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Al Regno Unito l’Unione Europea riconosca subito lo status di Paese Associato

 

 

 

Si avvicina la data del 31 ottobre nella quale il Regno Unito uscirà  dall’Unione Europea, con o senza accordo tra le parti. La non  facile decisione di lasciare la UE  è stata presa in modo democratico, attraverso un legittimo referendum ed il prossimo governo inglese di Boris Johnson non può esimersi dall’eseguirla.

Eppure i legami tra Regno Unito ed Unione Europea sono strettissimi e non solo in campo culturale e storico, ma soprattutto economico.

La Gran Bretagna è un grande paese con oltre 60 milioni di abitanti, ha un sitema industriale avanzato e  relazioni economiche e politiche di valore mondiale. Ancora oggi guida il Commonwealth, l’unione dei paesi che fecero parte del suo enorme impero coloniale, esteso su tutto il globo terracqueo e che ancora enumera fra i suoi membri giganti come il Canada e l’Australia. Oltre a questo è un membro importante della NATO che  gode da sempre della famosa “Relazione Speciale” con gli USA, destinata a rafforzarsi con il cambio della guardia a Downing Street, data la personale conoscenza fra il presidente Trump ed il nuovo primo ministro Johnson. Inoltre il Regno Unito ha un peso notevolissimo nell’economia europea: un recente report pubblicato dal Parlamento Inglese indica come il surplus commerciale dell’Unione verso Londra sia pari a 69 miliardi di euro, concentrato soprattutto verso la Germania, con 24 miliardi e la Spagna, con 15 miliardi di surplus, ma anche l’Italia con 5 miliardi di surplus. Il FMI ha calcolato che la riduzione del PIL dell’Unione Europea in caso di uscita del Regno Unito senza accordo, il famoso Hard Brexit, sarebbe pari al punto percentuale e mezzo.

Appare chiaro che un’uscita incontrollata non sia quindi nell’interesse nè di Londra nè di Bruxelles o degli altri paesi dell’Unione per i danni nelle relazioni economiche e politiche che ne potrebbero derivare. Nonostante ciò questa strada, la cosiddetta “Hard Brexit”, sembra quella intrapresa da entrambe le parti. Il Regno Unito non vuole rinunciare ai propri diritti sovrani, quali il controllo delle frontiere e degli scambi commerciali. L’Unione Europea vuole un’uscita quanto più dolorosa per dare un esempio ad eventuali paesi che ne volessero seguire l’esempio. Una situazione di reciproco irrigidimento che può condurre solo ad un disastro reciproco, e sinora il rifiuto dei negoziatori europei della riapertura delle trattative su un accordo già respinto dal parlamento di Londra non permette di essere ottimisti. Eppure una trattativa aperta, condotta senza preconcetti, potrebbe portare ad una soluzione soddisfacente per tutti. Ad esempio si potrebbe giungere ad un accordo per il riconoscimento dello status di “Paese associato”, in cui il Regno Unito possa ancora scambiare con l’Unione Europea senza dazi reciproci e possa scegliere quali intese con paesi terzi concluse dalla UE applicare o meno. Non un’unione doganale assoluta, che limiterebbe eccessivamente la libertà contrattuale di Londra, ma selettiva, sulla base degli interessi delle singole parti. All’interno di questo accordo si potrebbero raggiungere un patto, basata sull’applicazione di soluzioni tecnologiche, anche per il problema del confine fra Irlanda ed Ulster, tema di vivo interesse perchè vede il transito di merci  che rimarrebbero intracomunitarie, pur transitando in un territorio extracomunitario. Sarebbe possibile anche predefinire la prosecuzione di programmi comuni nel campo della ricerca scientifica, della sicurezza, della difesa e dell’assistenza.

Non vi è la necessità di un’uscita del Regno Unito dall’Unione senza accordo, ma il raggiungimento di un  trattato richiede elasticità e comprensione reciproche. Bisogna sempre ricordare che si tratta fra parti di uguale dignità ed importanza e che la finalità non è l’umiliazione di chicchessia, ma il raggiungimento della massima soddisfazione ed utilità per tutte le parti. Un divorzio è sempre un passaggio doloroso, ma non deve portare sempre a rancori perenni, anzi può essere la base per una relazione rinnovata su basi diverse nell’interesse di tutti.


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