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ANCORA SULLA PRODUTTIVITA’: PREDATORI E PREDE!

REDFORD

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
(Seneca)

Premetto che non conoscevo assolutamente questo aforisma, per il quale devo ringraziare il mio amico “internazionale” Uri Raveh “il Parsimonioso”. Mi piace, l’aforisma, non l’amico, e per la sua stretta attinenza con quanto vi dirò ritengo sia utile avvalersene per aprire il presente articolo.

Oggi facciamo seguito al pezzo di qualche settimana fa ma, rispetto ad esso, qui riporto le motivazioni che segnano la fine delle mie più profonde convinzioni circa la “produttività”. Devo ammetterlo, ero un presuntuoso a pensare di scrivere un articolo su un’argomento che non conoscevo affatto. Ora sono costretto a fare pubblica ammenda, pur senza far uso di cilicio, in quanto costretto ad ammettere che è vero, mi sono sbagliato!

Pensate che ingenuo, ho sempre creduto che la produttività fosse il rapporto tra il prodotto realizzato (OUTPUT) e gli occupati impiegati per produrlo (da qui le trattative industriali per la gestione degli impianti industriali ad elevata automazione affinché conseguano un determinato numero di manufatti al giorno): produttività del lavoro.

E poi, ma sempre commettendo un grandissimo errore, ritenevo che fosse produttività anche il rapporto tra quell’output e il monte ore impiegato per realizzato: produttività oraria.

Infine, al limite, pensavo di dover fare riferimento al rapporto tra l’output di una nazione e il totale della sua popolazione per capire se uno stato fosse produttivo o meno: indice del potenziale grado di benessere sviluppato da una nazione.

 

In pratica, sino ad oggi io ho sempre ritenuto, erroneamente, che la produttività fosse un indicatore di capacità produttiva, nulla di più, un semplice indicatore, e sapevo che l’Italia era molto ben messa nelle classifiche della produttività tra territori:

COMPETITIVITA' VERA INDICE ULC

Fig. 1: Competitività media come somma del mix di costo del lavoro e dell’orario di lavoro

 

Non immaginavo neanche lontanamente che la produttività fosse altro e che dovesse diventare lo scopo dell’esistenza di un’individuo, o di un’intera società, nel tentativo di riportare in auge, nell’era dell’Acquario, una sorta di “stato naturale dell’uomo”.

homo_homini_lupus

Fig. 2: uomini nella fase dello “stato naturale”

 

Ecco dov’era l’errore che commettevo, perché l’austerità espansiva (la carestia nutriente) da tempo insegna che la produttività e il progresso nel lungo periodo dipendono dagli investimenti e, per tale motivo, gli utili aziendali è importante siano i più alti possibile, onde attrarre investimenti e quindi attivare processi di crescita/sviluppo altrimenti bloccati.

E infatti su Milano Finanza del 24 ottobre 2013 ci pensa Barroso a farmelo capire: “osservo con preoccupazione la perdita di competitività di Italia e Francia negli ultimi 20 anni” (da “Barroso, l’italia sta uscendo da crisi ma perde produttività”)

Bene, evidentemente usiamo due linguaggi differenti, di gran lunga più importante (di quanto ingegneristicamente ritenuto verità sino ad oggi) è il nuovo mantra della produttività. Allora di cosa si tratta? Probabilmente di un insieme di riforme che agevolano gli investimenti (specialmente quelli esteri: I.D.E., Investimenti Diretti Esteri).

 

Dobbiamo innovare, da tempo ce lo dicono, ogni campo dell’agire economico deve essere più produttivo!

verdure e frutta superproduttiva

fragola superproduttiva

 

banana superproduttiva

Foto 3: Woody Allen (Il Dormiglione) in mezzo a produzioni da terreni agricoli ad alta produttività

 

Sono decenni che i Manager USA ripetono insistentemente questo mantra: “dovete essere più produttivi in ogni campo!”.

Ed ecco che a distanza di qualche lustro, ci stiamo lentamente adeguando.

BAR AUTOMATICO

Fig. 4: il nuovo bar (automatico) per la massimizzazione dei profitti (zero dipendenti)

 

Questo che vediamo sopra, è il nuovo bar in cui gli unici costi fissi sono il fitto passivo, l’energia elettrica e l’ammortamento (oltre all’immancabile figura di quel losco individuo che ti rammenta che è ora di pagare le tasse: il commercialista). Aperto 24 ore il giorno, non ha dipendenti e, come tale, massimizza l’utile nel lungo periodo (una volta pagato l’impianto, non avendo costi fissi mensili per personale improduttivo genera solamente larghi utili).

