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Affollamento spaziale: la Cina accusa Musk di creare rischi, poi “prenota” lo spazio per 200.000 nuovi satelliti LEO
Cina vs Musk: dopo le accuse, Pechino prenota spazio per 200.000 satelliti Pechino critica Starlink per l’affollamento orbitale, ma deposita all’ITU piani per due mega-costellazioni da 96.000 satelliti l’una. La strategia cinese per il dominio dello spazio.

La coerenza, in geopolitica e nella corsa allo spazio, è una virtù spesso sopravvalutata. Solo il pochi giorni fa Pechino alzava la voce contro la costellazione Starlink di Elon Musk, accusando i satelliti americani di rappresentare un pericolo per la sicurezza e di saturare le orbite basse terrestri (LEO). Una preoccupazione legittima, si direbbe, se non fosse che, quasi contemporaneamente, entità cinesi hanno depositato presso l‘Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) la richiesta per lanciare oltre 200.000 nuovi satelliti.
Siamo di fronte alla classica manovra di “occupazione preventiva” delle risorse strategiche, condita da quel pragmatismo statale che non bada troppo alle contraddizioni narrative.
La corsa all’orbita bassa
Mentre la Federal Communications Commission (FCC) statunitense concedeva a SpaceX il via libera per il lancio di ulteriori 7.500 satelliti Starlink di seconda generazione (portando il totale operativo e pianificato a cifre importanti, ma gestibili), la Cina ha deciso di giocare al rialzo.
I documenti depositati a fine dicembre presso l’ITU svelano piani faraonici. Il protagonista di questa mossa è il neonato “Institute of Radio Spectrum Utilisation and Technological Innovation”, registrato nella provincia dello Hebei il 30 dicembre, esattamente il giorno successivo alla presentazione delle domande all’ITU. Una tempistica che suggerisce una pianificazione centralizzata e d’urgenza.
Ecco i numeri principali emersi dai filing, che mostrano un’accelerazione impressionante rispetto ai precedenti progetti come Guowang o Qianfan:
| Progetto / Ente | Numero di Satelliti | Note |
| CTC-1 (Institute of Radio Spectrum etc.) | 96.714 | Megacostellazione di nuova generazione |
| CTC-2 (Institute of Radio Spectrum etc.) | 96.714 | Megacostellazione gemella |
| China Mobile (L1) | 2.520 | Primo filing del colosso statale tlc |
| Shanghai Spacecom (G60/Qianfan) | 1.296 | Integrazione alla costellazione esistente |
| Guodian Gaoke (Tianqi-3G) | 1.132 | Internet of Things (IoT) |
Sicurezza o egemonia?
L’ironia della situazione non sfugge all’osservatore attento. Pechino ha recentemente sottolineato come Starlink abbia già presentato “sfide alla sicurezza”, costringendo la stazione spaziale cinese a manovre evasive e aumentando il rischio di collisioni (la cosiddetta sindrome di Kessler). SpaceX, dal canto suo, ha promesso di abbassare l’orbita di circa 4.400 satelliti per ridurre tali rischi e facilitare il rientro in atmosfera a fine vita.
Tuttavia, l’aggiunta potenziale di quasi 200.000 oggetti in orbita da parte della Cina fa impallidire i numeri di Musk. La mossa sembra rispondere a una logica di Land Grab orbitale: le frequenze radio e gli slot orbitali sono risorse finite. Chi prima arriva, meglio alloggia.
Le regole dell’ITU e la strategia del “Paper Satellite”
È importante notare che depositare una domanda non significa lanciare domani. Le regole dell’ITU, aggiornate nel 2019, impongono scadenze precise per evitare che le nazioni blocchino frequenze senza utilizzarle (i cosiddetti “satelliti di carta”):
- Il sistema deve essere operativo (o parzialmente lanciato) entro sette anni dal filing.
- Successivamente, bisogna dispiegare il 10% della costellazione entro due anni dalla scadenza iniziale, il 50% entro cinque anni e il 100% entro sette anni dalla messa in opera.
Se queste pietre miliari non vengono rispettate, i diritti decadono o vengono ridimensionati. La Cina, dunque, sta prenotando tutto lo spazio possibile per garantirsi un margine di manovra futuro, ben sapendo che la realizzazione tecnica di 200.000 unità richiederà uno sforzo industriale titanico, anche per la “fabbrica del mondo”.
In conclusione, la critica a Musk appare più come una tattica per rallentare l’avversario mentre si scaldano i motori della propria industria aerospaziale di stato. La competizione per l’internet spaziale è appena iniziata, e l’orbita bassa sta per diventare molto, molto affollata. In tutto queto l’Europa è solo una spettatrice, soprattutto perché la burocrazia e l’economia lenta impediscono quasiasi seria crescita.
Domande e risposte
Perché la Cina deposita richieste per così tanti satelliti se poi critica l’affollamento?
Si tratta di una strategia di posizionamento geopolitico e industriale. Le orbite e le frequenze sono limitate: prenotarle ora significa sottrarle ai concorrenti (principalmente gli USA) e garantirsi diritti futuri. La critica alla sicurezza serve a delegittimare il predominio attuale di SpaceX, ponendo la Cina come attore che necessita del “proprio” spazio vitale, anche se ciò contribuisce ironicamente allo stesso problema di affollamento che denuncia. È Realpolitik applicata allo spazio.
È tecnicamente possibile lanciare 200.000 satelliti nei tempi previsti?
È estremamente difficile. Anche con la capacità produttiva cinese, lanciare e gestire una costellazione di queste dimensioni richiede vettori riutilizzabili (che la Cina sta sviluppando ma non ha ancora a pieno regime come il Falcon 9 o Starship) e una gestione del traffico spaziale immensa. È probabile che questi numeri servano a massimizzare le opzioni: si richiede il massimo per poi realizzare ciò che è effettivamente possibile, mantenendo i diritti sulle frequenze migliori.
Cosa succede se i satelliti si scontrano?
Il rischio è la “Sindrome di Kessler”: una reazione a catena in cui i detriti di una collisione ne generano altre, rendendo l’orbita bassa inutilizzabile per generazioni. Con l’aumento esponenziale degli oggetti (Starlink, Guowang, Project Kuiper), la gestione automatizzata delle orbite e la capacità di de-orbitare i satelliti guasti diventano cruciali. Sia SpaceX che le entità cinesi dovranno dimostrare standard di sicurezza elevatissimi, altrimenti lo spazio diventerà una discarica impraticabile.








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