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MONETA SOVRANA E SVILUPPO ECONOMICO: processo di creazione della classe media

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Gli errori dei re, sono scontati dai Greci”

(Quinto Orazio Flacco)

Samba, Praia e Feijoada (Fagiolata). Mancano calcio, belle ragazze e canarini e poi il titolo avrebbe perfettamente descritto il paese di Pelè e del carnevale di Rio

Perché il Brasile dovrebbe essere interessarci in modo particolare per dare l’idea di una nazione indipendente e centrata sui bisogni della propria gente? Perché questo popolo è stato al centro di una grandissimo balzo in avanti. Direte voi “nell’industrializzazione?”. Si, anche, ma soprattutto per il percorso di crescita del popolo che ha visto uscire oltre 40 milioni di persone dalla povertà assoluta per entrare a far parte della nuova “classe borghese”.

Certo, lo so che il primo pensiero vi viene per la corruzione che lo caratterizza. Perché! Forse noi non l’abbiamo? Forse non ce l’ha la Prussia? E Russia ed USA?

Ma veniamo ai verdeoro. Molteplici sono le voci che parlano di un rallentamento dei Brics (osservatori internazionali). Il FMI sottolinea come gli emergenti, specialmente il Brasile, crescano meno del recente passato e meno delle stime recenti: non più il +3,5% previsto per il 2014 ma un +2,5 nel biennio 2013.14.

brasile 30 agosto 2013

Fig. 1: Crescita PIL Brasile (Trading economics)

Gli amanti della teoria che il pil effettivo dipenda solo dall’offerta e, quindi, dalla tecnologia accumulata, sostengono:

  1. che la crescita causata dalla domanda “C” e “G” (Consumi privati e pubblici), e non dall’offerta (in questo caso frutto di Mondiali e Olimpiadi) generi pil effettivo che devia dal pil potenziale:

  2. che gli effetti benefici esclusivamente di breve periodo e, quindi, non strutturali (di lungo periodo) hanno pericolosi effetti inflazionistici (le famose bolle speculative) che fanno perdere competitività e rendono la moneta non stabile sui mercati.

In pratica ritengono che il Brasile sia solamente un’immensa bolla destinata a scoppiare

Questa cosa la riprenderemo approfonditamente nel prossimo articolo, quando illustreremo i problemi che tale strategia recherà all’Ucraina, prossima vittima sacrificale sull’altare dell’Euro. Ciclo di Frenkel direte voi? Quem sabe? Rispondo io!

Intanto, possiamo rispondere a questi teorici della legge di Say quanto segue:

1) che l’enorme bolla è costituita anche da investimenti dei colossi dell’economia mondiale. Tra i nostri campioni della borghesia cosmopolita vi sono: Fiat, Barilla, e Pirelli. Tra le piccole aziende costrette ad adeguarsi ai nuovi tempi (emigrazione definitiva e totale), vi sono Pmi altamente tecnologiche della mia regione produttrici di:

  • scarichi auto e moto;

  • macchinari tecnologici per stampa etichette adesive.

2) che per la Camera di Commercio Italo Brasiliana:

  • il 20% delle riserve mondiali di agrumi, ferro, soia, caffè e 10% di stagno e bauxite sono in Brasile;

  • 200 milioni di persone, popolazione giovane e ceto medio in espansione sono un fattore di crescita di medio-lungo periodo

  • automotive, alimentare di qualità, meccanica, chimica e cosmesi sono i settori che il Brasile ha sviluppato attraendo aziende estere,

  • protezionismo doganale (dedicheremo un pezzo anche a questo feonomeno che pare stia tornando di moda), il Brasile ha deciso di limitare le importazioni, sostenendo allo stesso tempo i prodotti locali con incentivi e agevolazioni.