Tale metodologia, consente di perseguire la massima produttività in ogni campo dell’economia. E’ di recente segnalazione che le Banche del nord da tempo stiano sempre più lavorando con sportelli automatici riducendo il peso della manodopera sui ricavi.

 

i bank 2

Fig: 5: Esempio di banca di nuova concezione….(in Grecia)

 

Ecco perché ritengo che, come un qualsiasi marinaio che non sa dove andare, per me il vento non può essere favorevole, sono rimasto troppo indietro, a quando il rapporto umano faceva la differenza nel campo dei servizi.

Già! Ma siamo sicuri che lo sia esclusivamente per il sottoscritto?

Purtroppo penso che i marinai nella mia condizione siano tanti. Anzi, penso che anche coloro che stanno andando (oggi) per la strada giusta, stiano piano piano spingendosi verso la calma assoluta (del vento).

Come mai?

Semplice: la popolazione percepisce e produce un reddito. Ogni fetta della popolazione occupa una determinata posizione nella distribuzione dei redditi ed ha una ben precisa direzione di movimento.

Bene, in tale scala dei redditi (forma della distribuzione) possiamo introdurre una soglia critica di reddito, ovvero un livello al di sotto del quale tutti i redditi sono spesi in consumi attuali (o differiti), mentre per redditi superiori esisterà ancora la possibilità di realizzare risparmi (per poter essere investiti).

Analogamente, la soglia critica esiste per i redditi di profitto, esisterà una soglia oltre la quale è possibile e conveniente investire ed una soglia al di sotto della quale gli investimenti rallentano e un valore ancora sotto dove il sistema collassa e torna alla pura sussistenza biologica.

Dopo una fase di aumento costante, che da decenni manteneva inalterata la distribuzione dei redditi, da un po’ di tempo la forma della distribuzione è cambiata e i profitti aumentano di più dei salari.

Perché questa cosa possa essere sostenibile devono per forza aumentare di numero i redditi da lavoro che spendono tutto in consumi e che stanno nella fascia via via più bassa. Ciò sta determinando un serio deterioramento del sistema produttivo (nazionale ora, mondiale poi). E se tale deindustrializzazione dovesse incrementarsi ancora, il rischio è che larga parte dei consumatori che spendono tutto il proprio reddito oltrepassino la soglia di minimo consumo, o di sopravvivenza biologica, innescando irreversibili processi di espatrio dei giovani e degli operatori ancora in età da lavoro. Si arriverà in breve alla riduzione della popolazione al punto tale che arresterà in poco tempo la crescita dei redditi da profitti.

Si stabilisce quindi una relazione tra chi spende tutto il suo reddito e chi ne investe una parte del tipo: preda-predatore.

Solamente l’intervento pubblico può evitare che il sistema collassi, un’operato in funzione anticiclica e redistributiva, per sostenere i redditi da lavoro (evitando che discendano al di sotto della soglia critica) e per limitare la quota dei redditi da profitti che oltrepassano la soglia critica verso l’alto.

 E sapete qual è la cosa più divertente?

Questo modello viene dai liberisti USA, nasce decenni or sono per descrivere i fenomeni che caratterizzano periodicamente il capitalismo ed è stato pubblicamente reso noto il 16 febbraio 2012 dal Congressional Budget Office (CBO) americano. Si trova in un rapporto finalizzato a smantellare il mantra della Legge di Say (alla base dell’austerità espansiva) facendo comprendere che l’elevata disoccupazione nell’economia non ha nulla a che fare con gli investimenti bensì con il suo contrario, ovvero con il seguente problema: troppi predatori e poche prede!

In questa analisi si legge che la dimensione della popolazione dei predatori (imprese) dipende dalla dimensione della popolazione delle prede (domanda). Nel tempo i predatori (aziende) possono prosperare se nell’ambiente economico vi è abbondanza di prede (domanda). La crescita della popolazione predatrice è, pertanto, limitata quando la sua crescita supera l’offerta alimentare (la presenza di prede). Anzi, in questa situazione la popolazione predatore (imprese) va in declino. Come ci si potrebbe aspettare un sistema predatore-preda è intrinsecamente auto-annichilente senza un intervento esterno (lo stato brutto cattivo e burocratico). L’intervento è necessariamente la reintroduzione della preda.

