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ArcelorMittal: grane non solo da ILVA, ma perfino in Kazakistan, per gli scarsi investimenti

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Se ArcelorMittal è contestato in Italia per la gestione Ilva e i mancati investimenti, non crediate che all’estero, perfino in Asia centrale, sia meglio.

Il gigante dell’acciaio ArcelorMittal rischia una multa multimilionaria in Kazakistan, con i funzionari pubblici che intensificano le richieste di ammodernamento sulla scia dell’ennesimo incidente mortale avvenuto nella filiale locale del gigante dell’acciaio.

Un’esplosione  ha provocato la morte di cinque lavoratori nella città di Shakhtinsk lo scorso tre novembre, mettendo nuovamente in discussione la sicurezza e la conformità ambientale delle attività dell’azienda, e non poteva arrivare in un momento peggiore.

Anche per motivi elettorali il presidente  Kassym-Jomart Tokayev ha duramente ripreso ArcelorMittal per un atteggiamento da imprenditoria predatoria  che ha portato a 100 morti sul lavoro dal 2006 ai 2022.  “Nonostante i numerosi avvertimenti e gli indirizzi degli organi statali, la situazione non migliora”, ha dichiarato Tokayev durante un viaggio nella regione occidentale di Mangystau.

Questa settimana, il ministro dell’Ambiente Serikkali Brekeshev ha visitato la città di Temirtau, dove ha sede l’acciaieria, e ha comunicato ai residenti che l’azienda sarà multata per una cifra intorno ai 6 miliardi di tenge (quasi 13 milioni di dollari), in attesa della decisione di un tribunale, dopo che in un’ispezione delle autorità sono emerse “gravi violazioni della legislazione ambientale”.

Le violazioni comprendevano “un eccesso di emissioni massime consentite, un funzionamento inefficiente degli impianti di trattamento, la mancanza di permessi”, ha dichiarato Brekeshev.

Non è chiaro se l’ispezione di cui Brekeshev ha parlato il 16 novembre abbia riguardato le miniere dell’azienda o le acciaierie che le miniere alimentano.

Sarebbe stato più chiaro se quel controllo fosse stato lo stesso descritto da un dipendente di Brekeshev, Zulfukhar Zholdasov, il 4 novembre, un giorno dopo l’esplosione di Shakhtinsk. In quell’occasione un indignato Zholdasov, presidente del comitato per la regolamentazione ambientale del ministero, aveva dichiarato ai giornalisti che l’azienda non era stata molto collaborativa, ed ha perfino suggerito che le operazioni di ArcelorMittal Kazakhstan potrebbero essere sospese.

ArcelorMittal Kazakhstan non sembra più godere dei privilegi che deteneva sotto l’ex presidente Nursultan Nazarbayev, la cui carriera è iniziata nelle stesse acciaierie che ha acquisito negli anni Novanta. Fu  Nazarbayev a convincere la multinazionale – oggi il più grande produttore di acciaio al mondo – a effettuare l’investimento nel paese centrasiatico.

Una multa dell’entità di quella a cui allude Brekeshev sarebbe la più salata mai comminata ad ArcelorMittal Kazakhstan fino ad oggi, visto che molte infrazioni precedenti hanno comportato solo punizioni simboliche.

L’esplosione della miniera ha anche suscitato emozioni nel sonnolento parlamento, con un deputato del partito al governo, Yuri Zhilin, che ha chiesto il divieto di espatrio per i vertici aziendali e, in assenza di miglioramenti imminenti, la ricerca di nuovi investitori che sostituiscano il gruppo indiano.

Il fondatore di ArcelorMittal, Lakshmi Mittal, ha incontrato Tokayev ad Astana a settembre e si è impegnato a investire oltre un miliardo di dollari per modernizzare le acciaierie.

 


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