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“Analisi semplice, ma non semplicistica, del voto europeo: frazioni e non fazioni.” di Raffaele SALOMONE-MEGNA

Le percentuali che spesso vengono utilizzate per descrivere l’andamento dei fenomeni, a volte, possono essere fuorvianti o usate in maniera impropria.

Sembra che siano del tutto esaustive, ma in realtà non è così.

E’ infatti di assoluta evidenza che il 100/100 di zero fa zero, mentre l’1/100 di un milione è pari a 10.000 e la qual cosa, manco a dirlo, fa una grande differenza.

Nel caso in specie, quindi, l’1/100 è migliore del 100/100.

Fatta questa ovvia, ma non del tutto scontata precisazione, passiamo dalle percentuali elettorali ai numeri assoluti, che poi sono quelli importanti in una votazione capitaria, quando un voto equivale ad una testa.

Confrontiamo, pertanto, i numeri assoluti delle elezioni europee del 25 maggio 2014, delle politiche del 4 marzo 2018 e delle elezioni europee del 26 maggio 2019.

Cominciamo dai corpi elettorali.

Nelle elezioni del 2014 gli aventi diritto al voto erano 50.662.460, nel 2018 50.782.650, nel 2019 50.977.280.

Si può pertanto ritenere che gli aventi diritto al voto, nell’arco del quinquennio, sono rimasti sostanzialmente stabili.

Vediamo ora quanti sono stati coloro che si sono recati alle urne.

Alle europee del 25 maggio del 2014 votarono 28.991.258, alle politiche del 4 marzo del 2018 hanno votato 33.978.719, alle elezioni europee del 26 maggio u.s. hanno votato 27.780.855.

Sulla scorta dei dati di cui sopra, si conclude che lo scorso 26 maggio ben 6.197.864 aventi diritto al voto hanno incrementato il novero delle astensioni rispetto al 2018, mentre rispetto alle europee del 2014 abbiamo avuto 1.210.403 di votanti in meno.

L’astensionismo è aumentato sia rispetto alle elezioni politiche, come avviene normalmente in Italia, sia rispetto alle lezioni europee del 2014.

Di qui i risultati.

In termini assoluti i responsi delle europee del 2014, con riferimento ai principali partiti sono i seguenti:

Movimento 5 Stelle 5.807.362

Partito Democratico 11.203.231

Lega 1.688.197

Forza Italia 4.614.364

Fratelli d’Italia 1.006.513

Alle politiche del 2018, per gli stessi partiti gli esiti sono questi:

Movimento 5 Stelle 10.732.060

Partito Democratico 6.161.896

Lega 5.698.687

Forza Italia 4.596.956

Fratelli d’Italia 1.429.550

Per quanto riguarda le elezioni europee del 2019 abbiamo invece:

Movimento 5 Stelle 4.552.527

Partito Democratico 6.050.351

Lega 9.153.638

Forza Italia 2.344.465

Fratelli d’Italia 1.723.232

Quali sono le differenze (le indicheremo con Δ) in termini di voti tra i risultati del 2019 e quelle delle due precedenti consultazioni elettorali considerate?

Rispetto alle europee del 2014:

Movimento 5 Stelle Δ – 1.254.835

Partito Democratico Δ – 5.152.830

Lega Δ + 7.465.441

Forza Italia Δ – 2.269.899

Fratelli d’Italia Δ + 423.037

Rispetto alle politiche del 2018:

Movimento 5 Stelle Δ 6.179.533

Partito Democratico Δ 111.545

Lega Δ + 3.454.951

Forza Italia Δ – 2.252.491

Fratelli d’Italia Δ + 293.682

Quali conclusioni trarre?

Nell’ultimo quinquennio l’elettorato italiano è molto più disincantato, (ciò sarà anche dovuto alla crisi), e valuta i partiti per i risultati conseguiti e soprattutto per la loro coerenza.

Il Partito Democratico ha preso 111.545 voti in meno del 2018.