 

Quale insegnamento possiamo trarre da questo modello?

Uno: gli sciocchi, i grandissimi sciocchi, e gli uomini in malafede, credono che la produttività derivi dagli investimenti vero? Bene, voi agite pure sul lato dell’offerta, introducete pure ancora più predatori nell’ambiente (innovazioni di processo o ampliamenti produttivi per abbattere il costo unitario di produzione), in un’ambiente oramai privo di prede, ed avrete sicuramente successo!

La natura è da secoli impegnata nella danza predatore-preda. Se si fa quanto sopra, si spingono invitabilmente i predatori ad invadere altri territori di caccia (magari a spese di altri predatori meno forti)! Cercare di perseverare su questa strada costringe le economie a doversi trasformare in predatori delle nazioni limitrofe. Ed è impossibile pensare che questo non generi prima o poi problemi di rapporti tra popolazioni contigue.

lepre e lince

Fig. 6: lepre e lince, due speci tra loro in relazione preda-predatore

 

La relazione preda predatore in ecologia porta a dimostrare che l’evoluzione delle due specie è ciclica, nessuna delle due parti potrà mai prendersi il 100% del territorio ma sono in simbiosi e a volte vince l’una, a volte vince l’altra.

lepri e linci baia di hudson negli anni

Fig. 7: lepre e lince, ciclicità ( da: Modelli di interazione preda-predatore di C. Soldatini)

 

E questo sistema, secondo Goodwin, descrive esattamente la ciclicità dell’economia. Quanto più i salari crescono a spese dei profitti, tanto minori saranno gli investimenti. Allo stesso tempo l’aumento del tasso di disoccupazione, conseguente ad una diminuzione degli investimenti, fa abbassare gli stipendi riducendo la quota di surplus allocata ai lavoratori. Ecco quindi che nessuna delle due fette può crescere indefinitamente a scapito dell’altra. L’una necessita dell’altra.

Ma sarà Samuelson, invece, a dirci esattamente quello che l’europa ed il mondo stanno rischiando oggi: la caduta dei profitti e la ragione di tale fenomeno!

Samuelson (A Universal Cycle) afferma che le economie di scala hanno produttività crescente solo se le dimensioni dell’economia sono ridotte e la popolazione si può espandere, mentre una volta raggiunti certi valori non ci sarà più crescita. Se l’economia si trova già ad un livello superiore a quello di “equilibrio” il tasso di rendimento degli investimenti cala. Infatti i rendimenti crescenti possono essere visti come una variabile che spinge ad una crescita demografica delle due popolazioni mentre il limite superiore può essere visto come una carenza di spazio o di risorse, o come una forma di concorrenza interna fra le due specie. Ecco, ora noi siamo in un momento di forte concorrenza interna fra le due specie, una ambisce alle riforme strutturali (l’industria) e l’altra resiste (il mondo del lavoro).

Per quanto sopra, possiamo dire che in fondo è vero: la produttività dipende dagli investimenti ma se e solo se sono in grado di espandere in qualche modo il mio terreno di caccia (Ciclo di Frenkel?)

Ma ecco ora aggiungersi il mio lato Leopardiano (il pessimismo cosmico) a completamento dell’opera dei due grandi maestri.

Attenzione che in natura esiste una scala gerarchica alimentare, a volte si è prede ed a volte si è predatori!

gulp preda predatore

Fig. 8: due feroci predatori tra loro in una competizione tra loro

 

Per dirla con le parole di una bellissima canzone dei mitici Litfiba (La Preda):

“Sei… 

In agguato la preda tua e` li`

Ma tu gli dai le spalle 

Credi che ce la farai 

Vai!

Ce la farai

 

Affilatissimo stiletto tu hai

Con lama a doppio taglio “Credi che ce la farai?”

Vai!
Credevi di cacciare ma adesso la preda sei tu…..

Credevi di cacciare ma adesso la preda sei tu, sei tu……” 

 

“Homo homini lupus” è la massima Hobbesiana che meglio di tutte ha descritto la giungla in cui viveva l’uomo;  per un certo tempo sembrava poter esser messa da parte, invece oggi torna prepotente alla ribalta. Ma l’uomo, non differiva da tutti gli altri animali per quel piccolo particolare che è la ragione?

E usiamola allora no?

Siete ancora sicuri di voler allegramente prendere parte a questo simpatico gioco della caccia alla preda? Si? Ah! Già! Scusate, sono io che non ho compreso bene cosa sia la produttività!

 

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

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