Lo scorso mese di agosto, il FMI emette un bollettino ripreso da un giornale internet che riporta questo pezzo:

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Il Fondo: Continuare a contenere l’inflazione e rilanciare investimenti

L’economia brasiliana si sta gradualmente riprendendo dalla crisi cominciata a metà del 2011. Lo ha confermato il consiglio esecutivo del Fondo monetario internazionale (Fmi) nel suo rapporto annuale sul paese latino americano. L’Fmi, però, pur riconoscendo il miglioramento della situazione, ha esortato Brasilia a continuare nei suoi sforzi per tenere a freno l’inflazione. A luglio, infatti, questa aveva raggiunto il 6,27 per cento, molto vicino al limite massimo imposto dal governo (6,5 per cento). Inoltre, per il Fondo, sono necessari “sforzi omnicomprensivi per incrementare la produttività e la competitività, nonché aumentare gli investimenti”. In particolare, “sarà importante per aumentare il risparmio interno, migliorare il meccanismo di indicizzazione dei salari minimi e continuare a riformare il sistema pensionistico”. Per quanto riguarda il tasso di crescita del Brasile, espresso nel Prodotto interno lordo (Pil), il paese latino americano inizialmente aveva previsto un aumento per il 2013 pari al quattro per cento. Poi, però, lo ha rivisto al ribasso, scendendo fino al 2,5 per cento (stime che concordano con le previsioni del Fmi).

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Il secondo trimestre di quest’anno, l’economia brasiliana, nonostante le proteste che le TV trasmettevano in tutto il mondo e nonostante i “gufi” dell’economia mondiale, è dunque cresciuta: più 1,5 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

Goldman Sachs ha pronosticato una crescita del 2,7 per cento risollevando il morale della Presidenta Dilma Rousseff (temeva) un modesto + 2,3.

Tuttavia, per fine anno si temono un arretramento dei consumi delle famiglie e la conseguente necessità di “svuotare i magazzini” degli imprenditori in pratica una decrescita periodica.

Peccato però che si tratta sempre di numeri da far invidia a chi vive alle nostre latitudini, difatti i consumi interni sono comunque aumentati del 2,3 per cento sul secondo trimestre 2012. Non parlerei di crisi ma di consolidamento del benessere (cresciuto troppo in fretta nell’ultimo decennio) frutto di una prima contrazione della massa salariale e dell’erogazione del credito.

E adesso andiamo a vedere qualche slide di discreto interesse.

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Politiche fiscali, monetarie e gestione dei capitali sono le manovre e le riforme messe in campo per sostenere il PIL della nazione.

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La dedollarizzazione ha reso più stabile il mercato finanziario interno e ha contribuito a mantenere basso il rapporto debito/pil.

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I rendimenti dei titoli di stato sono immediatamente crollati.

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Cresce il pil per persona e cala il rapporto “previsionale” debito su pil.

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Questo nonostante un’inflazione pari a 6,3% nei beni tradables e quasi in doppia cifra per i non tradables.

Orrore Alemanno!!!!!

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Current account negativa ma disponibilità di riserve per coprire 14 mensilità di approvvigionamenti esteri.

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Occupati che crescono in continuazione e consumi più credito bancario in crescita.

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Crollo della povertà e sviluppo della classe media.

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Debito estero (il vero nocciolo della questione) ampiamente coperto dalle riserve internazionali.

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Sistema bancario molto più capitalizzato di quello europeo.

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Azioni antinflazionistiche richieste dal FMI ma, contemporaneamente, accordo coi Brics per smarcarsi da questo.

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E questo è l’andamento di settori in evidente stato di difficoltà.

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Ottime anche le prospettive per il petrolio e per l’agricoltura.

Certo, quando l’economia va male, sicuramente vanno presi seri provvedimenti.

Il problema è che senza moneta sovrana, l’equazione del debito pubblico condanna inesorabilmente ad un’assurda austerity. Un popolo, invece, che gode di indipendenza vera (e non di semplice autonomia amministrativa stile satrapie persiane negli “Stati Uniti Mediorientali” precedenti le civiltà greche e romane) ha un numero di frecce superiore al suo arco.

Per fortuna che certi paesi sanno a chi votarsi.

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Mi viene da terminare con un aforisma che esprime esattamente il mio pensiero circa il momento che stiamo vivendo.

Spesso gli sciocchi per evitare un difetto cadono nel difetto opposto”

(Quinto Orazio Flacco)

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

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