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BANCHE, BOOM E CRISI (di Nino Galloni)

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 Fino ai recenti anni ‘90 e per oltre sessant’anni le banche di credito sono state tenute fuori da crisi finanziarie sistemiche, semplicemente impedendo loro di occuparsi della finanza. In seguito, sull’onda dei boom borsistici – proprio perché alle banche era stato nuovamente consentito di mischiare credito, raccolta e finanza – le banche hanno cominciato ad offrire titoli di ogni tipo e promettere rendimenti elevati. Ma già nel 2001 il giochino si era rotto: e, mentre gli speculatori di professione hanno continuato a guadagnare sui titoli che crollavano, le banche hanno cominciato a fare operazioni di derivazione all’infinito.

Nel passato, ad esempio in seguito alla crisi del 1929, mentre gli speculatori hanno continuato a guadagnare sui ribassi (con le vendite allo scoperto e quant’altro), le banche andarono per aria: la normativa degli anni ‘30 venne, infatti, introdotta per impedire alle banche di credito di giocare in borsa ed occuparsi di finanza. Dopo il 2001, nell’attesa di una improbabile ripresa, le banche si sono trovate a perdere sulle piazze finanziarie di più di quanto introitavano dalle famiglie, dalle imprese e dall’economia criminale…fine dei giochi?

No di certo, questa volta intervengono le banche centrali con autorizzazioni monetarie illimitate e nasce l’attuale capitalismo ultrafinanziario dove l’obiettivo non è la valorizzazione del titolo in borsa (come nel capitalismo finanziario), ma la massimizzazione nelle emissione di titoli: quindi, più c’è crisi, debolezza, default, cattiva finanza e meglio è, perché i titoli saranno ceduti, cartolarizzati, collateralizzati e chi più ne abbia, più ne metta.

Lunedì 18 giugno scorso i Tedeschi sono stati informati di un dato drammatico, produzione e ordini dell’industria manifatturiera in deciso calo: ma la BCE aveva annunciato un aumento del pompaggio di liquidità nel sistema e ciò ha fatto salire la borsa di Francoforte! Si sta quindi preparando una stagione di espansione borsistica (ancora un po’ di capitalismo finanziario per drenare i liquidi dei risparmiatori e creare le condizioni di un successivo crollo) che dev’essere confusa con quella poco probabile dell’economia reale: ecco l’annuncio del bail in da parte delle banche centrali mentre i capi di governo spiegano come le prossime crisi bancarie non peseranno sulle spalle della finanza pubblica.

Comprate dunque le azioni, distribuite generosamente dividendi, qualcuno guadagnerà sul boom e i soliti perderanno tutto quando, fra sei mesi (circa) si sarà esaurita la prossima ulteriore spinta a sviluppare la finanza senza che nulla accada di buono al resto dell’economia.

Nino Galloni

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