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Economia

BANCOMAT Pronta a guidare la rivoluzione digitale nel mondo dei pagamenti

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Massimo Itta, una lunga esperienza in uno dei grandi circuiti globali di pagamento con anni in ruoli di crescente responsabilità, ora si dice prontissimo a raccogliere quella che è da considerarsi forse non solo una sfida professionale, ma anche una sorta di servizio per il paese in un settore come quello dei pagamenti, che sta mostrando da tempo alcuni
preoccupanti punti di debolezza, in termini di eccessiva dipendenza da soggetti extra-europei e ritardi in termini di innovazione. “Sono entusiasta di mettere la mia esperienza a disposizione dell’azienda e di questo nuovo corso, aveva detto una volta nominato nel settembre del 2024 come Chief Commercial Officer di Bancomat – con l’obiettivo di consolidare la nostra presenza in Italia e valutare attentamente le opportunità sui mercati internazionali”

BANCOMAT è uno dei marchi più riconoscibili e radicati nella vita quotidiana degli
italiani. Come descriverebbe oggi l’azienda e quali sono stati i principali risultati
raggiunti nell’ultimo periodo?

«In un anno e mezzo circa dall’avvio del nuovo piano industriale abbiamo avviato un cambiamento radicale. Bancomat si sta trasformando da circuito di pagamento in un vero e proprio ecosistema digitale per le banche italiane, dove i servizi di pagamento finora gestiti da attori diversi, bancari e non bancari, vengono ora convogliati tutti all’interno di un'unica app collegata al conto corrente della banca o integrati nella stessa mobile banking app». Al centro di questa evoluzione c’è il progetto One Bancomat, un hub digitale che mira a ridurre la frammentazione del mercato e a rispondere alle nuove abitudini dei consumatori. Quando un cliente apre un conto bancario riceve ancora un prodotto nato negli anni ’50 del secolo scorso: la carta. È uno strumento utile, ma oggi non basta più. Gli utenti si aspettano
trasferimenti immediati, rimborsi in tempo reale, pagamenti online fluidi e senza inserire codici lunghi.

Il settore dei pagamenti sta attraversando una trasformazione molto rapida, tra
smartphone, wallet digitali, contactless e nuove abitudini dei consumatori. In che modo
BANCOMAT sta accompagnando questo cambiamento senza perdere il valore della
propria identità storica?

La direzione è chiara: un modello account-to-account con trasferimenti in tempo reale pensato per le esigenze digitali contemporanee. Il futuro si chiama instant payments ed è quello che stiamo costruendo con Bancomat Pay in Italia, e attraverso un sistema di interoperabilità anche con altri operatori europei, come Bizum in Spagna e Sibs/MB Way in
Portogallo, e che ora stiamo allargando anche a Germania, Francia, Polonia, Grecia e paesi nordici, per consolidare una grande alleanza a livello europeo. Bancomat Pay continuerà a crescere in Italia sia nel 2026 che nel 2027 per diventare sempre di più la soluzione interbancaria di sistema per i pagamenti istantanei. Vogliamo che la semplicità e la velocità
del real time payment diventino uno standard.

E ci sarebbero da questo nuovo sistema, anche benefici per il nostro paese e per gli altri paesi Europei, non solo sulla sicurezza dei nostri conti ?

Certo non solo benefici in termini di sicurezza dello stesso sistema bancario italiano ed europeo, ma anche di costi diretti. Perché come circuito di pagamento nazionale abbiamo un costo molto più basso dei circuiti internazionali. Questo è l’altro tema. Si stima che nel momento in cui tutte le transazioni in Italia girassero su circuito Bancomat, ci sarebbe un beneficio per il sistema paese di un miliardo di euro che ritorna in casa nostra, su tutti i nostri esercenti e non nei conti economici di aziende extra-europee.

