – immaginare di associare un discorso cattolico per di più avente come interlocutore la massima autorità ecclesiastica ad una frangia politica così ben delineata e tutto sommato radicale, direi anche settaria e lontana dal cattolicesimo storico e tradizionale se vogliamo: mai successo in passato, a memoria d’uomo, anche con libri di storia alla mano. Soprattutto con tale repentinità. Infatti Il Manifesto – che ripeto, stimo ed apprezzo come giornale – rappresenta pur sempre un organo che si caratterizza per un’ideologia ben precisa, non proprio di centro, dove si coglie di tutto. Ricordo per altro che Valeria Fedeli, da profonda attivista di partito, è colei che più di tutte rappresenta la spinta per le unioni civili tanto care a Bergoglio – e che gli hanno attirato gli strali della fazione più oltranzista della Chiesa, ma certamente molto devota, … -.

Ovvero, Jorge Bergoglio ha deciso in base ad un piano preciso di imporre cotanta polarizzazione mediatica nell’interpretazione del suo messaggio? Sta di fatto che così facendo rischia di alienare dalla Chiesa i cristiani tradizionali, per attirarsi invece le simpatie ambigue e fluttuanti – certamente non fedeli – degli ex comunisti, è questo che si vuole? Simpatia e fede sono due cose molto diverse.

Mah. Sembrerebbe proprio che si voglia rinnegare duemila anni di storia. Il che non è necessariamente un male se si vuole l’evoluzione, il problema sta nel tempo in cui si perpetra tale cambiamento: stesso errore di Obama, voler cambiare tutto e subito. Alla fine finisce in disastro. Sembrano quasi cugini i due, con il dovuto rispetto per i loro ruoli passati, presenti e futuri.

Finirà così anche per la Chiesa, quella Nuova, che vuole Bergoglio, finirà nel caos? L’amato argentino passerà dall’essere vestito di bianco ad una muta nera? Possibile, non probabile ma possibile. Cosa già per altro vista in varie forme in passato per le gerarchie che Bergoglio rappresenta: pensate che fino ai primi anni ’70 i gesuiti non potevano nè vivere nè lavorare in Svizzera, paese anche molto cattolico e tradizionalista al sud, in quanto si consideravano i gesuiti troppo ingombranti per la società che li doveva ospitare, diciamo così (…). Oltre ad essere stati – ricordando il fu Umberto Eco nel famoso “Pendolo di Focault” – più volte scomunicati e successivamente reintegrati nei ranghi ecclesiastici.

Sta di fatto che per il cattolicesimo l’essere comunista era fino a 60 anni fa il male assoluto, almeno per la Chiesa romana, peccando forse di eccessivo partitismo (ma ai tempi c’era Stalin, non dimenticatevelo mai, che assieme ai comunisti considerava chi adorava un Dio alla stregua del nemico da combattere). Il punto vero è che non si può dire tutto ed il contrario di tutto ma, a maggior ragion per una istituzione come la Chiesa, ci vuole una certa continuità nel credo e dunque nelle azioni, che inevitabilmente diventano interpretazioni politiche. E cautela, tanta cautela. In questo contesto verrebbe quasi da considerare più coerente – sigh – e quindi forte l’islamismo, che certi dogmi li mantiene; oggi invece la Chiesa romana fa il doppio salto mortale carpiato con avvitamento contravvenendo a principi cardine che, ripeto, non turbano tanto nella sostanza quanto nella genesi e soprattutto nella rapidità della transizione imposta ai fedeli. Appunto, oggi con Bergoglio vediamo una deriva politica indirizzata e settaria tanto improvvisa quanto onestamente inaccettabile per quanto è smaccata, senza per altro – nel caso in specie, al contrario del passato – un vero nemico pubblico da mettere in croce (o che vuole metterti in croce) che giustifichi il cambio di indirizzo, mi si passi il termine, ricordando che ai tempi dell’immagine proposta all’esordio c’era il fascismo comunista di Stalin. Forse si vogliono “scaldare” le anime, renderle l’una contro l’altra armate? Jorge Bergoglio rischia di riuscirci.

Andando più nel profondo quello che oggi fa più paura è la titubanza Bergogliana nel confermare il dogma mariano, – anche le Profezie di Fatima – e tutto un armamentario di credo di cui il popolo di Chiesa si è cibato per periodi immemori. Vogliamo cambiare tutto, ribaltare il tavolo in soli 10 anni? Se si, cui prodest (anche se so di non poter fare questa domanda, che infatti non è rivolta al Papa)? O anche, ma che Chiesa è questa? O mi sono perso qualcosa?

Vabbè, vorrà dire che ancora una volta, quando andrò a piangere sulla tomba di Giovanni Paolo I, ripeterò la stessa prece:

Mai come oggi il Cattolicesimo necessiterebbe di un riferimento come Lui!

MD

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