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ARRIVA ATLANTE: IL”FONDO PRIVATO” CHE SALVERA’ LE BANCHE?

atlante mito

 

Dopo faticosi tentativi è nato il fondo che dovrebbe garantire l’operatività del decreto sulle sofferenze e, nella nuova visione partorita dagli incontri fra Banca d’Italia, Tesoro e banche, essere attore attivo nei prossimi aumenti di capitale di Banca Popolare di Vicenza, Venetobanca e Banca Popolare. 

Il fondo dovrebbe configurarsi come un equity fund privato sotto la guida di Alessandro Penati tramite la  Quaestio Sgr, e che dovrebbe veder partecipare altri istituti bancari, esclusi quelli bisognosi di ricapitalizzazione e , in posizione minoritaria, Cassa Depositi e Prestiti. I fondi raccolti potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro .

Cosa dovrebbe fare Atlante ? La sua missione è duplice:

  • partecipare al funzionamento del meccanismo già predisposto di acquisizione delle sofferenze bancarie (il famoso GACS);
  • partecipare agli aumenti di capitale previsti per le banche in crisi o in corso di ristrutturazione.

Per quanto riguarda il primo punto Atlante dovrebbe concentrare le proprie attenzioni su quella parte di debito più problematica, quella che verrà cartolarizzata tramite l’utilizzo di strumenti subordinati, “Junior”, e quindi con un alto livello di rischio. In totale le sofferenze non coperte dai fondi bancari sono 88 miliardi, ma quelle che riguardano Atlante dovrebbero essere molto inferiori. Per quanto riguarda invece il secondo punto invece ricordiamo che sono necessari quasi 5 miliardi per coprire i fabbisogni degli istituti attualmente sottocapitalizzati. 

Ma chi sono gli attori dentro Atlante ? Prima di tutto vediamo chi è dentro Quaestio S.A. , società lussemburghese che controlla Questio sgr. I partecipanti al fondo sono :

  • Fondazione Cariplo (37,6%)
  • Locke Srl , la società di Penati, (22%)
  • Cassa di previdenza dei Geometri professionisti (18%)
  • Direzione generale Opere don Bosco (15,60%)
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì (6,75%)

Altri attori , come abbiamo detto, dovrebbero essere i principali istituti di credito, che si prevede parteciperanno per 500 milioni complessivi: un po’ poco, ma consideriamo che son tempi di vacche magrissime per le banche. quindi dovrebbe intervenire CDP Spa, cioè il risparmio postale.

Tutta la mossa lascia qualche dubbio. Vediamo di esemplificarli:

  • prima di tutto questo fondo privato è molto particolare, perchè viene a perseguire interessi pubblici. Sembra una costruzione ad hoc per aggirare i controlli europei sugli aiuti di stato. Gli enti partecipanti hanno una natura ibrida (fondazioni, associazioni etc) e vedremo se a Bruxelles la cosa non sarà considerata una “Furbata all’Italiana”;
  • sono venti anni che si parla della necessità di chiarezza nei CdA delle banche, di fuoriuscita delle Fondazioni e degli altri gruppi di potere locali dagli istituti di credito. Si sono fatte leggi ad hoc per obbligare le fondazioni a spossessarsi dalle proprie partecipazioni. Ora le si fa rientrare dalla finestra, tramite Atlante. Insomma decidiamoci….
  • siamo sicuri che enti  come le Opere Don Bosco e la cassa previdenziale dei Geometri siano gli attori giusti a far partecipare ad un’operazione del genere che, comunque, ha profili di rischio rilevanti ? Se BpVi e Venetobanca hanno difficoltà a trovare capitale fresco sul mercato è perchè, forse, alle condizioni attuali, non è conveniente l’entrata nei patrimoni di questi istituti ? Perchè un ente previdenziale ed un ente benefico dovrebbero mettere a rischio il proprio patrimonio ? E perchè dovrebbe farlo CDP, che raccoglie il risparmio postale, cioè di gente che cerca la massima sicurezza: quanto è giusto farle svolgere un’attività speculativa.

Abbiamo più volte stigmatizzato l’insensatezza delle norme europee, che si esplicita bene anche in questo caso. Sarebbe stato più logico un intervento diretto della mano pubblica, chiaro , esplicito e secondo tempi e normative trasparenti piuttosto che questa curiosa armata Brancaleone. Purtroppo quello che è possibile nel Regno Unito in Islanda o in qualsiasi altra parte del mondo sembra impossibile nel nostro paese. Inoltre i fattori di crisi del settore creditizio (tassi negativi, fintech, crescita economica esangue) rimangono nella loro  totalità, rendendo queste operazioni rischiose. Speriamo che le pensioni dei geometri non ne abbiano a soffrire !

 

 

 

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