Bancomat sta lavorando a un progetto chiamato EurBank, basato sulle stablecoin e
sulla blockchain. Qual è l’obiettivo dell’iniziativa e come si inserisce nella
trasformazione digitale della società?
«Il nostro obiettivo è trasformare Bancomat da semplice circuito di pagamento in una piattaforma digitale al servizio del sistema bancario nazionale e di tutti i cittadini italiani. Con One Bancomat vogliamo creare un ecosistema unico e integrato, nel quale convivano carte, pagamenti istantanei attraverso Bancomat Pay e, dal 2027, nuove funzionalità legate alle stablecoin. Stiamo lavorando a un asset digitale nazionale fondato sulla tecnologia blockchain, ma inserito in un contesto regolato, sicuro e vigilato, capace di valorizzare il ruolo delle banche e di rafforzare l’autonomia italiana ed europea nei pagamenti digitali. Ora stiamo assistendo anche lo allo strapotere di molte stablecoin per lo più denominate in dollari tra cui le più famose sono Circle e Tether, che però non sono state create per essere un potenziale surrogato ai pagamenti e sottraggono liquidità al sistema bancario. Noi invece vogliamo creare un asset digitale denominato in euro condiviso dalle banche, che semplifichi i pagamenti di nuova generazione su blockchain, garantisca interoperabilità, crei fiducia nei cittadini verso questi nuovi strumenti digitali e posizioni le riserve in euro direttamente sui conti delle banche. Trattasi di un progetto unico a livello globale.

A livello internazionale voi siete tra i fondatori di EuroPA – European Payments Alliance – alleanza di operatori nazionali a livello europeo, obiettivo è quello di creare una massa critica in grado di ridimensionare in Europa la dipendenza dai player internazionali?

Certo. Stiamo lavorando molto a questo progetto, con totale supporto da parte delle maggiori banche europee, associazioni bancarie nazionali e istituzioni europee. Sul piano internazionale, Bancomat partecipa alla European Payments Alliance – EuroPA, avviata con i circuiti di Spagna e Portogallo per consentire trasferimenti istantanei P2P e P2M (fisico
e e-commerce) utilizzando il numero di telefono. Il progetto prevede l’estensione dell’alleanza alla Polonia e ai Paesi nordici, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere oltre 100 milioni di cittadini europei rappresentati entro la fine del 2026. L’obiettivo è rendere interoperabili i principali sistemi nazionali di pagamento mobile, consentendo trasferimenti istantanei transfrontalieri utilizzando soltanto il numero di telefono. BANCOMAT e gli altri membri di EuroPA hanno iniziato inoltre a collaborare con EPI – European Payments Initiative (Francia, Germania e Belgio) per sviluppare un’infrastruttura paneuropea interoperabile che superi i 150 milioni di utenti europei, con l’obiettivo di abilitare pagamenti transfrontalieri in tutta Europa entro il 2027. Certo, bisogna superare ancora alcuni ostacoli a causa di sistemi e configurazioni-paese differenti ma siamo sulla strada giusta e motivati a portare a termine con grande velocità un progetto che non ha precedenti nella storia delle banche e dei pagamenti europei.

Qual è il senso dell’euro digitale e quale la relazione con le principali soluzioni domestiche che ora si sono unite in una grande alleanza paneuropea?
L’euro digitale deve essere considerato innanzitutto come l’evoluzione del contante nell’economia digitale, “digital cash” ma non “digital payment” che invece ha e continuerà ad avere dei servizi associati molto più sofisticati sia in termini di innovazione che di sicurezza. Un esempio su tutti: l’euro digitale garantirà anche l’anonimato, allo stesso modo del
contante, i pagamenti digitali sono invece tracciabili e quindi più gestibili in chiave anti- frode. L’euro digitale è una forma di moneta pubblica, garantita dalla Banca centrale europea, utilizzabile in modo semplice, sicuro e uniforme in tutta l’area euro. Il suo valore strategico consiste nella possibilità di rafforzare l’autonomia e la resilienza europea nei pagamenti,
anche nei momenti più critici, riducendo la dipendenza da infrastrutture e operatori extraeuropei. Come confermato anche dalla BCE non ha però l’obiettivo di sostituirsi alle soluzioni private che già funzionano molto bene e nelle quali banche e circuiti domestici hanno investito e continueranno a investire in modo importante. Laddove esiste una soluzione
domestica già adottata da milioni di cittadini questa soluzione continuerà ad essere lo strumento di riferimento. Laddove in Europa non esiste una soluzione nazionale l’euro digitale potrebbe essere l’alternativa all’utilizzo di soluzioni extra-europee. Il modello più efficace è quello della complementarietà: l’euro digitale può offrire una base comune
europea, mentre operatori come BANCOMAT possono mettere insieme a disposizione infrastrutture, competenze, conoscenza dei clienti e capacità di innovazione continua.

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