Pertanto, il sorridente Zingaretti non fa meglio del P.D. di Renzi &C. e nel contempo non può non constatare che in cinque anni il Partito Democratico perde definitivamente ben 5.152.830 elettori.

Sicuramente sarà impossibile recuperarli, anche nel lungo periodo, se l’unica politica è un antifascismo di maniera contro un fascismo che non esiste: il buonismo di fronte alle ondate migratorie, l’attenzione agli interessi delle lobbies economico-finanziarie, con la vana speranza di modificare l’U.E. dall’interno, cosa impossibile, come è evidente a tutti.

Lega e Fratelli d’Italia aumentano i propri suffragi, sia rispetto alle europee del 2014 che alle politiche del 2018, a spese soprattutto di Forza Italia, che ormai si avvia alla consunzione, avendo dimezzato i propri voti sia rispetto alle europee del 2014 che alle politiche del 2018 (sic transeat gloria mundi!).

Trovo assolutamente incomprensibile come tale partito, che ha subito sulla propria pelle, nel novembre del 2011, tutta l’arroganza e la violenza degli euroburocrati e della B.C.E., abbia ceduto ad altri, Lega ed ora anche Fratelli d’Italia, il testimone delle rivendicazioni dell’Italia nei confronti dell’Europa.

Rivendicazioni che all’epoca portava invece avanti con coraggio il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, che chiedeva alla C.E. una diversa politica economica e fiscale, che non fosse il solo rigido controllo dei conti pubblici, ma più rispettosa delle esigenze dei popoli e dell’autonomia dei Governi.

Saranno stati, e saranno ancora, i ricatti degli innumerevoli processi giudiziari, la tutela degli interessi economici delle sue aziende, l’incalzare implacabile della senescenza che non fa sconti a nessuno, ma la scelta di Berlusconi di allinearsi a Taiani, attuale presidente del Parlamento Europeo, su di una posizione pro euro e pro UE, sta conducendo e condurrà Forza Italia, in un tempo relativamente breve, ad una irrilevanza politica.

Il Movimento 5 Stelle raccoglie minori consensi, sia rispetto alle europee delle 2014 che alle recenti politiche, con riferimento alle quali ha un vero e proprio tracollo con 6.179.533 suffragi in meno. Sicuramente penalizzato dalle astensioni, paga il fio di non avere una strategia chiara, di volere essere al contempo Peppone e Don Camillo, di voler servire Dio e Mammona, ma a voler accontentare tutti si finisce col non accontentare nessuno.

E non è certo bastevole la lotta contro la casta e la corruzione per raccogliere grandi consensi e portare la gente alle urne.

I Catari, puri per antonomasia, nel 1200 non ebbero risultati di rilievo.

Inoltre, non si trascuri il fatto che portare acriticamente avanti queste istanze si arreca vantaggio proprio a coloro che vogliono relegare in un cantuccio la politica ed affidare tutto ai tecnici che provengono dalle istituzioni economiche internazionali o dalle grandi banche d’affari (mica stiamo parlando di Monti e Cottarelli?).

I tempi sono tristi, gli italiani hanno sofferto e, soprattutto, non vogliono fare ulteriori sacrifici inutili per un progetto distopico, quello dell’U.E., che avvantaggia solo gli europei più ricchi e gli stati del nord Europa.

La procella si avvicina e necessitano capitani coraggiosi che non abbiano ubbie o aporie nel momento di decidere. Le mezze misure non servono.

Ultima considerazione.

A mio parere, il vero indiscusso vincitore di questa tornata elettorale non è stato solo Salvini, ma soprattutto gli elettori italiani, che mandano un messaggio chiaro ed inequivocabile a tutti i politici nostrani, qualunque sia la casacca indossata, siano essi al Governo che all’opposizione: “Non fate cazzate altrimenti, alla prima occasione , vi faremo un mazzo così!”.

E questa è una gran bella cosa, poiché nessuno può più tradire impunemente o avere improvvise amnesie.

Intelligenti pauca sufficiunt intendendo…


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