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Armi d’emergenza al Golfo e bypass al Congresso: chi vince davvero il “breve” confltto con l’Iran?
Gli USA bypassano il Congresso per vendere 16 miliardi di dollari di armi a Emirati e Kuwait in via d’emergenza. L’industria bellica sorride, mentre cresce il timore per una guerra lunga.

Mentre da una parte il Presidente degli Stati Uniti e il capo del Pentagono, Pete Hegseth, dichiarano con toni trionfalistici che l’America sta vincendo contro l’Iran, avendo neutralizzato marina, difese aeree e capacità missilistiche di Teheran, dall’altra l’amministrazione ha appena presentato al Congresso una richiesta supplementare di ben 200 miliardi di dollari per finanziare il conflitto.
Sembra che il Congresso finirà per approvare questa cifra astronomica per una “escursione” militare che dovrebbe concludersi a breve, ma le azioni sul campo suggeriscono altro. Nel frattempo, infatti, l’amministrazione statunitense è impegnata ad aggirare i normali requisiti di revisione parlamentare, approvando in queste ore una serie di vendite di armi in via d’emergenza in tutto il Medio Oriente.
La tensione tra l’Iran e i Paesi arabi ha raggiunto i massimi storici, sfociando in recenti attacchi a basi e impianti nevralgici. L’argomentazione di Washington per bypassare i legislatori è proprio questa: gli alleati sono in pericolo imminente e, considerando che le infrastrutture vitali del Golfo stanno subendo colpi concreti da parte di droni e missili balistici iraniani, nuovi armamenti devono essere inviati con la massima urgenza.
Secondo i dettagli riportati dalla testata saudita Al Arabiya, i pacchetti di aiuti militari si strutturano nel seguente modo:
Emirati Arabi Uniti (oltre 8 miliardi di dollari): il pacchetto più corposo, che include 4,5 miliardi per il sistema di difesa THAAD, 2,1 miliardi per i sistemi anti-drone FS-LIDS, 1,22 miliardi in missili aria-aria AMRAAM e 644 milioni in munizioni per gli F-16. Molto importante la vendita del THAAD, un sistema di cui gli USA sono molto gelosi.
- Kuwait (8 miliardi di dollari): fondi destinati all’acquisto di radar per la difesa aerea e missilistica, per migliorare sensibilmente le capacità di rilevamento del Paese.
- Giordania (70,5 milioni di dollari): pacchetto di supporto aereo e munizioni per mantenere la prontezza operativa. Va ricordato che proprio una base statunitense in Giordania, la Muwaffaq Salti, è stata colpita nei primi giorni del conflitto.
L’approvazione di questi invii emergenziali pone un quesito macroeconomico e geopolitico inevitabile: Washington si sta sistemando per una guerra lunga? Nonostante le rassicurazioni, non è stata fornita alcuna tempistica precisa.
Alla fine, in questa massiccia mobilitazione di risorse, si profila una dinamica nota: un’enorme iniezione di spesa pubblica in cui a vincere non è tanto il cittadino americano, che rischia di pagare il conto specialmente alla pompa di benzina, ma piuttosto il grande complesso dell’industria bellica. Una politica economica espansiva, sì, ma forse non quella che i contribuenti avrebbero auspicato.
L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , Fabio Lugano è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia.








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