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Alluvione del 15 ottobre 2015: anche il Sannio paga il suo tributo …di Raffaele Salamone Megna

alluvione sannio

La nostra magnifica terra , il Sannio, storicamente è stata spesso funestata da eventi naturali estremi, quali terremoti ed alluvioni . Tuttavia tra i due eventi naturali , il sisma e l’alluvione, c’è una grande differenza . Per il terremoto non esiste alcun modello matematico che possa prevederne il verificarsi e indicare le modalità ed intensità dell’evento.

Per le alluvioni, invece, la situazione è nettamente diversa .

Innazitutto le precipitazioni non sono fenomeni su scala geologica . Abbiamo inoltre la disponibilità di foto satellitari e la grandissima capacità di calcolo degli attuali elaboratori elettronici , che consentono l’impiego di modelli matematici particolarmente complessi e quindi previsioni meteorologiche molto accurate, soprattutto nel breve periodo .

Infatti le precipitazioni meteoriche o acque zenitali , sono governate da una legge semplicissima , che è quella di gravità .

Infatti , proprio per la gravità, le piogge che cadono a monte, prima o poi, arriveranno a valle e gli effetti che le stesse produrranno saranno conseguenti all’attività antropica, ovverosia a quello che l’uomo ha posto in essere o non ha posto in essere nella zona interessata dalle precipitazioni .

Fatte queste premesse ,molti in città ancora ricordano l’alluvione dell’ottobre del 1949.

Allora Benevento era una città quasi del tutto distrutta dai bombardamenti alleati .

In quel periodo di stenti e di grandi difficoltà le rimozioni delle macerie vennero fatte a mano o con carretti , per cui fu quasi una scelta obbligata smaltirle nell’alveo del fiume Calore , che attraversa il centro storico .

Orbene , un evento di pioggia intenso , il vecchio ponte vanvitelliano inadeguato , l’alveo del fiume ristretto dalle macerie , causarono un’alluvione con venti morti .

Il 15 ottobre scorso si è verificata un’altra devastante alluvione e , mutatis mutandis ,la storia è sembrata ripetersi .

I morti sono stati due . Tutte le aree industriali beneventane sono state devastate , così come interi quartieri e diverse scuole .

Dopo sessantasei anni , se non ci fosse il nuovo ponte costruito nel 1960 , ( oggi impossibile siffatta realizzazione , perchè deprecabile iniziativa di tipo keynesiano) , potremmo dire proprio che le condizioni sarebbero come quelle post belliche del ’49 .

Benevento è ancora una città disastrata . Non ci sono stati più bombardamenti , forieri della democrazia , ma il patto di stabilità , che ha prodotto effetti economicamente devastanti ed analoghi a quelli bellici .

Nel centro storico , salotto buono della città e isola pedonale , il 50% delle attività commerciali sono chiuse o stanno chiudendo ,causa la crisi ( che per qualcuno, illo tempore novello Don Ferrante , non esisteva e che per un altro oggi , novello La Palice , è ormai cosa passata e non deve preoccupare più ).

Invece gli enti locali , causa i trasferimenti statali, ridotti ormai ai minimi termini , a stento riescono a garantire l’ordinarietà , per cui dovendo tagliare , tagliano proprio i capitoli di spesa relativi alla gestione del territorio ed alla manutenzione delle strade.

Non si tratta di questa o quell’altra ammninistrazione che è stata negligente ma, semplicemente , che non ci sono i soldi a tal uopo .

Gli amministratori locali hanno l’ingrato compito di scegliere se garantire i trasporti provinciali oppure pulire i piani golenali dei fiumi Sabato e Calore . Si fa la sistemazione idraulica forestale o si garantisce il riscaldamento alle scuole ?

Il pareggio di bilancio introdotto in Costituzione , grazie al salvatore della Patria , il banchiere Mario Monti , non consente spese senza copertura neanche per la sicurezza dei territori , ma se ci sono catastrofi e morti , dopo si può anche spendere .

E’ un vero e proprio pactum sceleris .

Questa volta è toccata al Sannio , l’anno scorso a Genova e avanti così, perchè altre catastrofi evitabilissime ci saranno in una Italia dal contesto ambientale così bello ,ma così fragile ed abbisognevole di attenzioni .

Avere cura del territorio nazionale sarebbe proprio una delle attività a maggior impatto positivo sul nostro PIL , cosa incompatibile però con le regole insulse che ci siamo date, ma che in realtà i mercati e l’Europa ci hanno accollato .

La conseguenza per Benevento di queste scelte , che le raffinate menti di Bruxelles hanno imposto impunemente ai paesi dell’area euro , è adesso con l’alluvione la chiusura delle poche fabbriche che non ancora travolte dalla crisi (es. pastificio Rummo ) e cassa integrazione per i lavoratori che ancora avevano un posto.

Così , anche questa volta , saremo costretti a piangere i nostri morti con l’amarezza ulteriore che non siamo stati colpiti da un destino cinico e baro , ma da regole insulse e che quindi i lutti e le tante devastazioni potevano essere evitate .

Non ci sarà certo di ristoro la consapevolezza di avere i conti a posto, così come ci chiede questa Europa , che da sogno è ormai diventata, per noi Sanniti , un vero e proprio incubo .

Raffaele SALOMONE MEGNA

 

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