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Azerbaigian: il futuro energetico della UE? Forse, ma con molti problemi

 

Il 18 luglio, la Commissione europea ha firmato il nuovo Memorandum d’intesa su un partenariato strategico nel settore dell’energia con l’Azerbaigian per aumentare le importazioni di gas naturale azero in Europa di almeno 20 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno entro il 2027. Il paese caucasico ha esportato 8,1 miliardi di metri cubi di gas verso l’UE nel 2021, il primo anno dopo il lancio del Corridoio meridionale del gas, il gasdotto attraverso il quale il gas azero viene trasportato verso il mercato europeo. Il Commissario UE per l’Energia Kadri Simson ha aggiunto che l’Azerbaigian “dovrebbe” consegnare altri 4 miliardi aggiuntivi di metri cubi di gas all’Unione Europea quest’anno (portando il totale a 12 miliardi di metri cubi)). Per la Presidente Von der Leyen, “questo aiuterà a compensare i tagli alle forniture di gas russo e contribuirà in modo significativo alla sicurezza degli approvvigionamenti europei”, anche se si tratta di una quantità completamente insufficiente per sostituire quello russo.

Oltre alle esportazioni di gas, i due partner hanno espresso interesse a promuovere la cooperazione nei settori delle energie rinnovabili e della connettività. I territori contesi fra Armenia e Azerbaigian e recentemente riconquistati da Baku dovrebbero svolgere, secondo il presidente azero Aliyev, un ruolo molto importante in questo settore, trasformando un esportatore di energie fossili in uno di energie rinnovabili.

Le due parti hanno anche discusso di approfondire la cooperazione nel settore della connettività. Sullo sfondo delle interruzioni delle rotte di trasporto trans-Russia che collegano l’Asia e l’Europa, il ruolo chiave della rotta di trasporto internazionale trans-caspica (TITR), o Corridoio di Mezzo, sta crescendo in modo esponenziale. Il blocco dell’oleodotto russo al petrolio kazako ha incentivato la realizzazione di questa opera che coinvolgerà Georgia e Turchia e costituirà un’alternativa al transito in Russia, sempre più segnata da problemi di carattere manutentivo, logistico e politico.

In generale, il nuovo accordo tra Baku e Bruxelles ha riaffermato l’interesse dell’Europa per il Caucaso meridionale, che è cresciuto significativamente dall’inizio della guerra russo-ucraina. Ciò è dovuto principalmente al fatto che l’UE sta attraversando una crisi energetica critica e il Caucaso meridionale sembra essere un fornitore alternativo e una porta verso l’enorme potenziale energetico dell’Asia centrale. L’Azerbaigian ha dimostrato di essere un partner affidabile in questo campo, avendo esportato costantemente petrolio e gas verso il mercato europeo per diversi anni, nonostante le sfide poste da alcune forze esterne. Inoltre l’Azerbaigian diventa un importante nodo logistico di accesso all’Asia centrale alternativo ai corridoi settentrionali (Russia) e meridionali (Iran-Pakistan)

Se l’Azerbaigian diventa una fonte energetica rilevante per la UE pone il paese caucasico in una rotta di collisione con Mosca e i suoi interessi di controllo dell’energia nella UE. Il fatto che la Bulgaria abbia sostituito le forniture russe con quelle azere sicuramente non ha fatto piacere a Mosca.

Il fatto che le esportazioni di gas azero non possano sostituire completamente le esportazioni russe verso l’UE, che fino a poco tempo fa ammontavano a più di 150 miliardi di metri cubi all’anno, ha finora contribuito a placare le preoccupazioni di Mosca. “Non abbiamo mai pianificato di sostituire il gas russo. Non è possibile a causa dell’incomparabilità dei volumi”, ha dichiarato il presidente Aliyev in una conferenza dell’aprile 2022. Aliyev ha aggiunto: “La nostra politica energetica non ha mai sollevato questioni in Russia. Non abbiamo mai avuto domande o discussioni di alcun tipo. Sono sicuro che questo non avrà un impatto negativo sulle nostre relazioni con la Russia”. Se però l’Azerbaigian aiutasse gli altri paesi dell’Asia centrale a sganciarsi da Mosca le cose sarebbero diverse e Baku diventerebbe una fastidiosa spina nel fianco per Mosca, anche considerando la non chiusa contesa territoriale con la filorussa Armenia.


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