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Allarme cobalto: la catena di approvvigionamento globale rischia il collasso sistemico. Le vere conseguenze per l’auto elettrica

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Si fa un gran parlare di transizione energetica e di mobilità elettrica, ma spesso si tende a dimenticare che i grandi sogni normativi si scontrano con la dura e cruda realtà della logistica e delle materie prime. Il cobalto, elemento imprescindibile per le batterie agli ioni di litio che alimentano le nostre future (o presenti) auto elettriche, siede esattamente al centro di questo paradosso. E, a quanto pare, la sua catena di approvvigionamento globale è molto più fragile di quanto i decisori politici amino ammettere.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science and Ecotechnology, condotto da ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze, dell’Università di Pechino e dell’Università della Danimarca Meridionale, ha gettato un sasso in uno stagno fin troppo placido. Secondo l’analisi, che ha mappato i flussi globali del cobalto dal 1998 al 2019 su una rete di 230 Paesi, il sistema è esposto a rischi sistemici crescenti, in cui un piccolo shock localizzato può trasformarsi in un vero e proprio collasso a catena.

Una rete “robusta ma fragile”: l’effetto valanga

L’errore cognitivo – e analitico – più comune quando si parla di materie prime critiche è guardare al problema in modo lineare: c’è un Paese che estrae (tipicamente la Repubblica Democratica del Congo) e un Paese che compra. La realtà industriale moderna, ma anche la logica macroeconomica, ci insegnano che le catene del valore sono reti multistrato estremamente complesse.

I ricercatori hanno combinato l’analisi dei flussi di materiali con un modello di propagazione degli shock. Il risultato? Hanno scoperto che il rischio si concentra nelle fasi a monte (l’estrazione), ma esplode letteralmente nei “colli di bottiglia” della raffinazione e della produzione.

Le interruzioni non viaggiano solo in linea retta. Si muovono in orizzontale tra i Paesi e in verticale lungo le fasi di produzione. Questo crea una vera e propria “rete delle valanghe” (avalanche network), che lo studio stima essere circa quattro volte più densa della rete commerciale fisica.

Per rendere più chiara la vulnerabilità del sistema, possiamo riassumere le fasi del ciclo di vita del cobalto e i relativi rischi in questa semplice tabella:

Fase della filieraLivello di Rischio SistemicoCausa principale della fragilità
1. Estrazione (Mining)AltoElevata concentrazione geografica e instabilità geopolitica locale.
2. RaffinazioneAltissimoFunge da “ponte”. Colli di bottiglia causati da pochi grandi attori (es. Cina).
3. Manifattura (Batterie)AltoDipendenza totale dalla fase di raffinazione; alta densità di connessioni.
4. Utilizzo (Auto EV)Medio-AltoEsposizione diretta alle fluttuazioni di prezzo a monte.
5. RicicloAttualmente BassoSettore ancora immaturo, non in grado di compensare le crisi di approvvigionamento.

Il sistema globale del cobalto è descritto dagli autori come “robusto ma fragile“. È in grado di assorbire piccole interruzioni casuali con una certa disinvoltura, ma è strutturalmente vulnerabile a shock mirati nei suoi nodi critici. Paesi come Stati Uniti e Cina mostrano un’alta fragilità sistemica: se si inceppa qualcosa lì, l’intero castello di carte globale rischia di crollare. 

Le conseguenze per la mobilità elettrica e per il cittadino comune

Cosa significa, all’atto pratico, questa eccessiva fragilità per l’economia reale e, soprattutto, per il cittadino comune? Le implicazioni sono immediate e tutt’altro che rassicuranti.

  • L’illusione dell’auto elettrica economica: Se la catena di approvvigionamento subisce un collasso o un forte rallentamento, il prezzo del cobalto schizza alle stelle. Di conseguenza, il costo delle batterie lievita, rendendo l’obiettivo di un’auto elettrica per il mercato di massa (la famosa EV sotto i 20.000 euro) una pura chimera.

  • Tempi di attesa biblici: Un blocco nella raffinazione significa che le Gigafactory europee o americane non ricevono i materiali. I piazzali si svuotano e il consumatore finale potrebbe trovarsi ad aspettare mesi, o anni, per la consegna di un veicolo preordinato.

  • Il paradosso della mobilità coatta: I governi impongono scadenze stringenti per lo stop ai motori termici, ma non controllano la filiera per le alternative. Il cittadino comune rischia di trovarsi tra l’incudine di normative che vietano l’auto a benzina e il martello di auto elettriche inaccessibili o introvabili a causa dei crolli della supply chain.

Oltre il protezionismo: serve una politica industriale vera

L’ironia di questa situazione, se vogliamo trovarne una, è che le attuali risposte politiche rischiano di aggravare il problema. Lo studio avverte che soluzioni individualiste, come il semplice “reshoring” (riportare la produzione in patria) o l’accumulo strategico di scorte nazionali (stockpiling), se fatte in isolamento non fanno altro che spostare le vulnerabilità in altre parti del sistema globale. Si tratta di combinare diverse fasi del processo di produzione e trasformazione, se si vuole evitare di trovarsi senza forniture.

In un’ottica puramente keynesiana, un sano intervento dello Stato nell’economia non può limitarsi a sussidiare l’acquisto finale (i famosi “ecobonus” che drogano il mercato), ma deve costruire e proteggere l’infrastruttura industriale a monte. Servono investimenti strutturali per diversificare la produzione, ampliare le capacità di raffinazione e, soprattutto, coordinare strategie a livello sovranazionale.

Senza una visione sistemica che comprenda l’intera rete, le transizioni imposte dall’alto rischiano di generare un’instabilità senza precedenti. Perché, alla fine dei conti, l’economia reale è fatta di materia, logistica e colli di bottiglia, non solo di buone intenzioni ambientali.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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